Cassazione Penale, Sentenza n. 2153/2025 del 17/01/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale del riesame di Avellino che aveva annullato il decreto di sequestro probatorio (telefono cellulare e SIM) emesso dal Procuratore della Repubblica. Il ricorso del Procuratore denunciava carenza e contraddittorietà della motivazione, rilevando in particolare che il Tribunale del riesame aveva fatto riferimento alla lettera "a" dell'art. 50 comma 1 d.lgs. n. 36/23 mentre la determinazione contestata faceva riferimento alla lettera "b" (possesso di documentate esperienze pregresse). Il tema centrale è se la determina dell'ufficiale pubblico, attestando implicitamente il possesso dei requisiti (documentate esperienze pregresse) per l'affidamento diretto, possa integrare il reato di falso ideologico in atto pubblico e quindi giustificare il sequestro probatorio.
La decisione
Il giudice ha ritenuto il ricorso fondato. Ha disposto l'annullamento dell'ordinanza del Tribunale del riesame e il rinvio allo stesso Tribunale, in diversa composizione, per un nuovo esame. La Corte ha affermato che il falso ideologico può investire anche attestazioni implicite nella determinazione amministrativa: poiché l'art. 50, comma 1, lett. b), d.lgs. n. 36/2023 richiede la verifica del possesso di documentate esperienze pregresse, la determina che dispone l'affidamento vale implicitamente ad attestare tale possesso; pertanto l'ipotesi di falsità ideologica è astrattamente configurabile e il provvedimento di annullamento del sequestro non poteva basarsi sulla sola considerazione che mancasse tale configurazione. Il procedimento è stato rinviato al Tribunale di Avellino per nuovo giudizio sulle questioni ritenute assorbite.
Norme richiamate
d.lgs. n. 36/2023, art. 50, comma 1, lett. b)
"le stazioni appaltanti procedono all'affidamento dei contratti di lavori, servizi e forniture di importo inferiore a 140.000 euro, anche senza consultazione di più operatori economici, assicurando che siano scelti soggetti in possesso di documentate esperienze pregresse idonee all'esecuzione delle prestazioni contrattuali"
La Corte ha interpretato che la determinazione amministrativa che dispone l'affidamento vale implicitamente ad attestare il possesso dei requisiti richiesti (in particolare le "documentate esperienze pregresse"); tale attestazione implicita può integrare il falso ideologico se il requisito in realtà non sussiste.
art. 479 cod. pen.
Richiamato per il principio secondo cui il falso ideologico in atti pubblici può riguardare anche attestazioni implicite e i fatti dei quali l'atto è destinato a provare la verità; la Corte sottolinea che il tenore formale dell'atto non esclude la valutazione delle attestazioni implicite.
art. 323 cod. pen.
Il Tribunale del riesame aveva ritenuto che, in difetto di falsità ideologica, potesse al più sussistere il reato di abuso d'ufficio ex art. 323 c.p.; la Corte osserva però che tale fattispecie è ormai depenalizzata e non esclude l'astratta configurabilità del falso ideologico.
Giurisprudenza delle Sezioni Unite (richiami: Sez. U, n. 35488/2007; Sez. U, n. 7299/1984; Sez. 5, n. 7718/2009)
I precedenti di legittimità sono richiamati per il principio consolidato che il falso ideologico può investire anche dichiarazioni implicite e presupposti indefettibili dell'atto pubblico, e che l'omessa menzione non esclude la falsità ideologica quando la verifica fosse un presupposto necessario della determinazione.
Massime di principio
- Una determina amministrativa che dispone un affidamento diretto implicitamente attesta il possesso dei requisiti richiesti dalla norma di riferimento; tale attestazione implicita può integrare il reato di falso ideologico se i requisiti non sussistono.
- Nel valutare la legittimità di provvedimenti cautelari (sequestri probatori) in materia di falso ideologico, il giudice deve considerare anche le attestazioni implicite contenute nell'atto e non solo le formulazioni testuali esplicite.
- Errori formali nella motivazione del giudice di merito (es. riferimento alla lettera normativa sbagliata) possono rendere fondato il ricorso del pubblico ministero quando incidono sulla valutazione della configurabilità astratta del reato.
- La semplice modifica del codice ATECO o l'iscrizione alla tipologia di attività poco prima dell'evento può essere elemento centrale per valutare l'effettivo possesso di "documentate esperienze pregresse"; in casi simili è necessario acquisire elementi probatori sul concreto svolgimento delle attività nel periodo rilevante.
- Se sussiste ragionevole configurabilità del reato (anche sulla base di attestazioni implicite), il sequestro probatorio può essere legittimo; il giudice che annulla un sequestro per aver ritenuto non configurabile il reato deve motivare adeguatamente e considerare la giurisprudenza che estende l'ambito attestativo agli elementi impliciti.
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