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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 19501/2025 del 26/05/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

I ricorrenti impugnavano l'ordinanza della Corte d'appello di Roma che aveva rigettato la domanda di riparazione per ingiusta detenzione (88 giorni di arresti domiciliari dal 12/03/2018 all'08/06/2018) relativa a contestata truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche (art. 640-bis c.p.). Essi denunziavano violazione di legge e carenza di motivazione, sostenendo che la Corte d'appello aveva ritenuto sussistente la 'colpa grave' senza confrontarsi con le ragioni dell'assoluzione irrevocabile per insussistenza del fatto e si era limitata a riprodurre brani di provvedimenti cautelari senza indicare fatti concreti e circostanze che dimostrassero una condotta eclatante o macroscopicamente negligente o imprudente dei ricorrenti.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso: ha annullato l'ordinanza impugnata e rinviato alla Corte d'appello di Roma per nuovo giudizio. La Cassazione ha ritenuto che la Corte territoriale non abbia svolto il necessario confronto con le ragioni dell'assoluzione irrevocabile e non abbia valutato, in modo autonomo e motivato, se vi fossero comportamenti dei ricorrenti caratterizzati da eclatante o macroscopica negligenza, imprudenza o violazione di norme che possano aver indotto l'autorità a disporre la limitazione della libertà personale. Inoltre, la Cassazione ha respinto la richiesta di udienza partecipata formulata dai difensori, chiarendo i limiti applicativi dell'art. 611 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 640-bis cod. pen.

    Norma che definisce il reato contestato (truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche); rilevante come fatto contestato nella vicenda penale da cui deriva la richiesta di riparazione.

  • art. 611 cod. proc. pen.

    «1. La corte provvede sui ricorsi in camera di consiglio. ... 1-bis. Nei procedimenti per la decisione sui ricorsi ... il procuratore generale e i difensori possono chiedere la trattazione in pubblica udienza. ... 1-ter. Le richieste di cui al comma 1-bis sono irrevocabili ... »

    La Corte ha interpretato l'art. 611, comma 1-bis, nel senso che la possibilità per procuratore generale e difensori di chiedere la trattazione con la loro partecipazione è limitata ai ricorsi per i quali la legge prevede espressamente la trattazione con le forme dell'art. 127; non si riconosce automaticamente diritto all'udienza partecipata sulla base del fatto che nei gradi precedenti vi sia stata udienza camerale partecipata.

  • art. 127 cod. proc. pen.

    Richiamato come riferimento per le forme della trattazione in camera di consiglio partecipata; la norma regola le forme dell'udienza camerale partecipata che, se previste dalla legge per quel tipo di ricorso, possono essere richieste.

  • art. 315, comma 3 e artt. 643 e ss. cod. proc. pen.

    Citati dal difensore per sostenere il richiamo alle norme sull'errore giudiziario; la Corte ha ritenuto che tale richiamo non implichi automaticamente il diritto a un'udienza camerale partecipata in Cassazione ai sensi dell'art. 127.

  • art. 646, comma 1 cod. proc. pen.

    «Sulla domanda di riparazione la corte decide in camera di consiglio osservando le forme pervista dall'art. 127 c.p.p."

    La norma stabilisce che la decisione sulla domanda di riparazione si svolge in camera di consiglio secondo le forme dell'art. 127; la Corte ha precisato che ciò non conferisce automaticamente ai difensori il diritto a imporre la trattazione partecipata in Cassazione quando la legge non lo prevede per quel ricorso.

  • art. 530, comma 2 cod. proc. pen.

    Richiamato per affermare che il proscioglimento o l'assoluzione pronunciata ai sensi del comma 2 (insufficienza della prova) non preclude di per sé la valutazione favorevole alla riparazione; il giudice della riparazione deve compiere una valutazione autonoma.

Massime di principio

  • La corte che decide sulla domanda di riparazione per ingiusta detenzione deve confrontarsi esplicitamente e in modo motivato con le ragioni dell'assoluzione irrevocabile: l'assoluzione costituisce punto di partenza essenziale per la valutazione della responsabilità del richiedente ai fini dell'indennizzo.
  • Non basta richiamare provvedimenti della fase cautelare o elementi indiziari: la decisione deve indicare fatti concreti, accertati e non meramente congetturali, che dimostrino una condotta del richiedente caratterizzata da eclatante o macroscopica negligenza, imprudenza o violazione di norme, idonea ad avere indotto in errore l'autorità giudiziaria.
  • L'accertamento della 'colpa grave' ai fini della negazione della riparazione richiede motivazione adeguata, congrua e priva di vizi logici; il giudice della riparazione opera in piena autonomia rispetto al giudizio penale e applica parametri diversi, dunque può giungere a conclusioni differenti purché argomentate.
  • La mera riproduzione di passaggi di ordinanze cautelari o una valutazione sbrigativa non sono sufficienti a escludere il diritto alla riparazione; è necessario un esame complessivo e comparato delle ragioni cautelari e dell'assoluzione.
  • Le richieste di trattazione in udienza partecipata in Cassazione sono soggette ai limiti previsti dall'art. 611 c.p.p.: non sempre il difensore può imporre l'udienza partecipata; occorre verificare i presupposti di legge e i termini procedurali per la relativa istanza.

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