Cassazione Penale, Sentenza n. 47320/2023 del 24/11/2023
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
Il ricorso per cassazione deduceva inosservanza della legge ai sensi dell'art. 420-quater c.p.p., denunciando difetto di "vocatio in ius" e incolpevole mancata conoscenza del processo da parte dell'imputato per notifiche eseguite esclusivamente presso il difensore d'ufficio domiciliatario, con conseguente nullità assoluta delle sentenze di primo e secondo grado. Si è fatto riferimento a giurisprudenza di legittimità (Sezioni Unite n. 23948/2019) che richiede l'accertamento dell'effettivo rapporto professionale tra difensore domiciliatario e indagato prima di dichiararne l'assenza.
La decisione
La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato: ha accertato il difetto di vocatio in ius e la mancata effettiva instaurazione del rapporto professionale tra difensore d'ufficio e Menzo, dichiarando la nullità assoluta delle notifiche e, perciò, annullando senza rinvio sia la sentenza di appello che quella di primo grado e revocando le statuizioni civili. Il Collegio ha quindi verificato la prescrizione: il fatto (tentativo di rapina impropria del 17/10/2013, pena massima 6 anni e 8 mesi) è risultato prescritto al 17/02/2022 (prescrizione pari a 8 anni e 4 mesi). Di conseguenza la Corte ha dichiarato il reato estinto per prescrizione.
Norme richiamate
art. 420-quater cod. proc. pen.
art. 420-quater cod. proc. pen.
Norma richiamata dal ricorrente per denunciare vizio di motivazione e violazione di legge: il Collegio valuta la correttezza della vocatio in ius e la regolarità delle notifiche in relazione alla formazione del rapporto processuale tra difensore e imputato.
art. 179 cod. proc. pen.
La Corte interpreta questa norma come causa di nullità assoluta e insanabile quando la citazione a giudizio non sia stata notificata all'imputato in forma idonea a determinarne la conoscenza effettiva; tale nullità è rilevabile d'ufficio in qualsiasi stato e grado del procedimento.
artt. 56 e 628 cod. pen.
Norme che individuano il reato contestato (tentativo di rapina impropria) e la partecipazione da reato tentato; richiamate per definire la fattispecie e la pena massima utile al calcolo della prescrizione.
art. 23, comma 8, D.L. n. 137/2020
art. 23, comma 8, D.L. n. 137/2020
Norma richiamata per indicare che il ricorso è stato trattato con contraddittorio scritto secondo le disposizioni emergenziali/modificative del processo; non incide sul merito della nullità per difetto di notifiche.
Massime di principio
- L'elezione di domicilio presso il difensore d'ufficio non è di per sé sufficiente a presumere la conoscenza del procedimento da parte dell'imputato: il giudice deve accertare l'effettiva instaurazione di un rapporto professionale che renda verosimile la conoscenza o la volontaria sottrazione.
- La mancanza di una notifica idonea a garantire la conoscenza effettiva della citazione a giudizio da parte dell'imputato costituisce nullità assoluta (art. 179 c.p.p.), rilevabile d'ufficio in ogni stato e grado e capace di comportare l'annullamento della sentenza.
- Se la nullità comporta l'annullamento delle sentenze di merito, il giudice di legittimità deve comunque verificare la maturazione della prescrizione; se il reato è prescritto, la sentenza deve dichiarare l'estinzione del reato senza rinvio.
- Per la difesa: se si elegge domicilio presso un difensore (anche d'ufficio) è consigliabile documentare e conservare prove dell'effettivo rapporto professionale e delle comunicazioni scambiate; per l'accusa/ufficio processuale: è necessario accertare e, se possibile, attestare la ricezione e la conoscenza degli atti da parte dell'imputato quando questi è irreperibile.
- La giurisprudenza di legittimità (Sezioni Unite) costituisce parametro vincolante per valutare la regolarità delle notifiche al difensore domiciliatario e la legittimità della dichiarazione di assenza dell'imputato.
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