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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 45465/2022 del 30/11/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnano la sentenza del Tribunale che li ha ritenuti responsabili per la negligente custodia di armi (art. 20-bis L. 18 aprile 1975, n. 110) — deducendo che le armi erano in abitazione privata e quindi non richiedevano cautele ulteriori rispetto alla normale prudenza — e, limitatamente a Luca Setti, per aver esploso colpi in cortile (art. 703 c.p.), deducendo che si era trattato di stato di necessità/scriminante per difesa della famiglia. In memoria il difensore ha citato precedenti di legittimità favorevoli, mentre il Procuratore Generale ha chiesto il rigetto.

La decisione

I ricorsi sono stati rigettati. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per la violazione dell'art. 20-bis L. 110/1975 in quanto le armi erano state trovate a vista appoggiate su mobili, comportamento ritenuto non conforme al criterio della "normale prudenza"; ha altresì confermato la condanna di Luca Setti per la contravvenzione dell'art. 703 c.p., escludendo la scriminante perché l'imputato avrebbe potuto proteggersi con mezzi meno pericolosi (es. chiamare le forze di polizia) e perché non poteva essere riconosciuta la difesa quando l'agente ha lanciato o accettato una sfida. Sono confermate le pene di ammenda (Luca: 750 euro; Vittorio: 450 euro) e i ricorrenti sono condannati al pagamento delle spese processuali ai sensi dell'art. 616, comma 1, c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 20-bis L. 18 aprile 1975, n. 110

    L'obbligo di custodia delle armi richiede l'adozione delle cautele che, nelle specifiche situazioni di fatto, possono esigersi da una persona di normale prudenza (criterio del "id quod plerumque accidit"). Lasciare armi a vista in abitazione può integrare il reato per mancata custodia.

  • art. 703 cod. pen.

    L'esplodere colpi può essere giustificato da scriminanti (es. stato di necessità o legittima difesa), ma tali scriminanti sono precluse se erano disponibili mezzi meno pericolosi o se l'agente ha avuto un comportamento provocatorio/inevitabilmente pericoloso; la Corte ha ritenuto assente la scriminante nel caso concreto.

  • art. 616, comma 1, cod. proc. pen.

    In caso di rigetto del ricorso in Cassazione, i ricorrenti sono condannati al pagamento delle spese del procedimento.

  • Sez. 1, Sentenza n. 16609 del 11/02/2013 (Quaranta)

    Precedente confermante che lasciare armi funzionanti in bella evidenza in abitazione, in assenza di ulteriori accorgimenti, integra responsabilità per mancata custodia; sostiene il parametro della "normale prudenza".

  • Sez. 1, Sentenza n. 32592 del 01/03/2018 (Di Sisto)

    Precedente distinto in cui armi riposte in un sacco e occultate in un ripostiglio senza chiave non hanno integrato il reato: mostra che cautele concrete (chiudere, nascondere, separare munizionamento) possono escludere la responsabilità.

Massime di principio

  • L'obbligo di custodia delle armi è valutato caso per caso secondo il criterio della "normale prudenza": armi lasciate a vista aumentano il rischio di responsabilità penale.
  • Misure pratiche come chiudere le armi in contenitori, conservarle smontate o in casse/armadi chiusi a chiave, separare le munizioni e nascondere gli strumenti riducono significativamente il rischio di integrazione del reato di mancata custodia.
  • La scriminante (stato di necessità/legittima difesa) richiede che l'atto sia necessario e non siano disponibili mezzi meno pericolosi; se il soggetto poteva ricorrere ad alternative (es. chiamare le forze dell'ordine) o ha provocato la situazione, la scriminante può essere esclusa.
  • Comportamenti che aumentano la pericolosità (es. esplodere colpi in presenza di soluzioni alternative) sono valutati negativamente e possono trasformare una reazione in illecito; la proporzionalità e l'assenza di provocazione sono essenziali.
  • In caso di impugnazione, la difesa deve documentare le cautele adottate o le specifiche condizioni che giustificano lo stato di necessità per ottenere una valutazione favorevole.

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