Cassazione Penale, Sentenza n. 19297/2026 del 27/05/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione avverso l'ordinanza del Tribunale di Napoli che aveva rigettato l'istanza di riesame; il ricorrente deduceva vizi ex art. 606, comma 1, lett. b) ed e), c.p.p., in relazione all'art. 273 c.p.p., sostenendo che il Tribunale aveva erroneamente qualificato le varie condotte come un unico reato di estorsione invece che come plurimi reati uniti da continuazione. Il ricorrente sosteneva che l'idoneità e univocità degli atti dovevano essere valutate rispetto alle singole condotte attribuite all'indagato e che Messuri non avrebbe concorso nelle azioni realizzate da altri soggetti tra l'8 gennaio e il 5 febbraio 2025.
La decisione
La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per manifesta infondatezza e aspecificità del motivo. Ha ritenuto corretta e logica la motivazione del Tribunale, che aveva configurato una azione criminale unitaria protrattasi nel tempo e aveva individuato elementi probatori della consapevolezza e del contributo di Messuri (sopralluoghi presso l'abitazione della vittima, proposta di pedinamenti, organizzazione di una spedizione punitiva, acquisizione di una foto della vittima da consegnare ai picchiatori). La Corte ha applicato i principi sul concorso nel reato e sulla rilevanza di comportamenti esterni idonei a fornire contributo apprezzabile al proposito criminoso, anche se non consistenti in minacce dirette. Conseguentemente il ricorso è stato dichiarato inammissibile e il ricorrente condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
Norme richiamate
art. 606, comma 1, lett. b) ed e), cod. proc. pen.
Norma richiamata dal ricorrente per censurare vizi della decisione della Corte distrettuale; la Corte ha ritenuto il motivo aspecifico e manifestamente infondato, quindi inammissibile.
art. 273 cod. proc. pen.
Norma richiamata nel motivo in relazione alla disciplina del riesame; la Corte ha valutato che il Tribunale ha correttamente esaminato le risultanze e ha motivato l'unitarietà della condotta.
Giurisprudenza citata
Sez. 2, n. 43745 del 03/10/2024 Diana; Sez. 2, n. 25778 del 13/06/2025 Del Sole; Sez. 1, n. 28794 del 15/02/2019 Peveri
Richiamati principi secondo cui integra concorso nel delitto di estorsione ogni comportamento esteriore idoneo a fornire un contributo apprezzabile al proposito criminoso, e che l'unitarietà del fatto collettivo si valuta anche mediante prognosi postuma sulla comune finalità; pertanto contributi apparentemente laterali possono essere valutati come concorso e integranti un'azione unitaria.
Massime di principio
- Quando emerge un piano criminoso unitario, il giudice può qualificare come unico fatto estorsivo condotte diverse se risultano funzionalmente coordinate e finalizzate allo stesso obiettivo.
- Comportamenti esterni non consistenti in minacce dirette (es. sopralluoghi, acquisizione di foto, organizzazione di pedinamenti) possono integrare concorso nel reato se sono idonei e consapevolmente apportano un contributo alla realizzazione del reato principale.
- In sede cautelare è ammissibile una ricostruzione unitaria dei fatti basata sulle risultanze processuali e sulla prognosi postuma; la difesa non può neutralizzarla mediante lettura parcellizzata degli episodi se la motivazione del giudice è logica e aderente agli elementi di prova.
- I motivi di ricorso devono essere specifici e attinenti a errori di diritto o a vizi di motivazione; censure generiche o aspecifiche sono ritenute manifestamente infondate e portano all'inammissibilità.
- Nel giudizio sul concorso, è sufficiente che il singolo concorrente sia consapevole del contributo fornito al progetto criminoso, anche se il contributo è unilaterale o limitato nel tempo.
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