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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 48840/2023 del 07/12/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

I ricorrenti hanno impugnato il decreto per diverse ragioni. Il Procuratore generale ha dedotto violazione dell'art. 4, comma 1, lett. a) d.lgs. 159/2011 contestando la valutazione della Corte di appello circa la 'appartenenza' del Canale alla 'ndrangheta e richiedendo una diversa ponderazione delle dichiarazioni dei collaboratori e delle emergenze dei procedimenti 'Malefix' e 'Metameria'. Pietro Canale ha dedotto: (i) violazione dell'art. 4, comma 1, lett. b) d.lgs. 159/2011 e vizio della motivazione in ordine alla ritenuta pericolosità generica per il periodo 2014-2018, segnalando che non è stato valutato se i proventi illeciti costituissero componente abituale o prevalente del reddito; (ii) assenza di motivazione in relazione ai reati di autoriciclaggio e reimpiego (artt. 648-ter e 648.1-ter c.p. e artt. 2 e 8 d.lgs. 74/2000), con rilievo sull'insufficiente prova di consegna di denaro contante; (iii) violazione dell'art. 24 d.lgs. 159/2011 in ordine alla confisca di beni aziendali e personali acquistati dopo il periodo contestato, per presunta sproporzione non adeguatamente provata e per mancato esame dei profitti leciti e degli atti di definizione fiscale (accertamento con adesione). Erika Canale ha impugnato per contestare la confisca di beni ritenuti fittiziamente intestati.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Procuratore generale (per motivi attinenti alla rivalutazione del compendio probatorio) e inammissibile il ricorso di Erika Canale per carenza di interesse. Ha invece accolto il ricorso di Pietro Canale in parte: ha annullato il decreto impugnato con riferimento alla confisca dei beni del proposto (rilevando che la pericolosità generica non può essere desunta automaticamente dallo status di evasore fiscale seriale e che occorre considerare se i proventi illeciti abbiano costituito l'abituale fonte di reddito, nonché l'effetto degli riti deflativi come l'accertamento con adesione) e ha disposto il rinvio alla Corte di appello di Reggio Calabria in diversa composizione per nuovo giudizio conforme ai principi indicati. Conseguentemente è stata disposta la condanna del ricorrente ritenuto inammissibile al pagamento delle spese processuali e di una somma di euro 500 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • d.lgs. n. 159/2011, art. 4, comma 1, lett. a)

    La Corte richiede che il concetto di 'appartenenza' rilevante per le misure di prevenzione comprenda anche condotte isolate funzionali agli scopi associativi, ma esclude le mere situazioni di contiguità; non è ammessa in Cassazione una rivalutazione globale e alternativa del compendio probatorio rispetto alla valutazione sui requisiti della pericolosità qualificata.

  • d.lgs. n. 159/2011, art. 4, comma 1, lett. b)

    Per la pericolosità generica la Corte richiede che, prima di disporre misure patrimoniali, si accerti se i proventi illeciti abbiano costituito l'abituale o prevalente mezzo di sussistenza; il mero status di evasore fiscale seriale non è sufficiente a fondare la misura.

  • d.lgs. n. 159/2011, art. 24

    La confisca di prevenzione richiede adeguata motivazione della sproporzione tra reddito dichiarato e patrimonio e prova della riconducibilità dei beni ai proventi delittuosi; non è sufficiente una presunzione generica.

  • codice penale, artt. 648-ter e 648.1-ter

    La Corte richiama la necessità di motivazione specifica in ordine alla sussistenza dell'autoriciclaggio/reimpiego, con riferimento alle prove concrete (es. consegna di contanti) necessarie per integrare i delitti contestati.

  • d.lgs. n. 74/2000, artt. 2 e 8

    I reati tributari sono rilevanti ma, ai fini delle misure di prevenzione patrimoniali, occorre distinguere le condotte che generano profitto illecito da quelle dirette solo ad eludere il pagamento di imposte su redditi lecitamente prodotti; inoltre gli atti deflativi (es. accertamento con adesione) possono incidere sulla valutazione della sproporzione e della natura dei profitti.

Massime di principio

  • Per misure di prevenzione patrimoniali non è sufficiente essere un evasore fiscale seriale: occorre dimostrare che i proventi illeciti abbiano costituito l'abituale o prevalente mezzo di sussistenza del soggetto.
  • La valutazione dell'appartenenza a un'associazione mafiosa ai fini prevenzionali può comprendere condotte isolate funzionali agli scopi associativi, ma va esclusa la mera contiguità; la prova deve essere adeguatamente motivata.
  • Le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia e le emergenze da procedimenti penali devono essere valutate nel loro complesso e con attenzione critica: non sempre, da sole, giustificano la misura di prevenzione.
  • La confisca richiede prova concreta della sproporzione tra reddito dichiarato e patrimonio e della relazione causale fra proventi illeciti e beni acquisiti; le definizioni fiscali conciliative (accertamento con adesione) possono attenuare la presunzione di illiceità.
  • Nel giudizio di legittimità (Corte di cassazione) non è ammessa una semplice rivalutazione del compendio probatorio con criteri diversi da quelli già adottati; la censura deve essere giuridicamente fondata.
  • Il terzo formalmente intestatario di beni ritenuti fittiziamente appartenenti al proposto ha interesse solo a provare la propria titolarità effettiva; non può impugnare questioni sulla pericolosità del proposto che spettano solo a quest'ultimo.

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