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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 2130/2022 del 18/01/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugnava l'ordinanza che aveva confermato il rigetto della richiesta di sostituzione della custodia in carcere con arresti domiciliari extraterritoriali. Il motivo principale dedotto era la violazione di legge e il vizio di motivazione relativamente all'esclusiva adeguatezza della misura carceraria: si sosteneva che Spera avesse avuto un ruolo secondario nell'associazione e che i fatti contestati risalissero al 2018, elementi che avrebbero dovuto rendere possibili misure meno afflittive.

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per mancanza di specificità e insussistenza del motivo. Ha ritenuto congrua e logicamente motivata la decisione del Tribunale del riesame, che aveva valorizzato la gravità indiziaria, il rilevante ruolo organizzativo di Spera nell'associazione transnazionale, la sua 'professionalità' nelle operazioni di trasporto di sostanze stupefacenti e i numerosi e gravi precedenti per reati analoghi. La Corte ha inoltre considerato di scarso peso la risalenza temporale dei fatti (2018). Conseguentemente il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al versamento di euro tremila alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309 (Testo unico stupefacenti), art. 74

    I reati associativi in materia di stupefacenti sono indicati come particolarmente gravi; nel caso di associazione per il traffico di droghe il giudice ha ritenuto sussistere una presunzione relativa di pericolosità e l'adeguatezza della custodia in carcere rispetto a misure meno afflittive

  • d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309 (Testo unico stupefacenti), art. 73

    Disciplina i delitti di detenzione e cessione di stupefacenti; le condotte contestate ai capi 2-3-4 sono state valorizzate per valutare la gravità indiziaria e la pericolosità dell'indagato

  • Decreto-Legge 28 ottobre 2020, n. 137, art. 23, commi 8 e 9

    art. 23, commi 8 e 9, d.l. 28/10/2020, n. 137

    Prevede particolari modalità di trattazione del ricorso senza l'intervento delle parti; il ricorso è stato trattato in conformità a tali disposizioni

  • Disposizioni di attuazione del codice di procedura penale, art. 94, comma 1-ter

    art. 94, comma 1-ter, disp. att. cod. proc. pen.

    Rinvio agli adempimenti amministrativi conseguenti alla sentenza, quali la registrazione della condanna alle ammende

Massime di principio

  • La gravità indiziaria, il ruolo organizzativo e la 'professionalità' nello svolgimento delle condotte illecite pesano fortemente nella valutazione dell'adeguatezza della custodia in carcere rispetto a misure meno afflittive.
  • L'appartenenza dell'associazione a circuiti transnazionali e l'esistenza di una fitta rete di relazioni possono giustificare la permanenza in carcere anche se i fatti contestati sono antecedenti nel tempo.
  • La mera enunciazione di un ruolo secondario o la risalenza temporale dei fatti non sono, di per sé, sufficienti a superare la presunzione relativa di pericolosità quando sussistono elementi concreti di pericolo di reiterazione e collegamenti illeciti.
  • Nel ricorso per cassazione contro provvedimenti cautelari è necessario fornire motivi specifici e congruamente argomentati: la genericità o la mancanza di specificità rende il ricorso inammissibile.
  • Le misure detentive extraterritoriali o domiciliari possono risultare inadeguate se il giudice ritiene che non siano idonee a interrompere i canali organizzativi e relazionali dell'indagato.

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