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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 34628/2023 del 08/08/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale della Libertà di Catania che aveva confermato il sequestro operato dalla polizia giudiziaria in esecuzione di un decreto di perquisizione emesso dal Pubblico Ministero. Il ricorrente contestava la mancata convalida del sequestro da parte del giudice e denunciava il difetto assoluto di motivazione del decreto di perquisizione in ordine al periculum in mora (le ragioni di urgenza che giustificano la cautela reale e il vincolo probatorio sugli oggetti sequestrati, in particolare apparecchio cellulare e carte di credito).

La decisione

Il ricorso è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha ritenuto che non necessitasse convalida il sequestro eseguito dalla polizia giudiziaria quando l'oggetto del sequestro sia indicato con certezza nel decreto di perquisizione del Pubblico Ministero (richiamando precedenti di legittimità). Ha inoltre ritenuto che il decreto di perquisizione conteneva adeguata motivazione sulle ragioni per acquisire le prove, sul vincolo pertinenziale rispetto ai reati contestati e sulle ragioni d'urgenza, escludendo così il vizio di omessa motivazione. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro 3.000 in favore della Cassa per le ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 23, comma 8, D.L. n.137/2020

    Norma richiamata per il rito scritto: il ricorso è stato trattato con contraddittorio scritto ai sensi della disposizione; indica la procedura adottata per il contraddittorio scritto nell'ambito del ricorso.

  • art. 8, D.L. 198/2022

    Ulteriore richiamo normativo sul contraddittorio scritto; conferma la possibilità/seguire il rito scritto per il trattamento del ricorso.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Prevede la condanna alle spese e la comminazione di una somma alla Cassa per le ammende per ricorsi manifestamente infondati o inammissibili; applicata per giustificare la condanna del ricorrente a pagare le spese e 3.000 euro.

  • Corte cost., 13 giugno 2000, n. 186

    Richiamata come principio di riferimento nella determinazione della sanzione pecuniaria in caso di ricorso infondato/inammissibile; usata per motivare l'entità e l'applicazione della somma a favore della Cassa per le ammende.

  • Sez. 3, n. 12390 del 02/03/2010 (Rv. 246464 - 01)

    Giurisprudenza che afferma il principio per cui non è soggetta a convalida la misura cautelare reale eseguita dalla polizia giudiziaria in esecuzione di un decreto di perquisizione del PM quando l'oggetto del sequestro è espressamente indicato dal PM nel decreto; principio applicato dalla Corte nel caso di specie.

Massime di principio

  • Quando il sequestro è eseguito dalla polizia giudiziaria in esecuzione di un decreto di perquisizione del Pubblico Ministero, non è necessaria la convalida del sequestro da parte del giudice se gli oggetti sottoposti a vincolo sono indicati con certezza nel decreto.
  • Per contestare efficacemente un sequestro eseguito su decreto di perquisizione è necessario dimostrare che gli oggetti sequestrati non erano indicati nel decreto o che la motivazione del decreto sia viziata: meri rilievi generici sul periculum in mora sono insufficienti se il decreto contiene ragioni specifiche sull'urgenza e sulla pertinenzialità degli oggetti.
  • La correttezza formale e la specificità della motivazione nel decreto di perquisizione (ragioni di urgenza, pertinenzialità e finalità probatoria) sono determinanti per resistere a censure sulla mancata motivazione; una motivazione adeguata esclude la nullità per omessa motivazione.
  • Ricorsi manifestamente infondati o inammissibili possono comportare la condanna alle spese e il pagamento di una somma alla Cassa per le ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.; occorre dunque valutare la fondatezza del motivo prima di proporre impugnazioni di questo tipo.
  • In situazioni simili, la strategia difensiva utile comprende: verificare testualmente il contenuto del decreto di perquisizione (se gli oggetti sono espressamente indicati), contestare la specificità delle ragioni d'urgenza quando non risultano concrete e circostanziate, e valutare profili alternativi (vizi formali della perquisizione, catena di custodia, eventuali lesioni di diritti fondamentali) se la semplice carenza motivazionale non è evidente.

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