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Cassazione Civile, Ordinanza n. 01908/2025 del 27/01/2025

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (amministrazione finanziaria)

La controversia

La controversia trae origine da un avviso di liquidazione in rettifica, notificato per maggiori imposte ipotecarie e catastali in relazione a una dichiarazione di successione, nel quale il valore di un terreno era stato aumentato assumendone la natura edificabile. Dopo un primo contenzioso definito con rigetto dell'appello, la contribuente aveva proposto revocazione davanti alla CTR, sostenendo che la decisione fosse viziata da errore per mancata considerazione di un certificato comunale attestante l'assoluta inedificabilità del terreno. La CTR aveva però rigettato la revocazione ritenendo che il motivo fosse ex art. 395, comma 1, n. 4 c.p.c. e che i documenti prodotti fossero successivi al primo grado. In cassazione, la contribuente ha dedotto falsa applicazione dell'art. 395, primo comma, n. 4 c.p.c. in relazione all'art. 360 n. 3 c.p.c., lamentando che la CTR avesse richiamato un diverso motivo di revocazione rispetto a quello effettivamente invocato e avesse attribuito rilievo a documenti diversi da quello decisivo, insistendo sul certificato n. 2266 del 18.4.2016 quale documento nuovo e decisivo.

La decisione

La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto che il motivo fosse privo di decisività perché la ricorrente non aveva trascritto né sintetizzato il contenuto del certificato comunale, non aveva chiarito le ragioni e l'epoca dell'inedificabilità, né aveva precisato con sufficiente certezza se il documento si riferisse a tutti o solo a parte dei terreni oggetto di rettifica. Inoltre, non aveva allegato l'ignoranza incolpevole delle circostanze documentate, requisito necessario per la revocazione fondata sul ritrovamento di documento decisivo. È stato disposto che non vi fossero spese, per mancata attività difensiva dell'Agenzia, e che sussistessero i presupposti per il versamento dell'ulteriore contributo unificato ex art. 13, comma 1-quater, d.P.R. n. 115/2002.

Norme richiamate

  • art. 395, comma 1, n. 3 c.p.c.

    richiamato come norma applicabile alla revocazione per documento decisivo ritrovato dopo la sentenza

    il documento è decisivo solo se, oltre a essere sopravvenuto o ritrovato dopo la sentenza, è astrattamente idoneo a indurre un diverso convincimento del giudice e a condurre a una decisione diversa da quella revocanda; inoltre, non sono deducibili circostanze che si sarebbero potute far valere o provare nel giudizio ordinario

  • art. 395, comma 1, n. 4 c.p.c.

    richiamato dalla sentenza impugnata e contestato dalla ricorrente

    la Corte di cassazione non valorizza il preteso errore di qualificazione operato dalla CTR, perché il ricorso difetta comunque di decisività rispetto al documento invocato

  • art. 360, n. 3 c.p.c.

    motivo di ricorso per falsa applicazione di legge

    è lo strumento processuale invocato per denunciare l'erronea applicazione della disciplina della revocazione

  • art. 370, comma 1, c.p.c.

    costituzione dell'intimata al solo fine dell'eventuale partecipazione all'udienza

    richiamato come base della costituzione meramente formale dell'Agenzia

  • art. 13, comma 1-quater, d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115

    ulteriore importo a titolo di contributo unificato

    in caso di inammissibilità del ricorso la Corte dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento dell'ulteriore importo dovuto

  • Cass., Sez. Un., 20 febbraio 2020, n. 4315

    citata per il contributo unificato

    richiamata per il principio secondo cui, in caso di inammissibilità, opera l'obbligo dell'ulteriore contributo unificato se dovuto

  • Cass., Sez. 6-5, ord. n. 22246 del 3/11/2016

    citata a sostegno del concetto di decisività del documento

    il documento è decisivo se, acquisito agli atti, potrebbe portare a un diverso convincimento del giudice

  • Cass., Sez. L., sent. n. 22159 del 20/10/2014

    citata a sostegno del concetto di decisività del documento

    conferma che il documento sopravvenuto deve riguardare circostanze di fatto risolutive non esaminate dal giudice

  • Cass., Sez. 2, sent. n. 15534 dell'11/06/2008

    citata sul concetto di forza maggiore/ignoranza incolpevole nella revocazione

    non sono deducibili in revocazione le circostanze che, pur risultanti da un documento non prodotto per forza maggiore, avrebbero potuto essere dedotte o provate nel giudizio ordinario; la forza maggiore coincide con una ignoranza assoluta non imputabile a colpa

Massime di principio

  • Nel giudizio di revocazione fondato sul rinvenimento di un documento decisivo, il ricorrente deve indicare specificamente il contenuto del documento, la sua pertinenza alla controversia e la ragione concreta per cui esso sarebbe stato idoneo a determinare una decisione diversa.
  • La decisività del documento non può essere affermata in modo assertivo: occorre dimostrare che il documento sia riferibile ai fatti decisivi del giudizio e che la sua mancata disponibilità abbia impedito al giudice di esaminare circostanze risolutive.
  • La revocazione non è ammissibile quando il fatto documentato avrebbe potuto essere dedotto o provato nel giudizio ordinario; il rimedio richiede una vera ignoranza incolpevole del documento o del suo contenuto, non una mera omissione difensiva.
  • Il vizio denunciato in cassazione deve essere supportato da una critica specifica e autosufficiente del contenuto documentale e del percorso motivazionale, altrimenti il motivo è inammissibile per difetto di decisività.

Come è indicizzato

MaterieContenzioso tributarioImpugnazioni
RamiTributiProcesso civile
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiOnere della provaGiudicatoDecadenza

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