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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 15674/2023 del 13/04/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente era stato condannato per ricettazione e truffa: avrebbe ricevuto un assegno bancario di provenienza illecita e lo avrebbe utilizzato per pagare una fornitura di parmigiano, frodando il venditore. In cassazione il difensore ha impugnato la sentenza della Corte d'appello di Bologna deducendo: (i) violazione di legge e vizio di motivazione quanto all'elemento soggettivo del reato di ricettazione (art. 648 c.p.), sostenendo che la motivazione si sarebbe basata solo sul silenzio del ricorrente; (ii) violazione di legge e vizio di motivazione quanto al riconoscimento della recidiva (art. 99 c.p.), che sarebbe stata illegittimamente fondata esclusivamente sui precedenti penali.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto manifestamente infondate le doglianze: in tema di ricettazione la giurisprudenza consolidata ammette che la mancata giustificazione del possesso di un bene proveniente da reato costituisca prova della conoscenza della sua illecita provenienza, e la Corte d'appello aveva correttamente ritenuto non credibile la versione del ricorrente; quanto alla recidiva la Corte territoriale aveva motivato adeguatamente indicando un nutrito certificato penale con numerosi precedenti rilevanti, giustificando così il riconoscimento dell'aggravante. Per l'inammissibilità del ricorso, ex art. 616 c.p.p., il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende. Sentenza resa con motivazione semplificata.

Norme richiamate

  • art. 648 cod. pen.

    Rilevata l'applicabilità: ai fini della configurabilità della ricettazione, la mancata giustificazione del possesso di una cosa proveniente da reato può essere considerata prova della conoscenza della illecita provenienza (elemento soggettivo).

  • art. 99 cod. pen.

    Il riconoscimento della recidiva è legittimo se la motivazione territoriale dimostra, tramite il certificato penale, la sussistenza di numerosi precedenti che evidenziano un accrescimento della pericolosità del reo.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    In caso di inammissibilità del ricorso, il ricorrente può essere condannato al pagamento delle spese processuali e a versare una somma alla Cassa delle ammende, determinata equitativamente (qui fissata in euro 3.000).

  • art. 23, comma 8, d.l. n. 137 del 2020

    Il procedimento è celebrato con contraddittorio scritto secondo la normativa emergenziale/straordinaria; la Corte ha operato nel rito previsto dal richiamato comma.

Massime di principio

  • In ipotesi di ricettazione, l'assenza di una credibile giustificazione del possesso di un bene sospetto può essere valutata come prova del dolo di conoscere l'illecita provenienza.
  • Il semplice silenzio o la versione non credibile dell'imputato possono legittimare la valutazione negativa del giudice sulla sussistenza dell'elemento psicologico, se inseriti in una motivazione congrua.
  • Per il riconoscimento della recidiva non è necessario basarsi esclusivamente su singoli precedenti: un certificato penale 'nutrito' con plurimi precedenti pertinenti può giustificare l'aggravante.
  • In Cassazione i ricorsi che non si confrontano con la giurisprudenza consolidata o non riescono a scalfire la motivazione dettagliata del giudice di merito rischiano la dichiarazione di inammissibilità per manifesta infondatezza.
  • Le conseguenze di un ricorso inammissibile comprendono condanna alle spese e possibile versamento alla Cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.; è dunque importante valutare la fondatezza non solo sostanziale ma anche procedurale dell'impugnazione prima di proporla.

Testo integrale

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