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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 17846/2022 del 04/05/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ieni ha impugnato l'ordinanza della Corte d'appello che, in esecuzione della precedente sentenza di annullamento con rinvio da parte di questa Corte, aveva ricalcolato l'aumento della pena in continuazione. Il ricorrente denunciava vizi di motivazione e violazione di legge per l'assenza di un percorso argomentativo specifico: lamentava che, nonostante i coimputati avessero ottenuto un aumento più lieve, non era stata adeguatamente motivata la misura dell'aumento inflitta a lui.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto che la Corte territoriale, nella nuova ordinanza del 22-23/12/2021, abbia fornito adeguata motivazione rispettando il vincolo imposto dalla sentenza rescindente: ha valorizzato la particolare gravità del delitto (traffico di cocaina) e il ruolo di capo/promotore dell'associazione e ha quantificato l'aumento in continuazione in quattro anni (oltre a confermare l'aumento di quattro mesi per altro capo), rideterminando la pena complessiva in anni ventiquattro e mesi quattro. Per effetto del rigetto, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali ex art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • artt. 73 e 74 D.P.R. n. 309/1990

    reati di cui agli artt. 73 e 74 d.P.R. n. 309 del 1990

    Sono le norme sostanziali in materia di traffico di sostanze stupefacenti; la Corte ha considerato la gravità del reato previsto dall'art. 74 (traffico di droghe particolarmente pericolose come la cocaina) come elemento rilevante per giustificare l'aumento in continuazione.

  • art. 173 disp. att. cod. proc. pen.

    limiti richiesti dall'art. 173 disp. att. cod. proc. pen.

    Limita l'oggetto del ricorso per cassazione rispetto a quanto dedotto in grado di appello; il ricorso è stato esaminato nei limiti consentiti da tale norma.

  • art. 23, comma 8, d.l. 28/10/2020, n. 137 conv. con l. 18/12/2020, n. 176

    Sono state trasmesse, ai sensi dell'art. 23, comma 8, d.l. 28/10/2020, n. 137, conv. con l. 18/12/2020, n. 176, le conclusioni scritte del Sostituto Procuratore generale

    Norma di natura organizzativa/procedurale che disciplina la trasmissione delle conclusioni scritte; rilevante qui perché il Procuratore generale ha depositato conclusioni scritte che hanno chiesto il rigetto del ricorso.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Alla pronuncia di rigetto consegue, ex art. 616 cod. proc. pen., la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali.

    Disciplina la condanna alle spese in caso di rigetto del ricorso per cassazione; applicata per porre a carico del ricorrente le spese processuali.

Massime di principio

  • La quantificazione dell'aumento in continuazione richiede una motivazione specifica e concreta: il giudice deve esplicitare le ragioni che giustificano l'entità dell'incremento sulla base della gravità del reato e del ruolo dell'imputato.
  • La presenza di un ruolo di promotore o capo nell'associazione di traffico di stupefacenti e la natura della sostanza (es. cocaina) sono fattori che possono giustificare aumenti più consistenti in continuazione.
  • Se la Corte di cassazione annulla per carenza motivazionale, il giudice di rinvio può rideterminare la pena purché dia motivazione adeguata e rimanga nei limiti stabiliti dalla sentenza rescindente; una motivazione puntuale sul nuovo aumento tende a rendere il provvedimento resistente a successivi ricorsi.
  • Differenze di trattamento rispetto ai coimputati possono essere giustificate da elementi specifici relativi al ruolo e alla responsabilità individuale; la semplice comparazione numerica non è sufficiente senza analisi delle circostanze personali.
  • Il rigetto del ricorso comporta normalmente la condanna del ricorrente alle spese processuali ex art. 616 c.p.p., salvo diverse determinazioni, per cui è importante valutare anche il rischio economico del ricorso in Cassazione.

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