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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 18775/2025 del 19/05/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Entrambi i ricorrenti hanno impugnato la sentenza della Corte d'appello di Cagliari del 04/07/2024 che, in parziale riforma della sentenza del Tribunale di Oristano, aveva riconosciuto, per la AR s.r.l. ed EDILSERVICE s.r.l., plurime responsabilità per bancarotta fraudolenta distrattiva e documentale e, per alcune condotte di Urru, la qualificazione di bancarotta preferenziale nonché l'attribuzione di ruolo di amministratore di fatto. Zedda ha proposto un unico motivo: censura dell'erronea applicazione dell'art. 62-bis c.p. (attenuanti generiche) e vizio di manifesta illogicità nella valutazione del trattamento sanzionatorio, con doglianza di disparità di trattamento rispetto alla coimputata Miscali. Urru ha proposto quattro motivi: (1) travisamento della prova e manifesta illogicità in ordine alla bancarotta distrattiva relativa ai ricavi delle vendite immobiliari (contestata somma complessiva euro 235.834,50); (2) richiesta di riqualificazione della condotta in bancarotta preferenziale per l'elemento soggettivo connesso a presunti finanziamenti soci; (3) vizio di motivazione e applicazione errata della normativa documentale/disciplinare (art. 2639 c.c. e correlati) in relazione alla contestata qualifica di amministratore di fatto; (4) travisamento della prova in relazione alle considerazioni del curatore fallimentare sulla inattendibilità della contabilità e sulla ricostruzione degli incassi "in nero" e della misura della distrazione in relazione alla EDILSERVICE s.r.l.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di entrambi i ricorrenti. Per Zedda il motivo è stato ritenuto inammissibile perché inedito (la questione relativa alla prevalenza delle attenuanti non era stata sollevata in appello) e, in ogni caso, attiene a valutazioni discrezionali di merito non sindacabili in cassazione. Per Urru i motivi sono stati ritenuti inammissibili perché, in sostanza, chiedevano una rivalutazione del merito e una nuova valutazione degli elementi probatori già esaminati dalla Corte territoriale; la motivazione della Corte d'appello è stata ritenuta logica, congrua e priva di manifesta illogicità, avendo fatto riferimento a indagini, accertamenti bancari, risultanze del curatore e dichiarazioni testimoniali che giustificano il riconoscimento della responsabilità (compresa la qualifica di amministratore di fatto) e la ricostruzione delle somme distratte/occultate. Conseguenza pratica: restano ferme le statuizioni della Corte d'appello del 04/07/2024 (riqualificazioni, rideterminazioni di pena e dichiarazioni di estinzione per prescrizione ove disposte; condanna di Zedda alle spese di appello).

Norme richiamate

  • art. 62-bis c.p.

    Riferimento alla disciplina delle attenuanti generiche; il ricorrente Zedda lamentava errata applicazione ma la Corte ha ritenuto la doglianza inedita e, comunque, la valutazione discrezionale non sindacabile in cassazione.

  • art. 219 L.F.

    Norma richiamata quale aggravante nella valutazione del trattamento sanzionatorio; la Corte ha ritenuto corretta la valutazione comparativa delle circostanze aggravanti e attenuanti operata dai giudici di merito.

  • art. 2639 c.c.

    Norma che disciplina la nozione di amministratore di fatto: la Corte ha applicato i criteri (assenza di formale investitura, attività gestionale continuativa e autonomia decisionale) per ritenere che Urru fosse amministratore di fatto.

  • artt. 2392, 2393-bis, 2394, 2395 c.c.

    Richiamati a descrivere i doveri degli amministratori e le responsabilità che derivano dall'esercizio di funzioni gestorie; la Corte ha osservato che la qualifica di amministratore di fatto comporta l'assoggettamento a tali doveri e potenziale responsabilità.

  • art. 606 c.p.p. (in particolare lett. e) e comma 3)

    Limiti del sindacato di legittimità: la Cassazione è giudice della motivazione e non del merito; non ammette censure che chiedano rivalutazione degli elementi di fatto o che introducano temi inediti non dedotti in appello.

  • art. 609 c.p.p. (comma 2)

    Richiamato per il principio che questioni di merito e nuove doglianze non possono essere sollevate per la prima volta in cassazione.

  • art. 40, comma 2, c.p.

    Richiamato in relazione alla responsabilità per omissione/inerzia: la Corte evidenzia che l'amministratore di fatto può risultare responsabile anche per colpevole inerzia, secondo i criteri di causalità e responsabilità previsti dall'art. 40 c.p.

Massime di principio

  • In Cassazione non è possibile sollevare per la prima volta questioni di merito o di trattamento sanzionatorio non già dedotte in sede di appello: tali censure diventano inammissibili.
  • La Corte di cassazione è limitata a sindacare la motivazione (mancanza, contraddittorietà o manifesta illogicità) e non è organo deputato alla rivalutazione ex novo delle prove o del valore probatorio delle risultanze di merito.
  • Per ottenere la riqualificazione di una fattispecie (es. da bancarotta distrattiva a preferenziale o viceversa) occorre affrontare e dimostrare la sussistenza del titolo di credito o del legittimo diritto di rimborso; l'assenza di un titolo legittimo e la prova di incassi 'in nero' giustificano la qualificazione come distrazione.
  • La figura dell'amministratore di fatto si configura quando emergono elementi oggettivi di attività gestionale continua, autonomia decisionale e capacità di incidere sulla vita societaria: prove bancarie, dichiarazioni testimoniali e atti documentali sono elementi decisivi per la sua ricostruzione.
  • Anomalie contabili, accertamenti bancari e le risultanze della curatela (quando congrue e fondate) possono costituire base probatoria solida per la configurazione di bancarotta fraudolenta sia patrimoniale che documentale.
  • La valutazione comparativa fra attenuanti e aggravanti è un apprezzamento di merito: la Cassazione interviene solo se è dimostrabile un vizio logico-manifestamente arbitrario nella motivazione.

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