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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 9912/2024 del 08/03/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnano la conferma delle condanne per trasferimento fraudolento di valori (intestazione fittizia ex art. 512-bis c.p.) e per estorsione aggravata (art. 629 c.p., con aggravante per appartenenza mafiosa art. 628 comma 3 n.3 c.p.). Salerno deduce l'incompatibilità tra la qualificazione di socio occulto (intestatario reale) e la configurabilità dell'estorsione nei confronti dell'intestatario fittizio (Versaggio), la carenza di prova sulla provenienza dei capitali per l'intestazione fittizia, la necessità di rinnovare l'istruttoria (testimone Bonito) e chiede il riconoscimento della circostanza attenuante della lieve entità (Corte Cost. n.120/2023) e la concessione delle attenuanti generiche e la riduzione della pena. Bosco censura la motivazione sulla estorsione (incongruenza tra essere vittima e reo formale), chiede la derubricazione ad esercizio arbitrario delle proprie ragioni (art. 393 c.p.), contesta l'aggravante mafiosa per mancanza di metus e lamenta il diniego delle attenuanti generiche e la carenza motivazionale sull'intestazione fittizia a lui addebitata (finalità elusiva non dimostrata, rapporto di parentela con il reale dominus).

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi in gran parte e dichiarato inammissibili alcune doglianze: ha confermato la responsabilità di Salerno e Bosco per i reati di intestazione fittizia (art. 512-bis c.p.) e per l'estorsione aggravata (art. 629 c.p. con art. 628 comma 3 n.3 c.p.), esclusa l'aggravante prevista dall'art. 7 D.L. 152/91 e la recidiva per Bosco. I motivi sulla mancanza di prova della provenienza dei capitali e sull'elemento soggettivo dell'intestazione fittizia sono ritenuti infondati perché la prova documentale e le intercettazioni sono state ritenute adeguate; l'elemento soggettivo (dolo elusivo) si valuta ex ante e può ricavarsi anche dal fondato timore dell'applicazione di misure di prevenzione. La doglianza che escluda l'estorsione per la qualità di socio occulto del presunto estorsore è respinta: il profitto richiesto è ingiusto indipendentemente dalla provenienza illecita dei beni dell'offeso; la natura plurioffensiva del reato rende irrilevante la condizione illecita della vittima. La richiesta di rinnovazione istruttoria è infondata per l'eccezionalità dell'istituto. L'attenuante della lieve entità in favore di Salerno è esclusa alla luce della sistematicità delle richieste estorsive e dell'appartenenza mafiosa dei rei (la Corte Costituzionale n.120/2023 non determina automaticamente applicabilità). I ricorsi vengono dunque respinti e le sentenze di merito confermate.

Norme richiamate

  • art. 512-bis cod. pen.

    Delitto di trasferimento fraudolento di valori (intestazione fittizia) è reato di pericolo astratto: si valuta l'operazione ex ante; è sufficiente l'attribuzione fittizia della titolarità senza che sia necessario dimostrare la concreta capacità elusiva dell'operazione; va accertata la provenienza delle risorse impiegate per l'acquisto

  • art. 629 cod. pen.

    Delitto di estorsione. La nozione di 'lieve entità' è ora una circostanza attenuante (Corte Cost. n.120/2023) ma la sua applicabilità va valutata complessivamente e può essere esclusa se la condotta è sistemica o commessa da soggetti mafiosi; il danno modesto da solo non basta a determinare la lieve entità

  • art. 628 comma 3 n. 3 cod. pen.

    Aggravante per il reato quando la condotta è commessa da soggetti appartenenti a 'Cosa nostra' o associazione mafiosa, rilevante per aumentare la gravità della pena

  • art. 7 D.L. 152/91

    Aggravante esclusa nel caso concreto; citata come norma eventualmente applicabile ma disattesa dai giudici di merito

  • art. 63 comma 4 cod. pen.

    Consentito aumento di pena per le cause previste; il giudice deve motivare adeguatamente l'aumento, specie se nella misura massima; nel caso l'incremento era minimo e la motivazione ritenuta adeguata

  • art. 99 comma 4 cod. pen.

    Rilevato riguardo alle aggravanti ad effetto speciale per il calcolo della pena, valorizzato nel computo sanzionatorio

  • art. 71 d.lgs. 159/2011

    Norma collegata alle misure di prevenzione e alle conseguenze per la determinazione della pena/effetti speciali, richiamata nel contesto dell'aumento di pena

  • art. 62 n.4 cod. pen. (attenuanti generiche)

    Le attenuanti generiche possono essere negate se non emergono elementi favorevoli nella personalità del reo o nel fatto; la Corte di merito ha motivato il diniego valorizzando modalità dell'azione e personalità

  • art. 133 cod. pen.

    Criteri per la determinazione della pena; la Corte di appello ha adeguatamente motivato applicandoli

  • art. 416-bis cod. pen.

    Riferimento alla condanna pregressa del Salerno per associazione mafiosa utile a ricostruire la sua consapevolezza del rischio di misure di prevenzione e a sostenere il dolo elusivo

  • Sentenza Corte Costituzionale n. 120/2023

    Ha dichiarato l'illegittimità dell'art. 629 c.p. nella parte che non prevedeva la riduzione fino a un terzo per i fatti di lieve entità; tuttavia la Corte di Cassazione precisa che la nuova attenuante non si applica automaticamente, specie se il fatto è sistemico o commesso da soggetti mafiosi

Massime di principio

  • Per il reato di intestazione fittizia (art. 512-bis c.p.) la valutazione si compie ex ante: è sufficiente dimostrare l'attribuzione fittizia della titolarità e il fine elusivo prospettico; occorre anche accertare la provenienza delle somme investite quando rilevante.
  • Il dolo specifico dell'intestazione fittizia può essere desunto dal fondato timore dell'applicazione di misure di prevenzione (anche se l'esito concreto delle misure non è certo).
  • La persona offesa di estorsione può trovarsi formalmente in una posizione 'illegittima' rispetto a terzi (es. intestazione fittizia) ma resta vittima dell'ingiustizia della pretesa: la natura plurioffensiva del reato rende irrilevante la condizione illecita della vittima rispetto al carattere ingiusto del profitto richiesto.
  • La derubricazione del reato di estorsione in esercizio arbitrario delle proprie ragioni richiede prova che l'agente abbia agito nella ragionevole opinione di una pretesa non del tutto arbitraria; la mera esistenza di un rapporto sottostante illecito non esclude automaticamente la configurabilità dell'estorsione.
  • L'attenuante della lieve entità per l'estorsione (post Corte Cost. n.120/2023) va valutata sul complesso del fatto: importo esiguo non è sufficiente se la condotta è sistemica o commessa da soggetti mafiosi; quindi in presenza di metodo mafioso o di reiterazione la lieve entità è generalmente esclusa.
  • La richiesta di rinnovazione istruttoria in appello è un rimedio eccezionale e va rigorosamente motivata: il giudice di appello può legittimamente negarla se ritiene che il materiale probatorio raccolto sia idoneo e sufficiente.
  • L'aumento di pena ex art. 63 c.p. richiede motivazione specifica, ma l'applicazione di un incremento minimo è sostenibile se collegata a elementi obiettivi della personalità e della gravità (es. precedenti per associazione mafiosa).

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