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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 2636/2025 del 22/01/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugna la sentenza della Corte d'appello di Torino che aveva dichiarato inammissibile l'appello proposto contro la sentenza del Tribunale di Biella del 21/04/2022. Nell'atto di ricorso si deduceva violazione di legge e aspecificità della decisione di merito: si sosteneva che i motivi di appello erano sufficientemente specifici perché censuravano la valutazione dell'attendibilità della persona offesa, le modalità della restituzione di somme, la configurabilità del reato di usura e l'eccessività della pena; si lamentava che la Corte territoriale si fosse limitata ad enunciare l'inammissibilità senza esaminare nel merito tali censure.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha condiviso la valutazione della Corte di appello secondo cui l'appello era aspecifico: la difesa si era limitata a riproporre argomentazioni già svolte in primo grado senza confrontarsi in modo puntuale con le ulteriori e specifiche argomentazioni motivazionali del Tribunale (che aveva fondato la condanna anche su numerosi altri elementi), e non aveva specificato i fatti e le ragioni di diritto richieste dagli artt. 581 e 591 c.p.p. Per l'inammissibilità è stata disposta la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 581 c.p.p.

    i motivi, con indicazione specifica delle ragioni di diritto e degli elementi di fatto che sorreggono ogni richiesta

    La Corte ha ritenuto che l'atto di impugnazione dovesse indicare in modo puntuale le ragioni di diritto e gli elementi di fatto a sostegno di ciascun motivo; l'assenza di tale specificazione rende l'appello inammissibile

  • art. 591, comma 1, c.p.p.

    Norma invocata per la declaratoria di inammissibilità del ricorso per aspecificità dei motivi: la Corte di Cassazione ha applicato tale disposizione per dichiarare il ricorso inammissibile quando le censure non indicano le ragioni di fatto e di diritto necessarie

Massime di principio

  • Un atto di impugnazione (appello o ricorso) deve indicare specificamente, per ciascun motivo, le ragioni di diritto e gli elementi di fatto che lo sorreggono; la mera riproposizione di argomentazioni già esaminate in primo grado senza confronto puntuale con le motivazioni contrarie espone al rischio di inammissibilità
  • Quando si censura la valutazione della testimonianza o dell'attendibilità della persona offesa occorre indicare esattamente quale elemento probatorio sia viziato e come tale vizio incida sulle conclusioni del giudice, non limitarsi a enunciare la generica inattendibilità
  • Se si impugna il trattamento sanzionatorio è necessario confrontarsi nel dettaglio con la motivazione che ha portato il giudice a rifiutare benefici o attenuanti e a determinare la pena, indicando norme, criteri e fatti concreti che giustifichino la diversa determinazione
  • In casi analoghi, è utile richiamare puntualmente i passaggi di motivazione del provvedimento impugnato (con riferimento a pagine o numeri di capoverso), fornire elementi nuovi o specifici di fatto o di diritto, e mostrare come essi incidano sul giudizio di responsabilità o sulla determinazione della pena
  • La mancata specificazione comporta non solo il rigetto dell'impugnazione ma anche possibili condanne alle spese e sanzioni pecuniarie (es. versamento alla Cassa delle ammende)

Testo integrale

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