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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 23317/2023 del 29/05/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il Pubblico ministero ha proposto ricorso per cassazione avverso l'ordinanza del Tribunale del riesame di Brindisi (11/01/2023) che aveva rigettato il suo appello contro l'ordinanza del GIP (12/12/2022) con cui era stata concessa all'Autorità la facoltà d'uso di alcuni varchi precedentemente sottoposti a sequestro preventivo. Il PM ha censurato la decisione per violazione di legge e norme processuali sostenendo che, trattandosi di sequestro preventivo di tipo impeditivo, la concessione della facoltà d'uso non era ammissibile.

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza d'interesse, rilevando che il sequestro è venuto meno in seguito alla sentenza del Giudice dell'udienza preliminare di Brindisi del 13 aprile 2023 che ha assolto gli imputati e ha ordinato la restituzione di tutte le cose sequestrate all'Autorità. Poiché gli effetti del sequestro erano già cessati per ordine del GUP e le cose erano state restituite, non sussiste più una situazione controversa da decidere in sede di cassazione sul punto contestato.

Norme richiamate

  • Sequestro preventivo (istituto del diritto processuale penale)

    Dal testo emerge l'interpretazione che la sopravvenuta cessazione del sequestro (per effetto della sentenza del GUP che ha disposto la restituzione) determina la sopravvenuta carenza d'interesse del ricorso del pubblico ministero, rendendo inammissibile l'impugnazione diretta a ottenere una pronuncia sulla facoltà d'uso dei beni oggetto del provvedimento originario

  • Facoltà d'uso dei beni sottoposti a sequestro preventivo (prassi applicativa)

    Il Tribunale del riesame aveva ammesso la possibilità di concedere la facoltà d'uso; il ricorso per cassazione del PM contestava tale possibilità in relazione al sequestro impeditivo, ma la Corte ha evitato di esaminare il merito perché la restituzione dei beni ha reso privo di interesse il motivo dell'impugnazione

Massime di principio

  • Se, dopo un provvedimento di sequestro e relativi gradi di impugnazione, interviene un provvedimento successivo che annulla o dispone la restituzione dei beni, i ricorsi proposti diventano spesso inammissibili per sopravvenuta carenza d'interesse: il giudice di legittimità non decide sul merito se non vi sia un interesse attuale e concreto.
  • La distinzione tra sequestro preventivo 'impeditivo' e possibilità di concedere la facoltà d'uso è rilevante: se il sequestro è ancora efficace, la facoltà d'uso può essere oggetto di contestazione; ma se il vincolo è cessato per effetto di una successiva decisione giudiziale, la controversia può essere priva di oggetto.
  • Prima di proporre o proseguire un ricorso è fondamentale verificare lo stato sostanziale e processuale dei beni (se sono stati restituiti o se il sequestro è stato revocato), perché la sopravvenienza può determinare l'inammissibilità per carenza d'interesse.
  • Nel valutare la legittimità della concessione della facoltà d'uso, i giudici considerano sia la natura del sequestro sia gli effetti pratici sul bene; tuttavia, la decisione sul merito richiede che permane un interesse processuale attuale.
  • Se si intende tutelare un diritto risultante dalla restituzione già avvenuta, è necessario valutare rimedi alternativi o impugnazioni diverse e tempestive: un ricorso che per oggetto presuppone l'esistenza del vincolo revocato rischia di essere dichiarato inammissibile.

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