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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 23405/2024 del 11/06/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione del rigetto dell'istanza di dissequestro del denaro giacente sul conto corrente intestato a "RE.AP. Restauri e Appalti s.r.l." sottoposto a vincolo a fini di confisca disposto nei confronti di Maurizio Marsili (reato ex art. 5 d.lgs. n. 74/2000). La società deduceva l'assenza di collegamenti tra il patrimonio sociale e l'indagato, contestando che il Tribunale avesse ritenuto la disponibilità del conto da parte di Marsili senza adeguata motivazione e senza specifici elementi probatori; si denunciava violazione degli artt. 12-bis d.lgs. n. 74/2000 e 321, comma 2, c.p.p., nonché l'omessa risposta del giudice alle richieste tempestivamente formulate sulla non riferibilità del conto all'indagato.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato. Ha rilevato che il Tribunale non ha risposto in modo motivato e completo alla specifica censura della società circa l'assenza di collegamenti nel provvedimento genetico e non ha verificato se in atti sussistessero elementi da cui desumere l'effettiva disponibilità del conto da parte dell'indagato. Sulla base dei principi giurisprudenziali richiamati (onere probatorio del pubblico ministero quando i beni sono formalmente intestati a terzi; necessità di specifici elementi per ritenere che l'indagato abbia esercitato autonomamente le facoltà sul conto), la Cassazione ha annullato l'ordinanza impugnata e ha disposto il rinvio per nuovo giudizio, con indicazione degli specifici profili che il giudice del rinvio dovrà esaminare.

Norme richiamate

  • art. 5 d.lgs. n. 74/2000

    Individua il reato tributario addebitato a Maurizio Marsili, che ha costituito il fatto-reato da cui è derivata la misura reale (sequestro a fini di confisca).

  • art. 12-bis d.lgs. n. 74/2000

    Norma che disciplina la confisca per equivalente; la giurisprudenza richiede, per l'esecuzione del sequestro su beni formalmente intestati a terzi, specifici elementi che autorizzino a ritenere la disponibilità effettiva dell'indagato.

  • art. 321, comma 2, c.p.p.

    Richiamato nella doglianza relativa alla motivazione e alla legittimità del provvedimento cautelare; riguarda la motivazione dei provvedimenti che incidono sulla libertà o sul patrimonio e l'obbligo di rispondere alle richieste delle parti.

  • art. 322-bis c.p.p.

    Prevede il rimedio dell'appello contro le ordinanze in materia di sequestro preventivo; il Tribunale che decide in sede di appello cautelare deve esaminare le censure e motivare specificamente le proprie determinazioni.

  • artt. 121 e 125, comma 3, c.p.p.

    Rimarcano il principio processuale dell'obbligo del giudice di rispondere motivatamente alle richieste ritualmente formulate dalle parti e l'esigenza di adeguata motivazione dei provvedimenti.

  • art. 111 Cost.

    Principio costituzionale del giusto processo: contribuisce all'obbligo di motivazione dei provvedimenti giudiziari e al diritto delle parti ad una decisione motivata.

Massime di principio

  • Quando il sequestro preventivo per equivalente riguarda beni formalmente intestati a terzi, grava sul Pubblico Ministero l'onere di fornire elementi specifici dalla cui valutazione emerga, con ragionevole probabilità, la disponibilità effettiva dell'indagato sui beni.
  • Il giudice che decide su istanze di dissequestro o su appello ex art. 322-bis c.p.p. ha l'obbligo di rispondere espressamente e motivatamente alle deduzioni avanzate dal terzo intestatario; la mera affermazione della discrezionalità del giudice nell'individuare i beni non è sufficiente.
  • L'assenza di indicazioni nel provvedimento genetico circa collegamenti tra l'indagato e il terzo titolare del bene impone al giudice di verificare se esistano in atti elementi idonei a dimostrare la riferibilità del bene all'indagato; in mancanza, il vincolo non può reggere.
  • L'appello cautelare contro il rigetto dell'istanza di revoca è il mezzo appropriato per far valere la carenza di motivazione o di prova sulla disponibilità effettiva dei beni e non può essere respinto per mera indeterminatezza delle deduzioni quando queste siano state presentate con sufficiente specificità.
  • In situazioni analoghe, i terzi titolari di rapporti patrimoniali soggetti a sequestro dovrebbero sottoporre al giudice indicazioni e documenti che evidenzino l'assenza di deleghe o poteri di disponibilità da parte dell'indagato; se ciò non è possibile, tocca al PM dimostrare la riferibilità effettiva dei beni.

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