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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 17698/2024 del 06/05/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

D'Amato ha chiesto la revoca definitiva del sequestro preventivo sul "manufatto/rudere" facente parte di un complesso immobiliare ad Anacapri. L'istanza era fondata primariamente sulla prescrizione dei reati edilizi e, in via subordinata, sul venir meno delle esigenze cautelari a seguito della manifestata volontà di demolire il manufatto, supportata da cronoprogramma e dall'esistenza di un permesso in sanatoria n. 9/2021 riferito ad altro immobile per il quale la demolizione sarebbe stata prevista in compensazione. Il Tribunale per il riesame, chiamato a riesaminare la questione dopo annullamento parziale da parte della Cassazione, ha ritenuto persistenti le esigenze cautelari: ha ritenuto la volontà di demolire incerta e insufficiente a escludere il pericolo di protrarsi o aggravarsi del danno urbanistico, ha ritenuto non provata l'identità tra il manufatto sottoposto a sequestro e le "volumetrie" indicate nel permesso n. 9/2021 e ha motivato il rischio che la rimozione del vincolo agevolerebbe un uso non compatibile del terreno. Avverso quell'ordinanza D'Amato ha proposto ricorso per cassazione deducendo vizi di violazione di legge e carenza o apparente motivazione.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto che il giudice di rinvio avesse correttamente qualificato la richiesta come revoca definitiva e avesse motivato adeguatamente la persistenza delle esigenze cautelari. La Corte ha puntualizzato che non era necessario che il Tribunale si pronunciasse sulla legittimità del permesso in sanatoria n. 9/2021, dato che esso riguarda un diverso manufatto, e ha osservato che la difesa non ha dimostrato l'identità tra l'immobile sequestrato e le "volumetrie legittime" indicate nel permesso. Inoltre la Corte ha ritenuto che la motivazione del Tribunale, pur con alcuni passaggi "eccentrici", non fosse così carente da integrare una violazione di legge ai sensi dell'art. 325 c.p.p.; avendo il giudice fornito ragioni alternative e congrue (incertezza dell'adempimento demolitorio, rischio di aggravamento del danno, mancanza di garanzie concrete), il vizio prospettato non impediva la decisione. Conseguenza: confermato il diniego di dissequestro.

Norme richiamate

  • D.P.R. 6 giugno 2001 n. 380 (Testo Unico Edilizia), artt. 44 comma 1 lett. c) e 95

    Richiamate come italiche fattispecie penali edilizie oggetto delle ipotesi di reato; utilizzate per identificare la rilevanza urbanistico-edilizia del manufatto sequestrato.

  • D.Lgs. 30 aprile 2004 n. 42, art. 181 e art. 181 comma 1-quinquies

    Rilevante per la causa di estinzione/ non punibilità collegata alla rimessione in pristino; la Corte ha valutato l'offerta di demolizione e la causa di estinzione quale fatto futuro e incerto non idoneo di per sé ad escludere esigenze cautelari.

  • Codice Penale, art. 734

    Richiamato fra i reati ipotizzati in relazione al complesso immobiliare; fa parte dell'impianto contestatorio originario.

  • Codice di Procedura Penale, art. 310

    Norma invocata nel quadro dei rimedi cautelari (appello cautelare); la Corte ha richiamato la distinzione tra dissequestro temporaneo e revoca definitiva e la necessità di corretta qualificazione dell'istanza.

  • Codice di Procedura Penale, art. 627 comma 3

    Richiamato dalla difesa per lamentare inosservanza del principio fissato dalla sentenza di annullamento; la Corte ha ritenuto la dedotta violazione manifestamente infondata poiché il giudice di rinvio ha valutato le esigenze cautelari come richiesto.

  • Codice di Procedura Penale, art. 325

    Richiamato per il principio che il ricorso per cassazione contro ordinanze di sequestro è ammesso solo per violazione di legge; la Corte ha spiegato che i vizi di motivazione sono rilevanti in cassazione solo se la motivazione è del tutto mancante o priva dei minimi requisiti.

  • D.P.R. 6 giugno 2001 n. 380, art. 31 comma 9

    Riferito dalla difesa come obbligo demolitorio in caso di riconoscimento dell'abuso; la Corte ha osservato che l'esistenza dell'obbligo amministrativo non elimina automaticamente le esigenze cautelari penali e che il richiedente poteva chiedere dissequestro temporaneo.

Massime di principio

  • La mera dichiarazione di volontà di demolire un manufatto abusivo non è automaticamente sufficiente a far cessare esigenze cautelari: il giudice valuta la concretezza, le garanzie e l'effettiva identità tra ciò che si intende demolire e l'oggetto del sequestro.
  • Se il permesso in sanatoria riguarda un diverso manufatto, la legittimità di quel permesso non è determinante per la revoca del sequestro su altro bene; il ricorrente deve dimostrare l'identità tra le "volumetrie" compensate e l'immobile sequestrato.
  • Per ottenere lo svincolo del bene al solo fine della demolizione, la strada processuale più efficace è il dissequestro temporaneo finalizzato a demolizione, corredato da garanzie esecutive solide (cronoprogramma, impresa, direttore lavori, luogo conferimento inerti, controllo polizia giudiziaria).
  • In Cassazione i vizi di motivazione sono sindacabili solo se la motivazione è del tutto mancante o priva dei requisiti minimi di coerenza, completezza e ragionevolezza: difetti parziali o argomentazioni "eccentriche" non sono di per sé motivo di annullamento quando esistono altre ragioni adeguate a sostenere la decisione.
  • Onere probatorio del ricorrente: per invocare fatti nuovi (es. permessi o sanatorie) idonei a far venire meno la misura cautelare è necessario documentare chiaramente la corrispondenza tra provvedimenti amministrativi e l'immobile sottoposto a sequestro.

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