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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 21118/2023 del 17/05/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti hanno proposto dichiarazioni di ricusazione nei confronti dei giudici Brigida Cavasino e Gilda Romano del Tribunale di Vibo Valentia, sostenendo che la loro partecipazione quale componenti del collegio nel processo 'Nemea' (nel quale era stata accertata l'esistenza dell'organizzazione di 'ndrangheta diretta da Luigi Mancuso) determinerebbe una causa di incompatibilità rispetto al processo 'Rinascita-Scott' in cui i ricorrenti sono imputati per il reato di cui all'art. 416-bis c.p. La Corte di appello ha dichiarato le dichiarazioni di ricusazione tardive (presentate il 22.9.2022), ritenendo che la causa fosse conosciuta dalla documentazione e dalle decisioni antecedenti (sentenza Nemea depositata il 5.3.2021) e che pertanto il dies a quo per proporre la ricusazione fosse anteriore. I ricorrenti hanno invece sostenuto di aver avuto notizia della causa di ricusazione solo dopo le comunicazioni e l'udienza del 19.9.2022, quando venne dato atto dell'accoglimento parziale della ricusazione nei confronti di Mancuso e della lettura dell'ordinanza che disponeva lo stralcio della posizione di Mancuso.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi per genericità della allegazione relativa al momento in cui i ricorrenti hanno avuto conoscenza della causa di ricusazione (dies a quo). Sul presupposto di cui all'art. 38 c.p.p. la Corte ha ritenuto che i ricorrenti non abbiano specificato sufficientemente quando e come siano venuti a conoscenza della causa, non indicando elementi decisivi (quando e come fu presentata la ricusazione di Accorinti, cosa fu detto alle udienze del 2.9.2022 e dell'8.9.2022, quando ebbero materialmente la sentenza Nemea, ecc.). I ricorsi quindi sono stati dichiarati inammissibili e i ricorrenti condannati al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro 3.000,00 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 38 cod. proc. pen.

    La dichiarazione di ricusazione deve essere proposta, al più tardi, entro la fase delle questioni preliminari al dibattimento. Qualora la relativa causa si manifesti successivamente, la dichiarazione dev'essere formulata dalla parte interessata entro tre giorni da quando abbia avuto conoscenza di tale causa; se le ragioni della ricusazione sono sorte o divenute note in udienza, la dichiarazione va presentata prima che l'udienza medesima abbia termine.

    Il giudice interpreta l'art. 38 nel senso che il termine decorre dal momento in cui la parte ha concretamente avuto conoscenza della causa di ricusazione; se la conoscenza avviene in udienza, la dichiarazione deve essere proposta prima della chiusura dell'udienza. Spetta alla parte allegare e dimostrare in modo specifico quando tale conoscenza è avvenuta; allegazioni generiche rendono il ricorso inammissibile.

  • art. 416-bis cod. pen.

    Norma delittuosa richiamata per descrivere il reato contestato agli imputati (associazione di tipo mafioso). Non è direttamente interpretata dalla decisione ma costituisce il contesto sostanziale del procedimento "Rinascita-Scott".

Massime di principio

  • Il termine per proporre la ricusazione decorre dal momento in cui la parte ha effettiva conoscenza della causa: se la causa emerge in udienza, la ricusazione deve essere proposta prima della chiusura di quella stessa udienza; altrimenti entro tre giorni dal momento della conoscenza.
  • La parte che propone la ricusazione ha l'onere di allegare con precisione quando e come è venuta a conoscenza della causa di incompatibilità (dies a quo); affermazioni generiche sulla tardività o tempestività della ricusazione possono rendere il ricorso inammissibile.
  • La conoscenza indiretta di elementi potenzialmente rilevanti (es. una sentenza depositata in altro processo) non può automaticamente essere ignorata: se la sentenza era pubblicata e conoscibile, essa può costituire dies a quo; tuttavia, se la conoscenza effettiva della sua rilevanza per il proprio processo è avvenuta successivamente, è essenziale documentare tale circostanza.
  • Quando vi sono più imputati e dichiarazioni/conseguenti provvedimenti relativi a un coimputato (es. accoglimento di ricusazione di un altro imputato), è importante indicare esattamente quale comunicazione o quale provvedimento abbia reso nota la causa di ricusazione e in quale udienza ciò sia avvenuto.
  • La mancata puntuale allegazione dei fatti rilevanti sulla conoscenza della causa espone al rischio di inammissibilità e di condanna alle spese e a sanzioni pecuniarie (es. somma alla Cassa delle ammende).

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