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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 15622/2023 del 13/04/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale di Sorveglianza di Torino che aveva annullato la sanzione disciplinare inflitta a Russo per violazione del divieto di comunicare con altro detenuto sottoposto al regime di cui all'art.41-bis. Il Ministero deduceva violazione degli artt. 69, co.6, lett. a, L. n.354/1975 e 77, co.1, n.16, DPR n.230/2000 e difetto di motivazione: il Tribunale avrebbe erroneamente qualificato l'interlocuzione come un mero saluto nonostante Russo avesse manifestato curiosità e interesse, incoraggiando Attanasio e scambiando informazioni.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, rilevando che il motivo proposto è in realtà una diversa valutazione del fatto e non una questione di diritto. Il ricorso mirava a rimettere in discussione la valutazione probatoria del Tribunale (che aveva ricostruito i fatti indicando che Attanasio si era rivolto a Russo due volte e che Russo aveva risposto "ah sì?" e poi "Sì, vabbuò", senza aggiungere contenuti informativi), situazione che non è sindacabile in sede di legittimità se non per violazione di legge. Non essendo stata denunciata una specifica violazione normativa rilevante ai fini di cassazione né un concreto vizio di motivazione, il ricorso è stato dichiarato inammissibile.

Norme richiamate

  • legge n. 354/1975, art.69, comma 6, lett. a

    Stabilisce il rimedio del reclamo al magistrato di sorveglianza e i limiti delle impugnazioni; la Corte ricorda che il ricorso per cassazione è ammesso per violazione di legge e non per rivalutazione del merito.

  • d.P.R. n.230/2000, art.77, comma 1, n.16

    Norma richiamata in relazione alla disciplina delle sanzioni detenute; il ricorso denunciava la sua violazione ma la Corte ha ritenuto che la questione fosse di fatto e non di diritto.

  • art. 35-bis ord. pen. (reclamo al magistrato di sorveglianza)

    Richiamato per delimitare il procedimento impugnatorio interno: il reclamo al magistrato di sorveglianza e l'impugnazione avanti il Tribunale di Sorveglianza.

  • art. 125 cod. proc. pen.

    La Corte segnala che non è consentito esercitare un sindacato sulla motivazione che vada oltre la verifica dell'assenza di motivazione; non sussistendo tale vizio, il ricorso non poteva essere basato su diversa valutazione probatoria.

Massime di principio

  • La Corte di Cassazione non è sede per rinnovare la valutazione del merito o della prova: i ricorsi che chiedono una diversa lettura dei fatti sono inammissibili se non evidenziano un vizio di diritto.
  • Nei procedimenti disciplinari per detenuti la distinzione tra un "mero saluto" e una comunicazione vietata dipende dalla concreta qualificazione del contenuto e dalla funzione comunicativa delle parole; giudizi su questa distinzione sono di merito e spettano al giudice di merito.
  • Per impugnare utilmente in Cassazione una decisione favorevole al detenuto, il ricorrente deve indicare una violazione di legge o un vizio logico-giuridico della motivazione (es. motivazione del tutto mancante o contraddittoria), non semplicemente proporre una ricostruzione alternativa dei fatti.
  • Nel contesto del regime di cui all'art.41-bis, risposte brevi e prive di contenuto informativo possono non integrare comunicazione illecita; è necessario dimostrare il trasferimento di notizie o l'intento comunicativo che supera la semplice interlocuzione.
  • Gli atti procedurali interni (decisioni del magistrato di sorveglianza e del Tribunale di sorveglianza) vengono sindacati in Cassazione solo nei limiti della legittimità e della motivazione, non per una valutazione di opportunità o di fatto.

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