Cassazione Penale, Sentenza n. 22408/2022 del 08/06/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Pegoraro: deduceva principalmente la nullità/mancanza di motivazione per omessa valutazione ex art. 192, comma 3, c.p.p. delle dichiarazioni accusatorie rese dal coimputato Mauro Pedron (testimone assistito), nonché travisamento delle prove e eccessiva valorizzazione della deposizione della teste Meneghini. Biava: contestava la qualificazione giuridica dei fatti operata dalla Corte di appello (sosteneva che si trattava di concussione ex art. 317 c.p., per costrizione/minaccia che gli avrebbe tolto ogni libertà di autodeterminazione) e denunciava vizio di motivazione, manifesta illogicità e omessa valutazione di prove decisive in ordine alla sua presunta condizione di costretto.
La decisione
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di Ermanno Pegoraro (primo motivo): ha ritenuto che la Corte di appello non abbia adeguatamente valutato la censura relativa all'applicazione dell'art. 192, comma 3, c.p.p. alle dichiarazioni del coimputato Pedron, omettendo la verifica della attendibilità soggettiva e intrinseca di quella principale fonte di prova; perciò ha annullato la sentenza nei confronti del Pegoraro e ha rinviato ad altra sezione della Corte di appello di Venezia per nuovo giudizio. Ha invece rigettato il ricorso di Giuseppe Biava: la Corte ha ritenuto inammissibili molte delle censure per genericità o per mancata indicazione di elementi nuovi tali da giustificare la cassazione, e sul punto di merito ha confermato la corretta qualificazione dei fatti come induzione indebita ex art. 319-quater c.p., motivando che i versamenti effettuati dal Biava erano stati determinati dalla prospettazione di un vantaggio indebito (l'assegnazione dell'appalto) e non da una costrizione tale da integrare la concussione; Biava è stato condannato alle spese processuali e alla rifusione delle spese della parte civile.
Norme richiamate
art. 192 c.p.p.
Disposizione richiamata per la particolare disciplina probatoria delle dichiarazioni rese dalle persone giudicate in altro procedimento: la Corte ha ritenuto obbligatoria la verifica dell'attendibilità soggettiva e intrinseca delle dichiarazioni del coimputato (Pedron) prima di farne pieno uso probatorio
art. 197-bis c.p.p.
Rinvio espresso che rende applicabile l'art. 192, comma 3, anche alle dichiarazioni rese da persone giudicate in procedimento connesso; richiamato per confermare l'onere di verifica
art. 319-quater c.p.
Delitto di induzione indebita a dare o promettere utilità: la Corte ha ritenuto che i fatti accertati rientrassero in questa fattispecie quando il privato è indotto dalla prospettazione di un vantaggio indebito e non dalla minaccia di un danno 'contra ius' tale da privarlo della libertà di autodeterminazione
art. 317 c.p.
Delitto di concussione per costrizione: richiede abuso costrittivo mediante violenza o minaccia che cagioni grave limitazione della libertà di determinazione del soggetto; la Corte ha spiegato perché la fattispecie concreta non fosse qualificabile come concussione
art. 129 c.p.p.
Norma che statuisce la possibilità di chiedere l'acquisizione di atti nuovi per la Cassazione soltanto se emergono elementi idonei a dimostrare l'innocenza evidente o l'incontrovertibile insussistenza del fatto; richiamata per valutare l'ammissibilità del ricorso di Biava
art. 606 c.p.p.
Disciplina i motivi di ricorso per cassazione: lett. d) contempla l'omessa assunzione di prova decisiva; lett. e) il travisamento della prova (non del fatto). La Corte ha richiamato i limiti dell'impugnazione in Cassazione rispetto alla rilettura dei fatti
Sezioni Unite - sent. Maldera
Sez. U, n. 12228 del 24/10/2013 (Maldera)
Giurisprudenza richiamata per delineare il confine tra concussione e induzione indebita, e per affermare la necessità di un'analisi fattuale approfondita nelle 'zone grigie' (minaccia-offerta) per valutare se il vantaggio promesso abbia prevalso sull'aspetto intimidatorio
Massime di principio
- Quando le dichiarazioni accusatorie provengono da un coimputato o da persona giudicata in procedimento connesso, il giudice deve applicare e motivare la verifica prevista da art. 192, comma 3, c.p.p.; l'omissione di tale verifica può determinare annullamento e rinvio.
- La distinzione tra concussione (art. 317 c.p.) e induzione indebita (art. 319-quater c.p.) si basa sulla presenza di una costrizione reale e grave (violenza/minaccia di un danno 'contra ius' che annulla la libertà di autodeterminazione) rispetto alla mera persuasione o prospettazione di un vantaggio indebito; nei casi 'misti' occorre valutare quale elemento prevale nella vicenda concreta.
- In Cassazione non è consentito un semplice riesame dei fatti o una replica pedissequa delle argomentazioni già respinte in sede di merito: i motivi devono rientrare nelle fattispecie previste dall'art. 606 c.p.p. e, per ottenere una proscioglimento, devono emergere elementi nuovi e probanti (art. 129 c.p.p.).
- La valorizzazione di dichiarazioni di terzi (testimoni) a conforto di una resa di conto coimputata richiede che il giudice motivi sul grado di riscontro e sull'attendibilità; affermazioni generiche o 'slegate' dal contesto non possono sorreggere da sole una condanna senza adeguata valutazione.
- Se il giudice di legittimità rileva una lacuna motivazionale significativa rispetto a un profilo decisivo della prova, la soluzione ordinaria è l'annullamento con rinvio per un nuovo esame di merito, non l'immediata pronuncia di proscioglimento.
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