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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 8591/2025 del 03/03/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Longobardi ha impugnato per cassazione l'ordinanza che aveva dichiarato inammissibile la sua istanza di revisione della sentenza irrevocabile di condanna (art. 416-bis c.p.). La richiesta di revisione era fondata su presunte "prove nuove": una sentenza della Corte di Cassazione (n. 42518/2022) e documentazione carceraria ritenuta idonea a dimostrare l'impossibilità di contatti tra Longobardi e il presunto alleato Sarno, nonché sulla mancata assunzione della deposizione del direttore dell'istituto penitenziario. Il ricorrente sosteneva che la sentenza della Prima Sezione della Cassazione avrebbe inciso sulla credibilità del collaboratore di giustizia De Felice Francesco, principale fonte di prova a suo carico, e che tali elementi non erano stati valutati correttamente dalla Corte territoriale.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso (in parte dichiarandolo inammissibile ove occorreva) ritenendolo complessivamente infondato. Ha confermato che gli elementi dedotti non costituiscono "prova nuova" idonea a rimuovere il giudicato, perché erano già stati esaminati in precedenti istanze e considerati inconferenti, e perché la sentenza di annullamento citata riguarda fatti diversi e, pertanto, non possiede un valore dimostrativo tale da mettere in crisi la valutazione del giudicato. La Corte ha richiamato l'orientamento nomofilattico (Sez. Un. Pisano e successive pronunce) sul rigoroso requisito della novità, pertinenza e idoneità delle prove rispetto al capovolgimento del giudizio di colpevolezza. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 416-bis cod. pen.

    reato per il quale Longobardi era stato condannato; contestazione di mafia è il contesto fattuale della sentenza irrevocabile

  • art. 606 comma 1 lett. b) ed e) cod. proc. pen.

    norme richiamate come presupposto dei motivi di ricorso per cassazione (vizi di motivazione e/o violazione di norme di diritto)

  • art. 630 comma 1 lett. c) cod. proc. pen.

    disciplina il motivo di revisione fondato su "prove nuove": il ricorso alla revisione è ammesso solo se emergono elementi nuovi idonei a determinare l'assoluzione

  • art. 173 disp. att. cod. proc. pen.

    limiti procedurali alla redazione del ricorso per cassazione (richiamato per i limiti dell'enunciazione dei motivi)

  • art. 641 cod. proc. pen.

    stabilisce che un'ordinanza di inammissibilità non pregiudica il diritto di proporre nuova richiesta di revisione purché fondata su elementi diversi

  • art. 631 cod. proc. pen.

    "gli elementi in base ai quali si chiede la revisione devono, a pena di inammissibilità della domanda, essere tali da dimostrare, se accertati, che il condannato deve essere prosciolto a norma degli articoli 529, 530 o 531"

    vincola la fase di ammissibilità: gli elementi dedotti devono, se verificati, portare all'assoluzione secondo le norme sul giudizio di merito

  • art. 616 cod. proc. pen.

    dispone la condanna alle spese processuali in caso di rigetto del ricorso

  • Sezioni Unite, sent. Pisano (n. 624 del 26/09/2001)

    principio guida sulla natura straordinaria della revisione: occorrono elementi nuovi, estranei e diversi rispetto a quanto acquisito nel processo che ha formato il giudicato

  • Sentenza Corte di Cassazione, Prima Sezione n. 42518/2022

    decisione prodotta dal ricorrente come presunto novum: la Corte ha ritenuto che quella pronuncia, attinente a fatti diversi e in ogni caso non ancora capace di determinare una diversità di valutazione giuridica idonea a rimuovere il giudicato nel caso di Longobardi, non costituisce prova nuova

Massime di principio

  • La revisione è uno strumento straordinario: può fondarsi solo su elementi effettivamente nuovi, non su rielaborazioni o rilanci di prove già esaminate e ritenute inconferenti
  • Una sentenza che ridetermina l'affidabilità di un collaboratore in un procedimento diverso non costituisce automaticamente "prova nuova" per altro procedimento: occorre nesso diretto e pertinenza rispetto ai fatti che hanno determinato la condanna
  • Se un'istanza di revisione precedente è stata dichiarata inammissibile, una nuova istanza è ammissibile solo se fondata su elementi diversi e non già valutati
  • Il giudice dell'ammissibilità (fase rescindente) compie un giudizio sommario ma non puramente formale: valuta astrattamente se il novum, se accolto, potrebbe condurre all'assoluzione secondo gli articoli 529-531 c.p.p.
  • Documenti di natura aderenza/carceraria (es. allocazione in padiglioni, periodi di detenzione) devono essere concretamente pertinenti e non già rimossi o valutati nel processo; da soli possono essere inattendibili se non inseriti in un quadro probatorio più ampio
  • Quando la decisione che si assume come novum è ancora suscettibile di ulteriore valutazione (es. giudice del rinvio può confermare la valutazione di attendibilità), essa perde valore di prova acquisita e dimostrativa ai fini della revisione
  • Per aumentare le probabilità di successo in una richiesta di revisione è necessario dimostrare: novità assoluta dell'elemento, pertinenza diretta con la prova centrale che ha retto la condanna e reale idoneità a determinare, congiuntamente ad altre prove eventualmente nuove, l'assoluzione
  • In sede di predisposizione dell'istanza, è utile evidenziare con chiarezza il nesso logico-traumaturgico tra il nuovo elemento e il nucleo probatorio che ha portato alla condanna, evitando deduzioni assertive senza collegamenti probanti

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