Cassazione Penale, Sentenza n. 28540/2024 del 16/07/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza che ha rigettato l'istanza di revoca (previa sospensione) dell'ordine di demolizione relativo a un fabbricato di tre piani (circa 350 mq per piano) realizzato senza concessione. Il ricorrente ha dedotto che l'opera era ormai inserita nel tessuto urbanistico e che ricorrevano i presupposti per il rilascio di una concessione in sanatoria, avendo prodotto parere favorevole della Soprintendenza Archeologica e autorizzazione paesaggistica comunale. Contestata anche la presunta valutazione unilaterale dei soli documenti prodotti dal P.M.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto irrilevante la censura sul fatto dell'inserimento urbanistico, essendo questione di fatto non rilevante in sede di legittimità rispetto ai profili giuridici urbanistici. Soprattutto, ha condiviso la motivazione della Corte territoriale secondo cui non è possibile concedere la sanatoria quando sia accertata l'elusione del limite volumetrico di 750 mc riferibile all'intero edificio, non essendo ammissibile un frazionamento fittizio delle opere finalizzate a un unico edificio. La difesa non ha confutato specificamente questo nucleo motivazionale e ha prodotto documentazione non pertinente rispetto alla questione centrale. Condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di Euro 3.000 alla Cassa delle Ammende.
Norme richiamate
disciplina urbanistica/edilizia e istituti di sanatoria/condono
La Corte ha applicato i principi della normativa urbanistico-edilizia secondo i quali la sanatoria è preclusa quando sia comprovata l'elusione dei limiti previsti (qui, limite volumetrico complessivo) e non è ammesso un frazionamento artificioso delle opere per aggirare tali limiti
regola del limite volumetrico (750 mc)
Il limite volumetrico di 750 mc è stato interpretato come riferibile all'intero edificio; se le opere sono finalizzate a un unico corpo di fabbrica, non è possibile ottenere la sanatoria mediante frazionamenti fittizi delle unità
elaborazione giurisprudenziale sulla prescrizione dell'ordine di demolizione
La Corte territoriale ha richiamato orientamenti giurisprudenziali costanti sul tema della prescrizione dell'ordine di demolizione; la relativa argomentazione non è stata riproposta in sede di legittimità dal ricorrente e pertanto non è stata esaminata
Massime di principio
- In materia edilizia, la possibilità di sanatoria non dipende solo da pareri o autorizzazioni parziali (es. Soprintendenza, paesaggistica) ma dal rispetto dei requisiti sostanziali della normativa urbanistica: se è accertata l'elusione di limiti (es. volumetrici) la sanatoria è preclusa
- Non è ammesso il frazionamento artificioso delle opere per aggirare limiti normativi: quando le parti costituiscono un unico edificio, i limiti vanno valutati sul complesso e non su singole unità riconducibili a un progetto unitario
- In Cassazione occorre confutare specificamente il 'nucleo centrale' della motivazione della corte territoriale; la mera produzione di documentazione non pertinente non è sufficiente a rovesciare la decisione
- Questioni di fatto (es. inserimento nel tessuto urbanistico, presenza di infrastrutture) hanno limitata rilevanza in sede di legittimità rispetto a profili giuridici urbanistici e non sostituiscono un'analisi normativa mirata
- È importante riproporre tutti gli argomenti già sollevati in sede territoriale quando si ricorre in Cassazione; argomenti nuovi o non sviluppati possono essere considerati inammissibili o non esaminati
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