Cassazione Penale, Sentenza n. 27705/2022 del 18/07/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Ricorso straordinario ex art. 625-bis c.p.p. per presunto "errore percettivo": si censurava la sentenza della Corte di cassazione perché, a giudizio del ricorrente, avrebbe semplicemente riportato "parola per parola" la motivazione della Corte d'appello senza rispondere ad un specifico motivo di ricorso relativo al capo 9) (sostenendo che gli elementi probatori interessassero solo il capo 9-bis)). La doglianza sostiene che tale mera riproduzione costituisca omissione di pronuncia e quindi errore di fatto rilevabile con il rimedio straordinario.
La decisione
Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché manifestamente infondato. La Corte ha ritenuto che non si tratti di un errore di percezione o di fatto, ma di una censura sulla congruità/valutazione della motivazione (errore di giudizio) che non è rimediabile con l'art. 625-bis. La Corte ha inoltre rilevato che, contrariamente a quanto dedotto, la sentenza impugnata contiene il riepilogo e la disamina del motivo criticato (con richiamo alle pagg. 31-32 della sentenza di appello) e dunque non è configurabile omissione. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e, in via equitativa, a versare €3.000,00 alla Cassa delle Ammende.
Norme richiamate
art. 625-bis cod. proc. pen.
Il rimedio straordinario è applicabile agli "errori di percezione" (es. omissioni, errori materiali, travisamenti percepibili oggettivamente) ma non agli errori di valutazione o di giudizio relativi alla congruità della motivazione e all'apprezzamento della prova
D.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309, art. 73 comma 1
Norma sostanziale richiamata: il ricorrente era stato condannato per reati previsti dall'art. 73, comma 1, DPR 309/1990 (illecito in materia di stupefacenti), che costituisce il capo di imputazione oggetto del procedimento antecedente
Giurisprudenza: Sez. U, n. 37505 del 14/07/2011 (Corsini)
Principio richiamato: quando la causa dell'errore non è esclusivamente riconducibile a una percezione fuorviata e la decisione contiene comunque valutazioni, l'errore è di giudizio e non rientra nell'ambito dell'art. 625-bis
Corte Costituzionale, sent. 13 giugno 2000, n. 186
Richiamata in relazione alla liquidazione della somma da versare alla Cassa delle Ammende e al principio che l'importo può essere determinato equitativamente se non ricorre colpa nella determinazione dell'inammissibilità
Massime di principio
- Il ricorso straordinario per errore di fatto ex art. 625-bis c.p.p. tutela errori di percezione/omissioni materiali e non la diversa valutazione della prova o la mera critica della motivazione: se si contesta l'apprezzamento degli elementi probatori, il rimedio corretto sono le impugnazioni ordinarie (es. ricorso per cassazione) e non il ricorso straordinario per errore di fatto
- La semplice riproduzione della motivazione di un giudice di merito nella sentenza di legittimità non equivale automaticamente a omissione: conta verificare se la Corte di legittimità ha richiamato per relationem la motivazione e ha compiuto una propria valutazione o adesione critica; l'assenza di una replica autonoma non è di per sé prova di errore percettivo
- Per avere successo con un ricorso ex art. 625-bis occorre documentare un errore manifestamente percepibile e oggettivabile (es. omissione di un capo, trascrizione errata di elementi fattuali, dati numerici, date, nomi), non formulare una critica sull'adeguatezza logico-giuridica del ragionamento
- Chi propone un ricorso manifestamente inammissibile espone il ricorrente al pagamento delle spese e a sanzioni (es. versamento alla Cassa delle Ammende); valutare attentamente la qualificazione del vizio (percezione vs. giudizio) prima di adire questo rimedio
- In sede difensiva, se l'obiettivo è contestare la motivazione o la valutazione delle prove, conviene predisporre gli strumenti ordinari di impugnazione (ricorso per cassazione, riesame delle questioni processuali rilevanti) e non il ricorso straordinario per errore di fatto
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