Sentenza n. 163/2026 - Salerno, Sezione 3
per l’ottemperanza, alla sentenza n. 177 emessa il 29 gennaio 2025 dal T.A.R. per la Campania (Sede di Salerno), Sezione III;
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: mancata esecuzione della sentenza del TAR Campania - Salerno, Sez. III, n. 177 del 29 gennaio 2025, relativa alla rideterminazione dell’indennità di buonuscita mediante inclusione dei sei scatti stipendiali
Esito
Favorevole al resistente (ente previdenziale)
Prevale l’amministrazione
La controversia
Il ricorrente ha proposto ricorso per ottemperanza ai sensi dell’art. 114 c.p.a., chiedendo l’esecuzione della precedente sentenza, che aveva accertato il suo diritto al beneficio economico previsto dall’art. 6-bis d.l. 21 settembre 1987, n. 387, convertito dalla l. 20 novembre 1987, n. 472, e aveva condannato l’INPS a rideterminare l’indennità di buonuscita includendo nella base di calcolo i sei scatti stipendiali, nonché a corrispondere le relative differenze con interessi legali. Nel corso del giudizio l’INPS ha dichiarato di avere eseguito la sentenza, provvedendo al ricalcolo del trattamento di fine servizio e al pagamento delle differenze. Il ricorrente ha confermato l’avvenuta soddisfazione della pretesa, chiedendo tuttavia la condanna dell’Istituto alle spese secondo il principio della soccombenza virtuale, poiché l’adempimento sarebbe intervenuto solo dopo e per effetto della proposizione del ricorso per ottemperanza.
La decisione
Il TAR ha dichiarato cessata la materia del contendere, ritenendo che l’esecuzione sopravvenuta della sentenza avesse integralmente soddisfatto la pretesa azionata, ai sensi dell’art. 34, comma 5, c.p.a. Quanto alle spese, le ha compensate nella misura del 50%, valorizzando il comportamento attivo dell’Amministrazione, e ha posto la restante metà a carico dell’INPS, liquidandola in 750 euro oltre accessori, con distrazione in favore del difensore dichiaratosi antistatario. Il contributo unificato è stato posto a carico dell’INPS. È stato inoltre disposto l’oscuramento dei dati identificativi del ricorrente.
Norme richiamate
art. 114 c.p.a.
Costituisce la base processuale dell’azione di ottemperanza proposta per ottenere l’esecuzione della precedente sentenza amministrativa.
art. 34, comma 5, c.p.a.
Consente di dichiarare cessata la materia del contendere quando, nel corso del giudizio, sopravviene una situazione idonea a soddisfare integralmente la pretesa azionata.
art. 6-bis d.l. 21 settembre 1987, n. 387, convertito dalla l. 20 novembre 1987, n. 472
Prevede il beneficio economico dei sei scatti stipendiali, la cui inclusione nella base di calcolo dell’indennità di buonuscita era stata riconosciuta dalla sentenza oggetto di ottemperanza.
art. 52, commi 1 e 2, d.lgs. 30 giugno 2003, n. 196
È richiamato quale fondamento della tutela dei dati personali mediante oscuramento delle generalità del ricorrente.
artt. 5 e 6 Regolamento (UE) 2016/679
Sono richiamati, unitamente alla disciplina nazionale, a sostegno dell’oscuramento dei dati identificativi della parte.
Massime di principio
- Quando, nel corso di un giudizio di ottemperanza, l’amministrazione esegue integralmente il giudicato e soddisfa la pretesa del ricorrente, deve essere dichiarata la cessazione della materia del contendere ai sensi dell’art. 34, comma 5, c.p.a.
- La sopravvenuta esecuzione del giudicato non impedisce al giudice dell’ottemperanza di regolare le spese di lite valutando il comportamento processuale e sostanziale dell’amministrazione, anche mediante compensazione parziale e applicazione della soccombenza per la parte residua.
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