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Sentenza

Sentenza n. 2302/2026 - Roma, Sezione 5B

per l’annullamento del provvedimento del Ministero dell’Interno n. K10/-OMISSIS-del 23 luglio 2025, con il quale è stata respinta la domanda di concessione della cittadinanza italiana presentata dal ricorrente in data 12 dicembre 2020, ai sensi dell’art. 9, comma 1, lett. f), della legge n. 91/1992;

Giustizia amministrativa202512320

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lazio - Roma, Sez. V bisSentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: diniego di concessione della cittadinanza italiana adottato sulla base di segnalazioni di polizia e di un procedimento penale pendente

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (ministero)

Prevale l’amministrazione

La controversia

Il ricorrente ha impugnato il diniego di concessione della cittadinanza italiana, adottato ai sensi dell’art. 9, comma 1, lett. f), della legge n. 91/1992, deducendo eccesso di potere per inadeguatezza dell’istruttoria e incoerenza della motivazione. Ha sostenuto che le condotte oggetto delle segnalazioni di polizia e del procedimento penale pendente fossero riconducibili a picchettaggi non violenti, caratterizzati da condotte meramente ostruzionistiche, e non integrassero una effettiva violenza sulle persone o sulle cose. Il Ministero ha chiesto il rigetto del ricorso. Le risultanze penali richiamate nel provvedimento comprendevano plurime segnalazioni per violenza privata, minacce, interruzione di pubblico servizio, radunata sediziosa, violenza o minaccia a pubblico ufficiale, oltraggio a pubblico ufficiale e violazioni della normativa di pubblica sicurezza, nonché un procedimento penale pendente per violenza privata aggravata e invasione aggravata di edifici.

La decisione

Il TAR ha respinto il ricorso, ritenendo infondate le censure. Ha escluso che, allo stato degli atti, le condotte potessero essere qualificate come mera presenza passiva a un picchetto priva di violenza. In particolare, dal verbale dell’udienza penale del 21 ottobre 2025 risultavano dichiarazioni testimoniali relative a una situazione degenerata, con lancio di pietre, pezzi di ferro e legno da parte degli scioperanti e presenza di feriti, tra cui un appartenente alla Polizia scientifica colpito al volto da un sasso. Tali elementi impedivano di ritenere dimostrata la natura meramente ostruzionistica e non violenta della condotta individuale, la cui definizione penale era ancora pendente. Il diniego è stato ritenuto legittimo perché adottato secondo il principio tempus regit actum, sulla base degli elementi e degli addebiti risultanti al momento dell’adozione. Il giudice ha inoltre affermato che, nel giudizio prognostico sull’affidabilità del richiedente la cittadinanza, l’Amministrazione può considerare non solo fatti penalmente accertati, ma anche profili di prevenzione dei reati e situazioni di astratta pericolosità sociale, mediante una valutazione della personalità e della condotta di vita, al fine di stimare il possibile pregiudizio futuro per la comunità nazionale e la sicurezza dello Stato. Le spese sono state compensate. È stata richiamata la possibilità di reiterare l’istanza dopo un anno dal diniego, qualora mutino le condizioni oggettive.

Norme richiamate

  • art. 9, comma 1, lett. f), legge n. 91/1992

    La concessione della cittadinanza per naturalizzazione presuppone una valutazione amministrativa dell’affidabilità del richiedente, nella quale possono assumere rilievo condotte antigiuridiche, elementi di prevenzione e situazioni di astratta pericolosità sociale.

  • art. 55, comma 10, c.p.a.

    Consente al giudice, nella fase cautelare, di soddisfare le esigenze cautelari mediante la fissazione ravvicinata dell’udienza di merito, senza adottare una misura sospensiva.

  • art. 52, commi 1 e 2, d.lgs. 196/2003

    Costituisce la base per disporre l’oscuramento delle generalità a tutela dei diritti o della dignità della parte interessata.

  • artt. 5 e 6 Regolamento (UE) 2016/679

    Sono richiamati, insieme alla disciplina nazionale sulla protezione dei dati personali, quale fondamento della tutela dei dati identificativi mediante oscuramento.

Massime di principio

  • Nel procedimento di concessione della cittadinanza italiana per naturalizzazione, l’Amministrazione dispone di un’ampia valutazione prognostica sull’affidabilità del richiedente e può considerare, oltre ai fatti penalmente accertati, anche segnalazioni, procedimenti pendenti, elementi di prevenzione e situazioni di astratta pericolosità sociale, purché utilizzati per una valutazione complessiva della personalità e della condotta di vita.
  • Il diniego di cittadinanza può essere legittimamente fondato sugli elementi disponibili al momento della sua adozione, secondo il principio tempus regit actum, anche quando il procedimento penale relativo ai fatti ostativi sia ancora pendente e la responsabilità penale non sia stata definitivamente accertata.
  • La qualificazione di una condotta come mera partecipazione passiva a un picchetto non è sostenibile quando gli atti disponibili descrivano una situazione degenerata caratterizzata da lanci di oggetti e lesioni personali; tali elementi possono escludere, in sede amministrativa, la natura esclusivamente ostruzionistica e non violenta della condotta, ferma la successiva definizione del procedimento penale.
  • La particolare cautela richiesta nella valutazione dell’affidabilità del richiedente la cittadinanza è bilanciata dalla possibilità di reiterare l’istanza dopo il diniego, qualora, decorso almeno un anno, siano mutate le condizioni oggettive poste a fondamento della precedente decisione.

Come è indicizzato

MaterieCittadinanza
RamiImmigrazione e cittadinanza
IstitutiDiscrezionalità amministrativa e tecnicaPrincipi di precauzione e prevenzioneDifetto di istruttoriaEccesso di potere

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