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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 2109/2022 del 18/01/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza di custodia cautelare in carcere per i reati di trasporto, offerta e cessione illecita di cocaina (contestati ex artt. 81, comma 2 c.p. e 73, commi 1 e 4 d.P.R. 9 ottobre 1990 n. 309). Il ricorrente deduceva: 1) vizio di motivazione e violazione di legge perché la gravità degli indizi sarebbe stata valutata apoditticamente sulla base di intercettazioni dal significato non univoco; 2) carenza delle esigenze cautelari, assenza di pericolo concreto di recidiva, distanza temporale tra condotte e provvedimento e la rilevanza di un episodio con quantità minima di stupefacente, chiedendo misura meno afflittiva (arresti domiciliari con controllo elettronico).

La decisione

Il ricorso è stato rigettato. La Corte ha ritenuto il primo motivo generico e privo di specifiche indicazioni di illogicità nelle valutazioni probatorie basate sulle intercettazioni, e il secondo motivo aspecifico perché non ha confutato la motivazione del giudice di merito. Il Tribunale ha ritenuto sussistenti gravi indizi e le esigenze cautelari considerata la presenza di precedenti e numerosi carichi pendenti, la temporalità dei fatti (fine 2019-2020) e l'inserimento del ricorrente in ambienti criminali, escludendo che misure meno afflittive potessero garantire le esigenze cautelari. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali (ex art. 616 c.p.p.). Decisione resa il 04/11/2021.

Norme richiamate

  • art. 81, comma 2, cod. pen.

    Richiamata in relazione alla responsabilità per più condotte; utilizzata per la configurazione della fattispecie concorsuale contestata insieme al reato previsto dal DPR 309/90.

  • art. 73, commi 1 e 4, d.P.R. 9 ottobre 1990 n. 309

    Norma sostanziale che punisce traffico, detenzione e cessione di sostanze stupefacenti; applicata per contestare il trasporto, l'offerta e la cessione di cocaina.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma richiamata come base per gli effetti del rigetto del ricorso e per la condanna alle spese processuali.

  • art. 173, comma 1, disp. att. cod. proc. pen.

    Richiamato in relazione ai limiti nella esposizione dei motivi di impugnazione (richiesta di motivazione nei limiti strettamente necessari).

  • artt. 73 e 74 d.P.R. 309/90; artt. 337, 624, 625 c.p.; art. 4 legge 18 aprile 1975 n. 110

    Norme menzionate in quanto riferite ai precedenti penali e ai carichi pendenti del ricorrente: rilevate come elementi pertinenti alla valutazione delle esigenze cautelari e del rischio di reiterazione.

Massime di principio

  • Per impugnare con successo una custodia cautelare occorre contestare specificamente e con argomentazioni logiche la motivazione del giudice: contestazioni generiche sulla 'mancanza di gravità degli indizi' sono inadeguate.
  • Le intercettazioni, anche se non univoche singolarmente, possono concorrere a formare un quadro indiziario complessivo; il giudice valuta la convergenza di elementi, non solo singoli passaggi.
  • Nella valutazione delle esigenze cautelari il giudice tiene conto di precedenti penali, carichi pendenti, collegamenti con ambienti criminali e della prossimità temporale dei fatti: la presenza di tali elementi può giustificare la custodia in carcere anche se esistono episodi con quantità ridotte di stupefacente.
  • Per ottenere misure meno afflittive (arresti domiciliari, controllo elettronico) il difensore deve dimostrare concretamente l'inefficacia del carcere rispetto alle esigenze cautelari: prova di forte radicamento sociale, resipiscenza dimostrabile, garanzie alternative di controllo e l'assenza di collegamenti con ambienti criminali.
  • In sede di riesame è essenziale che il ricorso si confronti punto per punto con la motivazione del giudice di merito e offra elementi nuovi o dimostri errori manifesti nella valutazione degli indizi.

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