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Cassazione Penale, Ordinanza n. 17606/2025 del 09/05/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

L'imputato ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte d'appello che lo aveva ritenuto responsabile per i reati di cui agli artt. 336, 337 e 635 c.p. Il ricorso articolava tre motivi: con il primo si deduceva vizio di motivazione sulla configurabilità del danneggiamento ex art. 635 c.p., sostenendo che la condotta non integrasse il reato; con il secondo si censurava la motivazione in ordine alla configurabilità dei reati di cui agli artt. 336 e 337 c.p., contestando l'individuazione dell'atto d'ufficio e la ricostruzione della condotta degli operanti; con il terzo si contestava il diniego delle circostanze attenuanti generiche, ritenuto illogico o insufficiente.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto il primo motivo generico e riproduttivo di censure già esaminate e disattese dal giudice di merito, il secondo analogo per difetto di confronto con la motivazione della sentenza impugnata, che aveva individuato l'atto d'ufficio nella condotta degli operanti finalizzata alla tutela dell'ordine pubblico, e il terzo generico e manifestamente infondato perché non si confrontava con la motivazione del diniego delle attenuanti generiche, fondata sulle modalità dell'azione e sull'assenza di elementi positivamente valorizzabili. Conseguentemente, il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al pagamento di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 635 c.p.

    La Corte ritiene corretta la qualificazione della condotta come danneggiamento quando essa incida sull'alterazione della funzionalità dei beni.

  • art. 336 c.p.

    La censura è inammissibile perché non si confronta con la motivazione di merito che aveva individuato l'atto d'ufficio nella condotta degli operanti.

  • art. 337 c.p.

    La censura è inammissibile per mancato confronto con la ricostruzione fattuale e probatoria della sentenza impugnata.

  • art. 62-bis c.p.

    Il diniego delle attenuanti generiche è stato ritenuto adeguatamente motivato in relazione alle modalità dell'azione e all'assenza di elementi positivamente valorizzabili.

  • art. 616 c.p.p.

    In caso di inammissibilità del ricorso, il ricorrente è condannato alle spese processuali e al versamento di una somma in favore della Cassa delle ammende.

Massime di principio

  • Nel giudizio di legittimità il motivo di ricorso è inammissibile quando si risolve in una censura generica o meramente riproduttiva di doglianze già esaminate e disattese dal giudice di merito.
  • Il ricorso per cassazione deve confrontarsi specificamente con la motivazione della sentenza impugnata; in mancanza di tale confronto, la censura è inammissibile.
  • Ai fini del reato di danneggiamento, può integrare la fattispecie anche la condotta che alteri la funzionalità del bene, secondo la valutazione di merito se congruamente motivata.
  • Per i reati di violenza o resistenza a pubblico ufficiale, la motivazione può individuare l'atto d'ufficio nella condotta degli operanti finalizzata alla tutela dell'ordine pubblico, ove tale ricostruzione sia sorretta dalle risultanze probatorie.
  • Il diniego delle attenuanti generiche è legittimo se il giudice valorizza le modalità della condotta e l'assenza di elementi positivamente apprezzabili, con motivazione non manifestamente illogica.
  • L'inammissibilità del ricorso comporta la condanna del ricorrente alle spese processuali e al pagamento della somma in favore della Cassa delle ammende.

Come è indicizzato

MaterieResistenza e oltraggio a pubblico ufficialeDanneggiamentoImpugnazioni
RamiReati contro la PADelitti contro il patrimonioProcesso penale

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