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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 34040/2025 del 16/10/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Richiesta di riparazione per ingiusta detenzione relativa alla custodia cautelare subita dal 25/05/2016 al 09/07/2019 (periodo rilevante individuato dalla Corte d'appello: 23/05/2018-09/07/2019) nell'ambito di un procedimento per partecipazione ad associazione (ex art. 74 D.P.R. 309/1990 e aggravante art. 7 legge n.203/1991) e reato di detenzione/cessione stupefacenti (artt. 81, 110 c.p. e 73 T.U. Stup.), conclusosi con sentenza irrevocabile di assoluzione ("per non aver commesso il fatto" e "perché il fatto non sussiste"). La ricorrente censura l'ordinanza della Corte d'appello per vizio di motivazione e violazione di legge, sostenendo che la sua condotta extraprocessuale (frequentazione della casa di Nunziata D'Amico in qualità di collaboratrice domestica e un incarico occasionale di raccolta denaro) non aveva il requisito soggettivo della colpa grave né poteva essere ritenuta causa dell'errore dell'autorità giudiziaria.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per difetto di confronto con la motivazione ampia e articolata fornita dalla Corte territoriale. La Corte d'appello aveva infatti ritenuto che, pur essendo il materiale probatorio a carico della Landi scarso e contraddittorio, emergessero elementi quali frequenti rapporti ambigui con soggetti inseriti nel contesto associativo, la presenza nell'abitazione intercettata in conversazioni sullo spaccio e l'esecuzione di un incarico di raccolta denaro derivante dall'attività di spaccio, tutto ciò indicativo di una condotta di connivenza/passiva contiguità al sodalizio. La Cassazione ha richiamato il principio secondo cui la colpa grave ai fini dell'esclusione dell'indennizzo ex art. 314 c.p.p. può ricomprendere atteggiamenti di connivenza passiva se ricorrono determinate condizioni. Esito processuale: dichiarazione di inammissibilità del ricorso; condanna della ricorrente al pagamento delle spese processuali, al versamento di euro 3.000,00 in favore della Cassa delle ammende e alla rifusione delle spese in favore del Ministero resistente.

Norme richiamate

  • art. 581 cod. proc. pen.

    art. 581, comma 1 lett. a) e d)

    Richiede che il ricorso indichi i capi/punti impugnati e illustri le ragioni di diritto e gli elementi di fatto a sostegno: omissione di confronto con la motivazione di merito rende il ricorso inammissibile.

  • art. 314 cod. proc. pen.

    Il diritto all'indennizzo per ingiusta detenzione può essere escluso se ricorre la "colpa grave" del detenuto; la Corte interpreta la colpa grave come comprensiva anche di forme di connivenza passiva quando sussiste una delle condizioni tipiche (inosservanza di doveri di solidarietà sociale, tolleranza di reato essendo in grado di impedirlo, o rafforzamento della volontà criminosa della parte).

  • D.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309, art. 74

    Norma del testo unico sugli stupefacenti richiamata per identificare il capo di imputazione principale (associazione finalizzata al traffico di stupefacenti).

  • legge n. 203 del 1991, art. 7

    Aggravante richiamata nel capo di imputazione; contestualizza il profilo aggravato dell'accusa nei confronti dell'imputata.

  • artt. 81 e 110 cod. pen.; art. 73 T.U. Stup.

    Norme penali richiamate per i reati concorrenti contestati (concorso di persone e illecita detenzione/cessione di stupefacenti).

  • Sentenza Corte costituzionale n. 186 del 13/06/2000

    Richiamata in relazione alla quantificazione e all'eventuale irrogazione di somme a favore della Cassa delle ammende; la Corte la usa come criterio di riferimento per la misura della somma da imporre.

Massime di principio

  • In Cassazione il ricorso deve confrontarsi esplicitamente e punto per punto con la motivazione della corte territoriale: la mancata trattazione della motivazione di merito determina l'inammissibilità per violazione art. 581 c.p.p.
  • Per la concessione dell'indennizzo ex art. 314 c.p.p. non è sufficiente l'assoluzione: occorre che la responsabilità della custodia cautelare non sia imputabile a colpa grave del detenuto; la colpa grave può ricomprendere anche forme di connivenza passiva secondo criteri ben definiti.
  • La 'connivenza passiva' esclude l'indennizzo se si configura come: 1) violazione di doveri di solidarietà sociale che potevano impedire gravi danni; 2) tolleranza di un reato quando l'agente era in posizione di impedire la consumazione; 3) comportamento che ha oggettivamente rafforzato la volontà criminosa, con prova della conoscenza dell'attività illecita.
  • La valutazione della rilevanza probatoria e la ricostruzione fattuale (es. giudizio sulla frequentazione, incarichi assunti, intercettazioni) sono di merito e non sono sindacabili in sede di legittimità se adeguatamente motivate; il rimedio è l'impugnazione di fatto motivata nel ricorso per cassazione.
  • Condotte apparentemente 'neutrali' (es. lavoro domestico, presenza in un'abitazione) possono non bastare a dimostrare colpa grave salvo elementi ulteriori che ne evidenzino l'ambiguità o la partecipazione (es. raccolta di proventi, ripetute frequentazioni con soggetti notoriamente coinvolti).
  • In caso di inammissibilità del ricorso la parte può essere condannata a spese e, in determinati casi e con riferimento alla giurisprudenza costituzionale, a somme a favore della Cassa delle ammende anche se non si ravvisa dolo nella proposizione del ricorso.

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