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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 33587/2023 del 01/08/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso per cassazione articolato in cinque motivi: 1) censura sulla sussistenza della ricettazione per assenza dell'imputato dal capannone e per la presunta libera accessibilità del fondo; 2) contestazione della sussistenza dell'elemento soggettivo (conoscenza della provenienza illecita), rilevando che il silenzio non sarebbe significativo senza riconducibilità degli oggetti al ricorrente; 3) richiesta di esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto (art. 131-bis c.p.); 4) eccezione di prescrizione in favore del reo, con diversa individuazione del dies a quo; 5) lamentela per mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché i motivi erano manifestamente infondati, generici o non consentiti. Sul primo motivo: il giudizio di merito è stato ritenuto congruamente motivato (piena disponibilità dell'area da parte del ricorrente, rinvenimento dei mezzi nel capannone, comportamenti riconducibili al Calamo e dichiarazioni di testimoni), perciò la censura chiedeva una rivalutazione del merito non consentita in Cassazione. Sul secondo motivo: è stato confermato il principio secondo cui l'assenza di plausibile giustificazione del possesso costituisce prova della conoscenza dell'origine illecita; la valutazione della disponibilità dei beni da parte del giudice di merito non è stata scalfita. Sul terzo motivo: esclusa la tenuità, dato l'elevato valore economico dei mezzi (autocarro con cisterna e miniescavatore). Sul quarto motivo: rigettata l'eccezione di prescrizione perché i termini massimi non erano ancora decorso alla data della sentenza di appello anche considerando sospensioni processuali. Sul quinto motivo: rigettata la concessione delle attenuanti generiche; l'incensuratezza da sola non basta, e i giudici hanno richiamato la gravità del fatto. Conseguenze pratiche: ricorso dichiarato inammissibile; condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali, al versamento di euro 3.000 alla Cassa delle ammende e alla rifusione delle spese di costituzione e difesa della parte civile nel presente grado.

Norme richiamate

  • art. 648 cod. pen.

    La norma sulla ricettazione è stata interpretata alla luce del principio giurisprudenziale secondo cui la mancata plausibile giustificazione del possesso di cose provenienti da delitto costituisce elemento probatorio della conoscenza della provenienza illecita; la disponibilità esclusiva o di fatto dell'area e il comportamento dell'imputato sono stati ritenuti idonei a dimostrare il dolo.

  • art. 131-bis cod. pen.

    La disposizione sulla particolare tenuità del fatto è stata esclusa ratione valoris: il giudice ha ritenuto che l'elevato valore economico dei beni sottratti non consente l'applicazione della causa di non punibilità.

  • art. 157 cod. pen.

    Usata per il calcolo dei termini di prescrizione: la Corte ha ritenuto che, anche individuando favorevolmente il dies a quo, il termine massimo non fosse ancora decorso alla data della sentenza di appello.

  • art. 161 cod. pen.

    Richiamato insieme all'art. 157 per la determinazione del termine di prescrizione e per escludere la maturazione della stessa alla data dell'impugnata sentenza, tenendo conto delle sospensioni procedurali.

  • art. 129 cod. proc. pen.

    Richiamato in relazione all'effetto dell'inammissibilità del ricorso: la formazione del giudicato sostanziale impedisce di rilevare e dichiarare cause di non punibilità che siano maturate successivamente alla sentenza impugnata.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    La norma sull'imputazione delle spese processuali è stata applicata per condannare il ricorrente al pagamento delle spese e a una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende per l'impugnazione giudicata colposa o infondata.

  • art. 62-bis cod. pen.

    Richiamato implicitamente: la Corte ha rilevato che la sola incensuratezza (ora disciplinata nel contesto dell'art. 62-bis) non è di per sé sufficiente a giustificare l'applicazione delle attenuanti generiche.

Massime di principio

  • La presenza di mezzi provento di furto all'interno di un'area nella piena disponibilità del soggetto costituisce elemento fortemente indiziario di ricettazione, anche se il proprietario formale non coincide con l'imputato, quando sia dimostrata la disponibilità di fatto.
  • La mancata plausibile giustificazione del possesso di cose provenienti da reato può integrare la prova della conoscenza dell'origine illecita (elemento soggettivo) senza ulteriori prove dirette.
  • La particolare tenuità del fatto ex art. 131-bis non può essere riconosciuta quando il valore economico dei beni sottratti sia significativo; il valore oggettivo del bene è elemento determinante.
  • Le questioni di fatto e la rivalutazione della prova appartengono ai giudici di merito; in Cassazione motivazioni meramente confutative o richieste di nuovo apprezzamento probatorio sono inammissibili.
  • Il calcolo della prescrizione richiede attenzione a sospensioni e interruzioni processuali; una declaratoria di prescrizione può essere preclusa se il termine non è decorso alla data della sentenza impugnata.
  • L'incensuratezza del reo, da sola, non giustifica l'applicazione delle attenuanti generiche; è necessario un concreto patrimonio di elementi favorevoli aggiuntivi.
  • Un ricorso per cassazione generico, manifestamente infondato o volto a rimettere in discussione il merito, può essere dichiarato inammissibile con condanna alle spese e sanzione pecuniaria.

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