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Cassazione Civile, Ordinanza n. 20912/2025 del 23/07/2025

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblica amministrazione)

La controversia

Un cittadino straniero aveva impugnato davanti al Giudice di Pace un decreto di espulsione prefettizio, deducendo di non conoscere la lingua italiana né l'inglese e quindi di non aver compreso, al momento della notifica, il contenuto e la portata del provvedimento, che era stato redatto in italiano e in inglese. Sosteneva pertanto la nullità dell'espulsione per mancata traduzione in lingua conosciuta e la conseguente impugnabilità senza vincolo del termine di trenta giorni previsto per l'opposizione. Il Giudice di Pace aveva però dichiarato inammissibile il ricorso ritenendo tardiva l'impugnazione: il termine perentorio di trenta giorni era comunque decorso, sia perché il ricorrente era stato rimpatriato nel paese d'origine in una certa data, sia perché comunque egli aveva avuto conoscenza del provvedimento al più tardi quando, tramite difensore, aveva presentato istanza di accesso agli atti e appreso dell'iscrizione nella banca dati SIS. In cassazione il ricorrente denunciava violazione di legge e falsa applicazione delle norme sull'espulsione dello straniero, sull'obbligo di traduzione del decreto e sul diritto di difesa, lamentando che il giudice di merito non avesse svolto un reale accertamento sulla conoscibilità del provvedimento e del rimedio impugnatorio.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto che la doglianza non colpisse la ratio decidendi della sentenza impugnata, poiché il Giudice di Pace aveva fondato l'inammissibilità sulla tardività dell'opposizione rispetto al decorso del termine di 30 giorni ex art. 18 d.lgs. 150/2011, individuando come momenti decisivi, quantomeno, il rimpatrio e, comunque, l'accesso agli atti effettuato tramite difensore nel marzo 2024. Il ricorrente, invece, si era limitato a contestare la mancata traduzione originaria del decreto, senza censurare in modo specifico la conclusione autonoma e assorbente sulla decorrenza del termine. Non è stata disposta la condanna alle spese, per difetto di attività difensiva degli intimati, e non è stato applicato il raddoppio del contributo unificato per esenzione del procedimento.

Norme richiamate

  • art. 360, n. 3, c.p.c.

    La deduzione del vizio di violazione di legge non è sufficiente se il ricorso non si confronta con la specifica ratio decidendi della sentenza impugnata.

  • art. 2, comma 6, d.lgs. 286/1998

    Richiamato dal ricorrente a sostegno dell'obbligo di traduzione e comprensibilità degli atti destinati allo straniero.

  • art. 13, comma 7, d.lgs. 286/1998

    Richiamato dal ricorrente a sostegno delle garanzie in tema di espulsione dello straniero.

  • art. 3, comma 3, D.P.R. 394/1999

    Richiamato dal ricorrente quale norma sull'obbligo di traduzione del provvedimento in lingua conosciuta o veicolare.

  • art. 24 Cost.

    Richiamato dal ricorrente per sostenere la lesione del diritto di difesa in caso di mancata comprensione del provvedimento.

  • art. 18 d.lgs. 150/2011

    Indicato come norma che prevede il termine perentorio di trenta giorni per l'impugnazione del decreto di espulsione; la Corte ne valorizza il decorso come ratio dell'inammissibilità.

  • art. 13, comma 1-quater, d.P.R. 115/2002

    La Corte esclude la sua applicazione poiché il procedimento è esente.

Massime di principio

  • Nel ricorso per cassazione è inammissibile una censura che non si confronti specificamente con la ratio decidendi autonoma e decisiva posta a base della decisione impugnata.
  • Quando l'inammissibilità dell'opposizione è fondata sulla tardività rispetto al termine di legge, la doglianza sulla invalidità originaria dell'atto deve anche spiegare perché quel termine non fosse decorso o non fosse decorso validamente.
  • La conoscenza del provvedimento o comunque la piena consapevolezza dell'esistenza dell'espulsione può essere desunta dal giudice di merito da elementi successivi alla notifica originaria, come il rimpatrio o l'accesso agli atti tramite difensore, ai fini della decorrenza del termine di impugnazione.
  • In sede di legittimità non è sufficiente riproporre una contestazione astratta sulla mancata traduzione del provvedimento se la sentenza impugnata si fonda su una diversa e autonoma statuizione di tardività dell'azione.
  • rami

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioni
RamiProcesso civileInternazionale privato
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiGiudicato

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