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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 21509/2023 del 19/05/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del 13/04/2022 che aveva respinto l'appello avverso la misura di sicurezza dell'espulsione dal territorio dello Stato (art. 235 c.p.). Il ricorrente deduce vizio di motivazione sulla valutazione dell'attualità della pericolosità sociale, contestando che il Tribunale non avrebbe valutato adeguatamente alcune allegazioni (reperimento di uno stabile alloggio, attività lavorativa svolta durante la detenzione) e avrebbe sopravvalutato la sospensione della fruizione dei permessi premio.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso ritenendolo infondato. Ha ritenuto non illogica la valutazione del Tribunale di Sorveglianza, la quale aveva ancorato la sussistenza della pericolosità sociale alla gravità del reato del 2012 (rapina con uso di arma bianca), all'esistenza di precedenti, all'interruzione della fruizione dei permessi premio e alla mancanza di solidi riferimenti sociali e familiari (tra cui la valutazione critica del rapporto con il figlio, giudicato 'strumentale' in assenza di atti amministrativi per il riconoscimento o il ricongiungimento). Conseguentemente è stata confermata l'ordinanza impugnata e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 235 cod. pen.

    La norma sulla misura di sicurezza dell'espulsione è stata applicata avendo come presupposto l'attualità della pericolosità sociale; la Corte ha ritenuto che tale attualità può essere valutata sulla base della gravità del reato, dei precedenti, del comportamento durante la detenzione (es. permessi premio) e dei legami sociali/familiari

Massime di principio

  • La valutazione dell'attualità della pericolosità sociale è discrezionale ma va motivata; è legittimo fondarla su più elementi (gravità del reato, precedenti, comportamento detentivo, legami familiari e sociali)
  • Dichiarazioni di buoni rapporti familiari o disponibilità abitativa hanno valore limitato se non supportate da atti concreti (riconoscimento del figlio, pratiche amministrative per ricongiungimento, contratti di locazione, certificazioni di lavoro)
  • L'attività lavorativa o di riabilitazione svolta durante la detenzione può ridurre la percezione della pericolosità, ma occorre documentarla compiutamente e far emergere il suo concreto effetto di reinserimento
  • L'onere di provare fatti idonei a contrastare la valutazione di pericolosità grava in pratica sul ricorrente: omissioni o carenze probatorie espongono alla conferma della misura
  • Per impugnare con successo una valutazione motivazionale occorre dimostrare illogicità, contraddittorietà o omissione rilevante nella motivazione, non semplicemente chiedere una diversa valutazione degli stessi elementi

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