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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 33784/2025 del 14/10/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnavano la sentenza d'appello per: (i) presunta improcedibilità/ne bis in idem rispetto a precedente procedimento 'Toro' (soprattutto per i capi A, associazione mafiosa); (ii) insufficienza e vizio di motivazione circa la sussistenza della partecipazione con ruolo apicale (in particolare per Giuseppe Crea), con contestazione dell'uso probatorio di elementi quali la latitanza, il ritrovamento di armi e i 'pizzini'; (iii) contestazione della qualificazione dell'associazione come armata e dell'applicabilità dell'aggravante; (iv) doglianze sul trattamento sanzionatorio (scostamento dal minimo edittale) e presunta violazione del divieto di reformatio in pejus in sede di giudizio di rinvio.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato tutti i ricorsi ritenendoli infondati o inammissibili. In particolare: per Giuseppe Crea ha confermato la decisione di procedere limitatamente al periodo successivo al marzo 2015 (respingendo la doglianza sul presunto ne bis in idem, perché il giudice del rinvio doveva verificare la delimitazione temporale); ha ritenuto adeguata la motivazione che ha valorizzato la latitanza organizzata, il ritrovamento di armi e i pizzini come indici gravi della partecipazione con ruolo apicale e ha ritenuto corretta l'applicazione dell'aggravante dell'associazione armata; per Teodoro Crea e Domenico Russo ha respinto le censure sul trattamento sanzionatorio e sul divieto di reformatio in pejus, spiegando che, mutata la struttura del reato continuato a seguito dell'annullamento, il giudice del rinvio non era vincolato ai parametri di pena originariamente adottati; tutti i ricorrenti sono stati condannati alle spese processuali e alla rifusione delle spese alla parte civile Regione Calabria; non è stata liquidata la rifusione in favore della parte civile Antonino Bertuccio perché non intervenuta in udienza.

Norme richiamate

  • art. 416-bis cod. pen. (associazione di tipo mafioso)

    La Corte ha confermato che la partecipazione con ruolo apicale può essere provata con indici (latitanza organizzata, arsenale, pizzini, intercettazioni) e che l'aggravante "associazione armata" è oggettiva e applicabile quando è dimostrata la disponibilità di armi e la consapevolezza degli associati

  • art. 640-bis cod. pen. (truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche)

    Norma richiamata nel capo F; la sentenza d'appello aveva dichiarato prescrizione per talune posizioni e la Cassazione ha esaminato l'assetto sanzionatorio connesso

  • art. 610 cod. pen. (violenza privata)

    Riqualificazione e ritenuta responsabilità per condotte volte a costringere il consigliere comunale alle dimissioni (reato-scuopo) considerate aggravate dal metodo mafioso

  • art. 627 co. 3 cod. proc. pen. e art. 649 cod. proc. pen. (improcedibilità e precedente giudicato)

    La Corte ha richiamato il principio per cui il giudice del rinvio deve verificare la identità storico-naturalistica dei fatti già giudicati e, se presenti, dichiarare l'improcedibilità solo per il periodo coperto dal precedente giudicato

  • art. 81 cpv. cod. pen. (cumulo speciale e limiti)

    Richiamata nel dibattito sul calcolo della pena e sul ruolo del limite massimo; la Corte ha chiarito che il giudice del rinvio deve rispettare il limite della pena finale ma può rivedere i singoli elementi se muta la struttura del reato continuato

  • art. 597 cod. proc. pen. (divieto di reformatio in pejus)

    La Cassazione ha ricordato che il divieto non opera in modo assoluto quando muta la struttura del reato continuato: se cambia la regiudicanda-satellite o la qualificazione, il giudice del rinvio può ricalcolare la pena entro il limite della pena complessiva

  • art. 133 cod. pen. (criteri di determinazione della pena)

    La Corte ha ribadito la discrezionalità del giudice di merito nella graduazione della pena, purché motivata con riferimento ai criteri di legge

  • art. 125 co.3, art. 192 co.1-2, art. 546 co.2 lett. e) cod. proc. pen. (vigenti norme processuali richiamate)

    Richiamate dai ricorrenti nei motivi; la Corte ha valutato l'applicazione delle norme procedurali alla luce del complesso probatorio

Massime di principio

  • Se esiste una sentenza definitiva su fatti sovrapponibili, il giudice del rinvio deve compiere un raffronto storico-naturalistico tra le imputazioni e dichiarare l'improcedibilità soltanto per la porzione temporale realmente coperta dal precedente giudicato
  • La latitanza organizzata (non isolata) e la disponibilità di armi nel covo, unitamente a elementi come 'pizzini' e intercettazioni che mostrano direttive, possono costituire indici gravi e concatenati dell'appartenenza stabile e di un ruolo apicale in un'associazione mafiosa
  • L'aggravante 'associazione armata' è sostanzialmente oggettiva: una volta dimostrata la disponibilità di armi riconducibili al sodalizio e la consapevolezza degli associati, essa può essere applicata in capo ai partecipi
  • La determinazione della pena appartiene al giudice di merito e può discostarsi dal minimo edittale se adeguatamente motivata; il divieto di reformatio in pejus trova limiti quando la struttura del reato continuato muta a seguito di annullamento
  • In sede di cassazione il rigetto del ricorso comporta la condanna alle spese processuali e, se intervenuta e partecipativa all'udienza, alla rifusione delle spese della parte civile; la mancata partecipazione in udienza può impedire la liquidazione delle spese a favore della parte civile

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