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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 28987/2025 del 06/08/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale di Napoli che aveva rigettato la richiesta di revoca dell'ordine di demolizione dell'immobile sito in Napoli, Via G. Leopardi 192. Il ricorrente ha sostenuto: 1) violazione dell'art. 8 CEDU in relazione all'art. 31, comma 9, d.P.R. 380/2001 per violazione del principio di proporzionalità, evidenziando il pregiudizio per sé, la moglie e figli minori e rilevando che l'ampliamento contestato è un terrazzo per il quale era stato rilasciato condono nel 2008 (L. 724/1994); 2) vizi di diritto processuale in relazione agli artt. 321 e 324 c.p.p. e art. 309 comma 9 c.p.p., lamentando che il sequestro avrebbe dovuto essere disposto ai sensi dell'art. 321, comma 2 c.p.p. in relazione alla confisca obbligatoria ex art. 44, comma 2, d.P.R. 380/2001 e omessa valutazione del legittimo affidamento e del principio di correttezza dell'attività amministrativa.

La decisione

Il ricorso è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha ritenuto che l'ordine di demolizione emesso dal giudice penale abbia natura reale e contenuto sanzionatorio-amministrativo ripristinatorio, eseguibile nei confronti di soggetti legati al bene anche se terzi rispetto al reato. Ha escluso la fondatezza della doglianza sul principio di proporzionalità, ritenendo tale controllo ristretto e richiedente allegazioni rigorose: l'ampliamento costituito da un terrazzo non rientra nella tutela primaria dell'abitazione e non giustifica la paralisi dell'esecuzione. Sono state respinte anche le censure circa l'anticipazione rispetto al procedimento amministrativo di revoca del condono e la forma del sequestro. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro 3.000,00 a favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo

    Richiamata dal ricorrente per il principio di proporzionalità e tutela della vita privata e familiare; la Corte ha considerato la deduzione ma l'ha ritenuta inidonea a bloccare l'esecuzione dell'ordine di demolizione, per la limitata portata del controllo di proporzionalità in tali casi.

  • D.P.R. 380/2001 (Testo Unico edilizia)

    L'art. 31 comma 9 è stato richiamato come base normativa dell'ordine di demolizione; la Corte ha confermato la natura ripristinatoria dell'ordine e la sua esecutività anche nei confronti di terzi.

  • D.P.R. 380/2001 (Testo Unico edilizia)

    Riferita alla confisca obbligatoria; la Corte ha osservato che la questione del sequestro in relazione a tale norma era stata evocata ma il ricorso non aveva chiesto espressamente misure in tale prospettiva, rendendo la censura ultrapetita.

  • Codice di procedura penale

    Il ricorrente aveva contestato la forma del sequestro ex art. 321; la Corte ha ritenuto che il sequestro era stato chiesto per il comma 1 e che l'eventuale estensione al comma 2 non poteva essere imposta dall'atto di gravame, per cui l'obiezione non è stata accolta.

  • Codice di procedura penale

    Richiamato dal ricorrente tra le norme processuali pertinenti; la Corte non ha ritenuto che l'adozione del provvedimento impugnato fosse viziata per le ragioni prospettate sulla base di tale norma.

  • Codice di procedura penale

    Richiamato dal ricorrente nella censura procedurale; la Corte ha ritenuto le deduzioni insufficienti a dimostrare un vizio procedurale idoneo a rendere ammissibile il ricorso.

  • Codice di procedura penale

    Applicato per l'onere delle spese del procedimento a carico del ricorrente in caso di dichiarazione di inammissibilità.

  • Legge 724/1994

    Il condono originariamente rilasciato non ha garantito al ricorrente un'efficace protezione contro l'ordine di demolizione ove sussistano motivi per revoca; il legittimo affidamento non è stato ritenuto sufficiente senza allegazioni rigorose.

  • Sentenza Corte costituzionale

    Richiamata in relazione alla valutazione sulla colpa del ricorrente in ordine alla causa di inammissibilità; la Corte ha ritenuto che non sussistessero elementi per escludere la determinazione della somma a carico del ricorrente.

Massime di principio

  • L'ordine di demolizione emesso dal giudice penale ha natura reale e funzione ripristinatoria e può essere eseguito anche nei confronti di terzi che vantano diritti sul bene; lo status di "terzo acquirente" non garantisce automaticamente immunità dall'esecuzione.
  • La censura basata sul principio di proporzionalità è ammessa ma il suo sindacato è ristretto: chi la invoca deve allegare e provare fatti specifici e rilevanti che dimostrino un sacrificio sproporzionato del diritto fondamentale rispetto all'interesse pubblico al ripristino.
  • Il legittimo affidamento nell'azione amministrativa (es. condono) non è, di per sé, idoneo a paralizzare l'esecuzione di un ordine di demolizione senza prove rigorose della sua incidenza sulla tutela della residenza primaria.
  • Le censure processuali relative alla forma e all'ambito del sequestro/ confisca devono essere prospettate con precisione: non è ammessa la richiesta di misure non dedotte o l'ultrapetizione in sede di gravame.
  • In caso di ricorso manifestamente inammissibile il ricorrente può essere condannato alle spese e a somme a favore della Cassa delle ammende; pertanto è necessario valutare attentamente la fondatezza procedurale e sostanziale prima di proporre impugnazioni di questo tipo.
  • L'oggetto dell'abuso (es. un terrazzo destinato a pertinenza) può influire sulla valutazione della tutela della 'casa' e limitare la portata delle tutele invocate a favore del possessore/proprietario.

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