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Sentenza

Sentenza n. 11903/2026 - Roma, Sezione 5Q

per l’accertamento dell’illegittimità del silenzio serbato da parte del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale – Ambasciata d’Italia a Islamabad – sulla richiesta di convocazione per la formalizzazione della domanda di rilascio del visto d’ingresso in Italia presentata dal lavoratore straniero -OMISSIS-, nato in Pakistan il 01/08/1992, destinatario di nulla osta all’ingresso per lavoro subordinato rilasciato dalla Prefettura di Avellino (prot. P-AV/L/Q/2024/106946 del 19/08/2024).

Giustizia amministrativa202511633

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lazio - Roma, Sez. V quaterSentenzaAzione avverso il silenzio

Atto impugnato: silenzio dell'Amministrazione sulla richiesta di convocazione per la formalizzazione della domanda di visto d'ingresso per lavoro subordinato

Esito

IMPROCEDIBILITA

Favorevole al resistente (ministero)

Prevale l’amministrazione

La controversia

Il ricorrente ha proposto ricorso ai sensi dell'art. 117 c.p.a. contro il silenzio serbato dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, per il tramite dell'Ambasciata d'Italia a Islamabad, sulla richiesta di attivazione del procedimento finalizzato al rilascio di un visto d'ingresso in Italia per lavoro subordinato. Il ricorrente era destinatario di un nulla osta all'ingresso per lavoro subordinato rilasciato dalla Prefettura di Avellino. Nel corso del giudizio, successivamente alla proposizione del ricorso, la sede diplomatica competente ha fissato l'appuntamento per la presentazione della domanda di visto.

La decisione

Il TAR ha dichiarato il ricorso improcedibile per sopravvenuto difetto di interesse, ai sensi dell'art. 35, comma 1, lett. c), c.p.a. La fissazione dell'appuntamento da parte della sede diplomatica ha infatti determinato l'attivazione del procedimento amministrativo, facendo venir meno l'interesse del ricorrente a ottenere una pronuncia che imponesse all'Amministrazione di procedere. Il Collegio non ha esaminato nel merito la legittimità del silenzio né la spettanza del visto. Le spese di lite sono state integralmente compensate, in considerazione dell'elevato numero di richieste gravante sulla sede diplomatica e della complessità dell'iter previsto per la conclusione del procedimento.

Norme richiamate

  • art. 117 c.p.a.

    Disciplina il ricorso avverso il silenzio dell'amministrazione; il ricorso è stato proposto per ottenere l'attivazione del procedimento di rilascio del visto.

  • art. 35, comma 1, lett. c), c.p.a.

    Consente di dichiarare l'improcedibilità del ricorso per sopravvenuta carenza dell'interesse alla decisione; nel caso concreto, l'attivazione del procedimento ha eliminato l'interesse a una pronuncia che imponesse all'amministrazione di procedere.

  • art. 60 c.p.a.

    Ha consentito la definizione della controversia con sentenza in forma semplificata, previa audizione delle parti.

Massime di principio

  • Nel giudizio avverso il silenzio, la sopravvenuta attivazione del procedimento amministrativo richiesto dal ricorrente elimina l'interesse a ottenere una pronuncia che imponga all'amministrazione di procedere e comporta l'improcedibilità del ricorso per sopravvenuto difetto di interesse.
  • La fissazione dell'appuntamento per la formalizzazione della domanda di visto integra l'attivazione del procedimento amministrativo, ma non equivale alla definizione del procedimento né implica il riconoscimento del diritto al rilascio del visto.
  • La complessità dell'iter procedimentale e l'elevato numero di istanze gravanti sull'amministrazione possono costituire giusti motivi per la compensazione integrale delle spese di lite.

Come è indicizzato

MaterieEmersione, decreto flussi e nulla ostaTermini e notificazione del ricorsoEstinzione, perenzione e improcedibilità
RamiImmigrazione e cittadinanzaProcesso amministrativo
IstitutiSilenzio della pubblica amministrazioneSopravvenuta carenza di interesse

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