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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 40848/2025 del 19/12/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugnava l'ordinanza del Tribunale di Palermo che aveva dichiarato l'incompetenza del GIP di Agrigento, trasferito il procedimento a Palermo, annullato l'ordinanza genetica in relazione al reato di cui all'art. 318 c.p. (capo D) e confermato gli arresti domiciliari per i reati di cui agli artt. 110, 319, 319-bis, 321 e 353 c.p. Caramazza deduceva, con due motivi, violazioni di legge e vizio di motivazione: (1) contestava l'insufficienza e la frammentarietà del quadro indiziario a supporto dell'accusa di corruzione (art. 319 c.p.), rilevando l'equivocità dei riferimenti a somme di denaro nelle intercettazioni e la mancanza di prove della consegna di denaro o documenti; (2) contestava la qualificazione delle condotte come turbativa d'asta, sostenendo l'assenza di elementi utili a dimostrare la reale idoneità a incidere sulla concorrenza e la mancanza di prove del ruolo concreto del presidente di commissione (Falzone).

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per carenza di interesse. Ha ritenuto che l'interesse dell'indagato a proporre ricorso contro un'ordinanza di applicazione di misura personale emessa da un giudice poi dichiaratosi incompetente e sostituita da un'altra ordinanza del giudice competente risieda nella possibile futura domanda di riparazione per ingiusta detenzione; tuttavia tale interesse deve essere specificamente e motivatamente dedotto nel riesame, con indicazione certa della volontà di proporre l'azione di riparazione (personale o tramite difensore con procura speciale). Nel caso concreto il ricorrente non ha fornito tale deduzione concreta, limitandosi a mere prospettazioni eventuali sulla possibile futura archiviazione o assoluzione. Conseguentemente il ricorso è inammissibile e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro tremila alla Cassa delle ammende, ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 309 cod. proc. pen.

    Norma sulla competenza del giudice per le indagini preliminari; la Corte richiama che il riesame può dichiarare l'incompetenza e trasferire il procedimento al giudice competente

  • art. 27 cod. proc. pen.

    Regola la dichiarazione di incompetenza e la trasmissione degli atti; qui richiamata in relazione agli effetti dell'ordinanza dichiarativa di incompetenza e alla trasmissione degli atti al pubblico ministero competente

  • art. 273 cod. proc. pen.

    Norma procedurale richiamata nei motivi di ricorso (in genere relativa alle forme di impugnazione), citata come violata dal ricorrente

  • art. 291, comma 2 cod. proc. pen.

    Norma sul contenuto dell'ordinanza di applicazione di misure cautelari e sui requisiti di motivazione; il ricorrente deduceva violazione per presunta motivazione insufficiente

  • art. 110 cod. pen.

    Norma sul concorso di persone nel reato, richiamata come aderenza fattuale ai capi di imputazione

  • art. 319 cod. pen.

    Delitto di corruzione per un pubblico ufficiale: la Corte prende atto delle doglianze del ricorrente ma non entra nel merito perché ha ritenuto il ricorso inammissibile per carenza di interesse

  • art. 319-bis cod. pen.

    Delitto di concussione o analoghe specifiche; richiamata tra i capi per i quali erano applicate misure cautelari

  • art. 321 cod. pen.

    Delitti contro l'amministrazione della giustizia; richiamata tra le imputazioni oggetto del riesame

  • art. 353 cod. pen.

    Falso in atto pubblico: citata come capo di imputazione per il quale è stata confermata la misura cautelare

  • art. 315, comma 3 cod. proc. pen.

    Norma collegata alla domanda di riparazione per ingiusta detenzione; la Corte richiede che l'intenzione di proporre la domanda sia espressa con certezza o tramite difensore con procura speciale

  • art. 645, comma 1 cod. proc. pen.

    Norma sul procedimento di riparazione per ingiusta detenzione collegata all'art. 315; usata per spiegare perché la volontà di chiedere riparazione deve essere chiaramente riferibile all'indagato

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Prevede l'onere per il ricorrente, in caso di inammissibilità, del pagamento delle spese e della somma alla Cassa delle ammende; applicata per l'irrogazione della sanzione pecuniaria di euro tremila

Massime di principio

  • Un ricorso per cassazione contro un'ordinanza che riguarda misure personali emessa da un giudice poi dichiaratosi incompetente è inammissibile per carenza di interesse se il ricorrente non dimostra concretamente e specificamente la volontà di chiedere la riparazione per ingiusta detenzione.
  • La mera deduzione prognostica o eventuale di una futura archiviazione o assoluzione non è sufficiente a provare l'interesse a coltivare il ricorso in vista di una futura domanda di riparazione; è necessaria una manifestazione di volontà certa, personale o tramite difensore munito di procura speciale.
  • Quando l'ordinanza impugnata è stata tempestivamente sostituita da una misura emessa dal giudice competente, l'interesse processuale dell'indagato a ottenere una pronuncia mantiene valore solo se collegato a un concreto progetto processuale (domanda di riparazione) adeguatamente dedotto.
  • I profili di merito relativi alla valutazione degli indizi (es. insufficienza delle intercettazioni, mancanza di prova della consegna di denaro o del ruolo concreto di un pubblico ufficiale) vanno comunque esaminati, ma la Corte di legittimità non entra nel merito se il ricorso è inammissibile per ragioni di interesse; pertanto, chi impugna deve curare sia i profili procedurali sia quelli sostanziali.
  • Per evitare l'inammissibilità è opportuno che il difensore: (a) formuli espressa e motivata dichiarazione dell'intenzione del cliente di proporre istanza di riparazione per ingiusta detenzione; (b) sia munito di procura speciale quando agisce in tale prospettiva; (c) espliciti il pregiudizio concreto che deriverebbe dall'omissione della pronuncia impugnata.

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