Cassazione Penale, Sentenza n. 46119/2022 del 06/12/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Mechi era sottoposto agli arresti domiciliari per ipotesi di concorso in corruzione e falsità ideologica connessa al rilascio illecito di patenti. Assolto con sentenza definitiva, aveva chiesto la riparazione per ingiusta detenzione. La Corte d'Appello di Firenze, dopo che la Cassazione aveva annullato una precedente ordinanza favorevole per vizio di motivazione, ha rigettato la domanda ritenendo sussistente la colpa grave ex art. 314 c.p.p., sulla base di intercettazioni che documentavano contatti attivi di Mechi con funzionari della Direzione Territoriale Trasporti e di dichiarazioni rese dall'imputato in cui ammetteva di avere eseguito ordini del titolare dell'autoscuola. Mechi ha impugnato l'ordinanza davanti alla Corte di Cassazione contestando la qualificazione di comportamenti come mera connivenza passiva e la valutazione delle dichiarazioni rese all'interrogatorio.
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto corretta la valutazione della Corte d'Appello secondo cui le prove (intercettazioni e dichiarazioni dell'imputato) dimostravano comportamenti attivi e gravemente colposi o dolosi idonei a creare un'apparenza di reato e quindi a ostare al diritto alla riparazione. La Cassazione ha inoltre dichiarato inammissibile o infondato il profilo relativo all'art. 5 CEDU, precisando che la normativa nazionale (art. 314 c.p.p.) disciplina il diritto alla riparazione anche nelle ipotesi di detenzione formalmente legittima ma risultata ingiusta e che la riforma del 2021 impedisce che il silenzio dell'imputato venga valorizzato come condotta ostativa; tuttavia le ammissioni o il mendacio possono rilevare se hanno inciso causalmente sulla misura. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
Norme richiamate
art. 314 cod. proc. pen.
L'esercizio da parte dell'imputato della facoltà di cui all'articolo 64, comma 3, lettera b), non incide sul diritto alla riparazione di cui al primo periodo.
La norma disciplina il diritto alla riparazione per ingiusta detenzione escludendo la riparazione solo se la detenzione deriva da dolo o colpa grave del destinatario; la modifica del 2021 impedisce che il silenzio dell'imputato sia di per sé considerato condotta ostativa, pur consentendo di valutare altre condotte processuali o extraprocessuali (es. ammissioni mendaci) che abbiano contribuito a creare l'apparenza di reato.
art. 5 Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo (CEDU), par. 5
Ogni persona vittima di arresto o di detenzione in violazione di una delle disposizioni del presente articolo ha diritto a una riparazione
La Corte osserva che l'art. 5 CEDU tutela il rimedio per ipotesi di illegittimità formale della detenzione; l'ordinamento nazionale con art. 314 c.p.p. ha ampliato la tutela prevedendo la riparazione anche quando la detenzione era formalmente legittima ma poi risultato ingiusta, perciò non sussiste conflitto tra le norme.
Dlgs n. 188/2021
Ha modificato l'art. 314 c.p.p. adeguando la disciplina alla Direttiva (UE) 2016/343: l'esercizio della facoltà di non rispondere non può essere valorizzato quale colpa grave ostativa alla riparazione.
Direttiva (UE) 2016/343
Richiamata come fonte che ha ispirato l'intervento normativo di tutela della presunzione di innocenza e della facoltà di non rispondere, richiedendo adeguamenti della normativa nazionale.
art. 64, comma 3, lett. b) cod. proc. pen.
La facoltà di non rispondere disciplinata da questa norma non può, dopo la riforma, essere utilizzata per escludere il diritto alla riparazione; tuttavia dichiarazioni positive, mendaci o reticenti rilevanti possono incidere se hanno contribuito concretamente a creare il quadro indiziario che ha determinato la misura.
Massime di principio
- Per il riconoscimento della riparazione va valutato autonomamente, ex ante, se il comportamento dell'interessato abbia contribuito a creare l'apparenza di colpevolezza che giustificava la misura, anche se poi l'accusa non ha retto in giudizio.
- La colpa grave ostativa può derivare da condotte attive o da connivenza che siano oggettivamente idonee a creare o rafforzare il quadro indiziario: non basta una generica passività, serve un nesso causale e una rilevante negligenza, imprudenza o un comportamento doloso.
- Dopo la riforma del 2021 il silenzio o l'esercizio del diritto di non rispondere non possono di per sé essere usati come elemento ostativo alla riparazione; vanno invece considerati altri comportamenti processuali o extraprocessuali (es. ammissioni, mendacio) se causalmente rilevanti.
- Le intercettazioni e le dichiarazioni rese in fase investigativa possono essere valutate dal giudice della riparazione, purché siano utilizzabili e non escluse dal dibattimento; la motivazione deve spiegare come tali elementi abbiano contribuito a creare l'apparenza di reato.
- Il richiamo alla CEDU non impedisce la normativa nazionale che estende la tutela della riparazione: l'art. 5 CEDU tutela principalmente le ipotesi di illegittimità formale, mentre l'art. 314 c.p.p. disciplina anche detenzioni formalmente legittime poi ritenute ingiuste.
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