Cassazione Civile, Ordinanza n. 10360/2025 del 19/04/2025
Sintesi
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Favorevole al resistente (erede)
La controversia
Una erede conveniva in giudizio il fratello chiedendo: la divisione dei beni ricompresi nella comunione ereditaria apertasi alla morte della madre; la collazione e la riduzione di una asserita donazione indiretta a favore del fratello; la condanna di quest'ultimo al pagamento di una somma ricavata dalla vendita di beni ereditari. Il convenuto negava l'esistenza di donazioni indirette e sosteneva che, al momento della morte della madre, non vi fossero più beni immobili in capo alla de cuius, perché già alienati con atti notarili. In appello la soccombente deduceva per la prima volta la nullità degli atti di trasferimento immobiliare per asserita abusività urbanistica e lamentava anche la mancata considerazione di una porzione di immobile adibita ad autorimessa e di una servitù di passaggio illegittimamente costituita. La Corte d'appello dichiarava l'inammissibilità del gravame ex art. 348-bis c.p.c. La ricorrente proponeva ricorso per cassazione ex art. 348-ter, comma 3, c.p.c. con due motivi: (1) violazione delle norme sulle nullità urbanistiche e dell'art. 1421 c.c., per non avere la Corte d'appello rilevato d'ufficio la nullità degli atti di trasferimento non conformi alla disciplina urbanistica; (2) violazione di norme di diritto e omesso esame di un fatto decisivo, insistendo sulla nullità degli atti e chiedendo il riesame delle censure già proposte in appello.
La decisione
La Cassazione ha dichiarato inammissibile la censura rivolta contro l'ordinanza ex art. 348-bis c.p.c. perché il controllo di legittimità su tale ordinanza è consentito solo per vizi propri e non per contestare la prognosi di infondatezza dell'appello. Quanto alla sentenza di primo grado, ha ritenuto il primo motivo infondato: ha escluso che la nullità urbanistica potesse essere affermata per la sola difformità edilizia, richiamando la natura testuale della nullità urbanistica e la sufficienza, ai fini della validità del contratto, dell'indicazione negli atti degli estremi del titolo abilitativo realmente esistente e riferibile all'immobile. Ha inoltre valorizzato l'inutilizzabilità, in appello, dei documenti prodotti tardivamente e ha osservato che, per un manufatto realizzato dopo il trasferimento, l'asserita abusività non poteva incidere sulla validità di un atto precedente. Con riferimento all'atto del 2009, ha aggiunto che la successiva transazione del 2012, con formula ampia e omnicomprensiva, ricomprendeva anche le contestazioni sulla validità di tale cessione; e, in ogni caso, la nullità urbanistica testuale non consente di qualificare la transazione come nulla, ma al più annullabile ex art. 1972, comma 2, c.c., profilo non dedotto. Il secondo motivo è stato dichiarato inammissibile perché, dopo il rigetto del primo, tendeva a sollecitare una nuova valutazione del fatto e riproponeva censure di appello senza specifici motivi avverso la sentenza di primo grado, in violazione del meccanismo del ricorso per saltum conseguente all'ordinanza ex art. 348-bis c.p.c. Il ricorso è stato quindi rigettato, con condanna della ricorrente alle spese e all'ulteriore contributo unificato.
Norme richiamate
art. 348-bis c.p.c.
L'ordinanza di inammissibilità dell'appello è ricorribile per cassazione solo per vizi propri, non per contestare la valutazione prognostica di infondatezza del gravame.
art. 348-ter, comma 3, c.p.c.
Consente il ricorso per cassazione avverso la sentenza di primo grado quando l'appello è dichiarato inammissibile ai sensi dell'art. 348-bis c.p.c.
art. 348-ter, comma 4, c.p.c.
Esclude la deduzione del vizio motivazionale di cui all'art. 360, n. 5, c.p.c. quando si impugna la sentenza di primo grado dopo la pronuncia di inammissibilità dell'appello.
art. 360, comma 1, nn. 3, 4 e 5, c.p.c.
Sono i vizi invocabili nel ricorso, ma il vizio di cui al n. 5 non è utilizzabile per una nuova rivalutazione del merito nei limiti qui applicati.
art. 1421 c.c.
La nullità è rilevabile d'ufficio in ogni stato e grado, ma la sua deduzione deve confrontarsi con la corretta qualificazione della fattispecie come nullità testuale.
art. 18, comma 2, l. n. 47/1985
Richiamato quale norma in materia di nullità urbanistiche degli atti di trasferimento immobiliare.
art. 40, comma 2, l. n. 47/1985
Richiamato quale norma in materia di nullità urbanistiche degli atti di trasferimento immobiliare.
art. 46 d.P.R. n. 380/2001
La nullità urbanistica va ricondotta alla nullità testuale prevista dalla norma, collegata all'omessa indicazione degli estremi del titolo abilitativo.
art. 1418, comma 3, c.c.
La nullità urbanistica costituisce una specifica declinazione della nullità testuale ai sensi del terzo comma.
art. 1972, comma 2, c.c.
Se la transazione ha ad oggetto un titolo nullo ma non illecito, la conseguenza è l'annullabilità della transazione, non la sua nullità.
art. 345 c.p.c.
Preclude la produzione in appello di documenti e prove nuove, salvo i limiti legali non ravvisati nel caso esaminato.
art. 13, comma 1-quater, d.P.R. n. 115/2002
In caso di rigetto del ricorso, fa sorgere l'obbligo dell'ulteriore contributo unificato.
art. 1, comma 17, l. n. 228/2012
Ha introdotto il comma 1-quater all'art. 13 del d.P.R. n. 115/2002 sul contributo unificato aggiuntivo.
Massime di principio
- L'ordinanza di inammissibilità dell'appello ex art. 348-bis c.p.c. è censurabile in cassazione solo per vizi propri dell'ordinanza stessa, non per contestare la valutazione prognostica sul merito dell'impugnazione.
- Nel giudizio di impugnazione successivo all'inammissibilità dell'appello, la nullità urbanistica degli atti di trasferimento immobiliare è configurabile solo come nullità testuale: ciò che rileva è l'omessa indicazione del titolo edilizio o l'assenza del titolo riferibile all'immobile, non la mera difformità tra costruito e autorizzato.
- La presenza nell'atto degli estremi di un titolo abilitativo realmente esistente e riferibile al bene rende valido il contratto, anche se l'opera sia poi stata realizzata in difformità dal titolo o sia abusiva sotto il profilo sostanziale.
- La deduzione di fatti e documenti nuovi in appello è soggetta ai limiti di ammissibilità processuale; la prova tardiva non può essere utilizzata per fondare per la prima volta la nullità dell'atto.
- Se un bene o una porzione di bene è stata realizzata dopo il trasferimento della proprietà dell'area, l'eventuale abusività della costruzione successiva non incide sulla validità del precedente atto traslativo.
- Una transazione che definisca in modo ampio e onnicomprensivo ogni pretesa relativa a un atto può ricomprendere anche la contestazione di nullità di quell'atto; se il titolo dedotto come nullo non è illecito, la transazione non è nulla ma al più annullabile ai sensi dell'art. 1972, comma 2, c.c., se e nei limiti in cui tale annullabilità sia dedotta.
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