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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 24991/2022 del 30/06/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del 09/09/2021 con cui il giudice dell'esecuzione ha unificato, ai fini della continuazione, alcuni reati (omicidio e reati in materia di armi del 10/02/2007 con reati di tentato omicidio, ricettazione e violazione leggi armi del 03/05/2007) ma ha escluso la continuazione tra questi e altri omicidi già unificati in precedenza. Il ricorrente deduce violazione di legge e vizio di motivazione in relazione all'art. 81, comma 2, c.p., sostenendo che tutte le condotte erano esecuzione diluita nel tempo di un unico disegno criminoso pianificato in anticipo e che il giudice aveva dato ingiustificata rilevanza alla distanza temporale tra i fatti.

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che le censure dedotte introducessero valutazioni di merito (vietate in sede di legittimità) e che la motivazione del giudice dell'esecuzione fosse plausibile e corretta sul piano giuridico. In particolare è stato confermato che non risultava provata l'unitarietà di un disegno criminoso originario: la distanza temporale di circa tre mesi e l'assenza di elementi probatori concreti (oltre la generica appartenenza al clan e la rivalità) escludevano, secondo il giudice, la preordinazione necessaria per riconoscere la continuazione. Perciò il ricorso è stato dichiarato inammissibile; il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al versamento, in via equitativa, di euro 3.000,00 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 81, secondo comma, codice penale

    La continuazione richiede l'esistenza di un disegno criminoso unitario: non basta la mera reiterazione di reati o l'appartenenza a un clan, occorre una programmazione iniziale (anche generica e adattabile) finalizzata al conseguimento di un unico fine. Tale requisito deve risultare da elementi concreti e non può essere desunto solo da analogie o contesto.

  • art. 606, comma 1, lett. b) ed e), codice di procedura penale

    Il ricorso alla Corte di legittimità non può riproporre valutazioni di merito già compiute dai giudici di merito; le censure che sostanzialmente chiedono una rivalutazione dei fatti e delle prove sono inammissibili.

  • sentenza Corte Costituzionale 13 giugno 2000, n. 186

    Richiamata ai fini della determinazione della sanzione pecuniaria equitativa (Cassa delle ammende), con la precisazione che il ricorso non è stato proposto in mala fede o con colpa tali da escludere la riduzione equitativa.

Massime di principio

  • La qualificazione della continuazione richiede prova di un disegno criminoso unitario: la mera coincidenza di contesto (es. faida tra clan) o la reiterazione di condotte non è sufficiente.
  • La distanza temporale tra gli episodi è un elemento rilevante: periodi di tempo apprezzabili senza chiari elementi di pianificazione possono far escludere l'unitarietà del disegno.
  • È necessario fornire elementi concreti e specifici che colleghino i fatti all'origine (pianificazione, istruzioni, contatti, ruoli), non bastano affermazioni generiche di appartenenza a organizzazioni criminali o la semplice esistenza di una rivalità.
  • In sede di legittimità non è consentito riproporre censure che richiedono una riconsiderazione delle valutazioni di fatto compiute dal giudice di merito: tali censure sono di solito inammissibili ai sensi dell'art. 606 c.p.p.
  • Il criterio applicabile in fase esecutiva per riconoscere la continuazione è sostanzialmente sovrapponibile a quello di cognizione: va dimostrata, almeno in termini generali, una deliberazione iniziale volta a realizzare più reati per il conseguimento di un unico fine.

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