Cassazione Penale, Sentenza n. 678/2022 del 12/01/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
I ricorrenti impugnano la sentenza della Corte d'appello del 27/11/2020 con due motivi principali: (1) violazione delle norme processuali (artt. 238 e 238-bis c.p.p.) e mancata assunzione di una prova decisiva a discarico — ossia l'esclusione dall'istruttoria di sentenze pronunciate in altro procedimento (Tribunale di Chieti e Giudice di Pace) che, secondo gli imputati, sarebbero divenute irrevocabili ma non sono state acquisite; (2) vizio di motivazione e violazione di legge rispetto alla qualificazione di minaccia (art. 612 c.p.), sostenendo che la frase attribuita agli imputati era una risposta provocatoria priva di valenza intimidatoria e che la reazione della persona offesa (svenimento/lesioni) dimostra tutt'altro quadro fattuale.
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi. Ha ritenuto infondato il primo motivo perché: le sentenze chieste in acquisizione non contenevano l'attestazione di irrevocabilità (onere degli imputati dimostrarla) e, comunque, tali provvedimenti, se non irrevocabili, avrebbero potuto essere acquisiti solo ai sensi degli artt. 234 e 236 c.p.p., limitatamente all'esistenza della decisione e delle vicende processuali e non ai fini della riconsiderazione probatoria dei fatti. Inoltre, la Corte ha ritenuto che l'acquisizione di quelle sentenze non avrebbe modificato l'esito del processo, essendo i fatti contestuali caratterizzati da forte emotività e concitazione. Il secondo motivo è stato ritenuto manifestamente infondato: la Corte territoriale ha valutato correttamente che l'espressione attribuita ai coniugi (tra cui la prospettazione di "fare anche di peggio" in relazione all'investimento del gatto) aveva attitudine intimidatoria, anche alla luce del contesto, e integrava il reato di minaccia (seppur non grave). I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali.
Norme richiamate
art. 544-bis c.p.
La Corte d'appello aveva assolto Grazioso per il reato previsto da questa norma ritenendo che il fatto non costituiva reato; la Cassazione non ha riformato tale esito, concentrandosi sui motivi di ricorso proposti.
art. 612 c.p.
Il reato di minaccia richiede la prospettazione di un male ingiusto idoneo a limitare la libertà psichica della vittima; non è necessaria la concreta percezione della paura, basta l'attitudine intimidatoria del comportamento considerato nel suo contesto.
art. 238 c.p.p.
Norma sul regime di utilizzazione delle sentenze: la Corte ha ritenuto non applicabile l'acquisizione ai fini probatori delle sentenze prive di attestazione di irrevocabilità nella forma prevista, salvo diverso utilizzo come documenti.
art. 238-bis c.p.p.
Prevede l'acquisizione e gli effetti probatori delle sentenze di altri procedimenti solo se è dimostrata l'irrevocabilità; la Corte ha affermato l'onere degli imputati di provare tale irrevocabilità.
art. 234, comma 1 c.p.p.
Le sentenze non irrevocabili possono essere comunque assunte come documenti ai sensi di questa norma, ma solo limitatamente all'esistenza della decisione e delle vicende processuali, non per riformulare la valutazione delle prove.
art. 236 c.p.p.
Regola l'acquisizione di documenti: le sentenze non definitive possono essere utilizzate come documenti probatori entro i limiti previsti dalla giurisprudenza, cioè non per sovrapporre valutazioni probatorie provenienti da procedimenti diversi.
Massime di principio
- Le sentenze pronunciate in procedimenti penali diversi e non ancora irrevocabili non producono in altro processo lo stesso effetto probatorio: possono provare l'esistenza del provvedimento e vicende processuali, ma non sostituirsi alla valutazione delle prove compiuta nel processo in esame.
- Spetta a chi chiede l'acquisizione di una sentenza fuori dal processo dimostrare l'irrevocabilità (o fornire l'attestazione prevista): in mancanza, l'acquisizione ai sensi dell'art. 238-bis c.p.p. non è possibile.
- Anche se la persona offesa reagisce emotivamente o provoca, la valutazione sulla sussistenza della minaccia deve considerare il contesto e l'attitudine intimidatoria delle espressioni: la provocazione non esclude automaticamente il reato di minaccia.
- Per integrare la minaccia è sufficiente la prospettazione di un male ingiusto idoneo ad intimidire, non è necessaria la concreta manifestazione di paura nella vittima; rileva l'insieme di parole e circostanze che ne evidenziano l'efficacia intimidatoria.
- Se l'esclusione di una prova invocata dalla difesa non ha conseguenze decisive sull'esito del giudizio (mancato effetto modificativo del giudicato), la Corte può ritenere il vizio ininfluente e respingere il ricorso per carenza di disvalore concreto.
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