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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 36453/2024 del 30/09/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso avverso l'ordinanza del Tribunale del riesame di Catania che aveva confermato la custodia cautelare in carcere per il reato di estorsione aggravata in concorso. Il ricorrente deduceva: (1) vizio di illogicità della motivazione in relazione alla gravità indiziaria, sostenendo che dalle dichiarazioni della madre e della zia della persona offesa non risultava il suo coinvolgimento né minacce proferite da lui verso la vittima (Alberio Gianluca); (2) motivazione insufficiente rispetto alle esigenze cautelari, contestando che il pericolo di reiterazione fosse stato dedotto solo dal titolo di reato e non da elementi concreti.

La decisione

La Corte ha rigettato il ricorso ritenendolo in parte inammissibile e in parte infondato. Sulla gravità indiziaria ha confermato la valutazione del Tribunale: la presenza del Riso, insieme al coautore Di Gregorio Fabio, nell'abitazione della persona offesa e le dichiarazioni delle due donne che hanno riferito che entrambi hanno messo a soqquadro l'abitazione e trattenuto l'Alberio contro la sua volontà per diverse ore sono state ritenute elementi utili a comprovare il concorso nell'estorsione. La Corte ha richiamato il consolidato principio secondo cui la semplice presenza non meramente casuale sul luogo del reato può integrare partecipazione quando dia stimolo o senso di sicurezza all'autore. Quanto alle esigenze cautelari, la Corte ha ritenuto congrua la motivazione del Tribunale che ha valutato le modalità concrete, la spregiudicatezza, la professionalità nell'azione e la personalità pregressa del Riso per fondare la prognosi di pericolo concreto di recidiva; quindi il pericolo non è stato desunto unicamente dal titolo di reato. Conseguentemente il ricorso è rigettato e il ricorrente è condannato al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • Giurisprudenza consolidata sulla partecipazione al reato (Sez. 2)

    Sez. 2, n. 28895 del 13/07/2020, Rv. 279807; Sez. 2, n. 50323 del 22/10/2013, Rv. 257979; Sez. 2, n. 40420 del 08/10/2008, Rv. 241871

    La Corte ha applicato il principio che la semplice presenza, se non meramente casuale, può integrare il concorso nel reato quando abbia fornito stimolo all'autore o un maggior senso di sicurezza, manifestando adesione alla condotta delittuosa.

Massime di principio

  • La presenza sul luogo del reato, se non casuale, può costituire elemento indiziario valido per inferire il concorso quando sia dimostrabile che ha favorito o incoraggiato l'azione del principale.
  • La gravità indiziaria deve essere valutata nel complesso delle dichiarazioni e dei fatti concreti (attività compiuta, ruoli e comportamenti), non limitandosi a considerazioni formali sul titolo di reato.
  • Le esigenze cautelari (pericolo di reiterazione) possono essere fondate sulle modalità concrete della condotta e sulla personalità del soggetto: non è illegittimo basare la prognosi di pericolosità su elementi dinamici e non soltanto sul tipo di reato.
  • Il giudice di merito ha ampia discrezionalità motivazionale; in cassazione la contestazione sulla 'illogicità' richiede che la motivazione sia contraddittoria o manifestamente irragionevole rispetto ai fatti emersi.
  • In sede difensiva, per contrastare misure cautelari fondate sulla presenza e sulle modalità dell'azione collettiva, è utile proporre al giudice elementi probatori concreti che escludano la partecipazione attiva (alibi, contraddizioni nelle dichiarazioni che riguardano il ruolo dell'imputato, elementi che attestino la casualità della presenza).

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