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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 10381/2025 del 14/03/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Nesci, nominato custode giudiziario in una procedura esecutiva sui beni dei genitori di Daniele Perri, era stato condannato per tentata induzione indebita (artt. 56 e 319-quater c.p.) per avere più volte sollecitato Perri a consegnargli complessivamente 700 euro (200 per sè e 500 "per un amico") al fine di agevolare l'acquisto all'asta dell'immobile pignorato. In appello Nesci ha censurato la qualificazione giuridica del fatto (richiamando la decisione delle Sezioni Unite c.d. Maldera sul carattere plurisoggettivo della fattispecie), ha contestato la sussistenza del requisito soggettivo e della qualità pubblicistica dell'incarico, ha lamentato la mancata acquisizione del fascicolo della procedura esecutiva e la mancata concessione delle attenuanti e ha criticato il calcolo della pena.

La decisione

La Corte di cassazione ha ritenuto non manifestamente infondati alcuni profili di diritto sollevati dal ricorrente, ma ha condiviso la linea giurisprudenziale che ammette la configurabilità del tentativo di induzione indebita anche quando il privato resiste e denuncia prima di dare o promettere l'utilità. Tuttavia la Corte ha annullato la sentenza impugnata per intervenuta prescrizione del reato (reato commesso fino al 20/11/2015, prescritto alla data del 20/07/2023). Sono state respinte le censure relative alla mancata acquisizione del fascicolo esecutivo e ad altre carenze motivazionali ritenute generiche o infondate; la ricostruzione probatoria fondata sulle intercettazioni è stata ritenuta congrua.

Norme richiamate

  • art. 56 cod. pen. (tentativo)

    Si applica per qualificare la condotta come tentativo di induzione indebita; la pena va diminuita di un terzo per il tentativo.

  • art. 319-quater cod. pen. (induzione indebita)

    Fattispecie sostanziale contestata: la Corte ammette che può integrarsi anche nella forma tentata quando il privato resiste e denuncia prima della dazione o promessa.

  • art. 322 cod. pen. (corruzione/istigazione alla corruzione)

    Citato in confronto per distinguere la sollecitazione/istigazione dalla "induzione" che richiede insistenza e abuso di potere dell'agente.

  • Sez. U., n. 12228 del 24/10/2013 (sent. Maldera)

    Precedente fondamentale che ricostruisce la fattispecie come plurisoggettiva; pur richiamato dal ricorrente, la giurisprudenza successiva consente di considerare il tentativo anche in assenza della condivisione dell'extraneus.

  • art. 603 cod. proc. pen. (acquisizione di atti/prove)

    Richiesta dall'appellante l'acquisizione del fascicolo esecutivo; la Cassazione ritiene la doglianza generica e non idonea a dimostrare lacune decisive nella motivazione.

  • art. 133 cod. pen. (determinazione della pena)

    Contestato dal ricorrente per carenza di indicazione dei criteri di quantificazione; la Corte non ha ritenuto la censura dirimente rispetto alla prescrizione.

  • art. 129, comma 2, cod. proc. pen. (prova di innocenza "ictu oculi")

    La Corte ha escluso che emergano elementi di palese innocenza tali da escludere il fatto o la responsabilità dell'imputato con semplice constatazione.

  • art. 611, comma 1-bis cod. proc. pen. (procedura scritta in Cassazione)

    Il ricorso è stato trattato con procedura scritta secondo la norma modificata dal d.l. n. 29/2024.

Massime di principio

  • Il tentativo di induzione indebita può essere integrato anche quando il privato resiste e denuncia prima di dare o promettere l'utilità: la mancata consumazione non esclude automaticamente la punibilità del tentativo.
  • La qualificazione dell'operato del pubblico ufficiale (es. custode giudiziario) tiene conto dei poteri autoritativi e discrezionali effettivamente esercitati: incarichi con poteri gestori/autonomi possono integrare l'elemento dell'abuso.
  • Le intercettazioni e le registrazioni effettuate dall'indotto denunciante possono costituire prova sufficiente della reiterazione e della natura pressante della richiesta, purché adeguatamente motivate dal giudice.
  • La mancata acquisizione di atti o fascicoli in appello è rimproverabile in Cassazione solo se è dimostrabile che la loro assenza abbia lasciato lacune decisiva e manifeste nella motivazione della corte d'appello.
  • La prescrizione può determinare l'annullamento della condanna anche se sul piano probatorio il fatto è stato ritenuto provato: la decorrenza e i calcoli dei termini di prescrizione sono determinanti.
  • Le doglianze di qualificazione giuridica fondate su precedenti delle Sezioni Unite (es. Maldera) possono non essere ritenute risolutive se la giurisprudenza successiva ha orientamenti divergenti; in Cassazione va valutata la conformità dell'orientamento applicato.

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