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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 32956/2022 del 07/09/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Fall ha impugnato l'ordinanza che aveva sostituito la custodia cautelare in carcere con arresti domiciliari sollevando tre censure principali: (1) nullità per violazione dell'art. 51, comma 3-bis in relazione agli artt. 27 e 291 c.p.p., con la doglianza che la competenza territoriale sarebbe spettata al Tribunale di Agrigento e non al Tribunale distrettuale di Palermo; (2) errore di qualificazione giuridica e vizio di motivazione nell'applicazione dell'art. 12, comma 5, d.lgs. n. 286/1998 (sostiene che i soggetti favoriti erano titolari di permessi validi o in rinnovo, quindi mancava la consapevolezza dello stato di irregolarità e l'elemento oggettivo); (3) manifesta illogicità della motivazione sulle esigenze cautelari e sul pericolo di reiterazione, posto che l'attività non potrebbe proseguire senza la collaborazione della pubblica amministrazione.

La decisione

La Corte (di legittimità) ha ritenuto fondato il primo motivo: dopo la derubricazione dei reati al comma 5 dell'art. 12 d.lgs. 286/1998 la competenza per l'applicazione della misura non spettava al giudice distrettuale. Il Collegio ha richiamato i principi delle Sezioni Unite (in particolare la n. 19214/2020) secondo i quali il giudice dell'impugnazione cautelare deve verificare la sussistenza dei presupposti per la misura (art. 291, comma 2 c.p.p.) e, se ricorre incompetenza, dichiararla e trasmettere gli atti al giudice competente o, se emergono esigenze urgenti, provvedere ai sensi dell'art. 27 c.p.p. Qui la Corte ha anche rilevato l'insufficienza della motivazione sulle esigenze di urgenza e pericolo di reiterazione e l'«oggettivo ridimensionamento» della vicenda cautelare a seguito della derubricazione. Conclude annullando senza rinvio l'ordinanza impugnata e il provvedimento del G.I.P. dell'11/01/2022, disponendo l'immediata liberazione del ricorrente, ove non detenuto per altro titolo.

Norme richiamate

  • art. 12 d.lgs. 25 luglio 1998, n. 286

    la sola permanenza illegale di stranieri già titolari di regolare permesso di soggiorno, se pur ormai scaduto

    Il comma 5 punisce il favoreggiamento della permanenza illegale di stranieri già titolari di permesso: norma meno grave rispetto ai commi 1, 3 e 3-ter; la derubricazione a questo comma incide sulla competenza e sulle presunzioni applicabili.

  • art. 51, comma 3-bis c.p.p.

    Individua il catalogo di reati che attribuiscono competenza alla Procura e al tribunale distrettuale: spetta al giudice valutare se la fattispecie ricade in tali ipotesi; se la riqualificazione esclude tali ipotesi decade la competenza distrettuale.

  • art. 291, comma 2 c.p.p.

    Impone al giudice dell'impugnazione cautelare l'onere di verificare la sussistenza delle condizioni per la misura emessa dal giudice incompetente e, in caso di esito negativo, di annullare o di dichiarare l'incompetenza e trasmettere gli atti al giudice competente.

  • art. 27 c.p.p.

    Prevede che, se il giudice dell'impugnazione trova urgenti esigenze cautelari, possa adottare provvedimenti sostitutivi e trasmettere gli atti al giudice competente; detta i termini e le conseguenze della temporanea efficacia della misura disposta dal giudice incompetente.

  • art. 275 c.p.p.

    Regola la custodia in carcere e le presunzioni collegate alla gravità dei reati; la derubricazione può far venir meno presunzioni aggravanti rilevanti per le esigenze cautelari.

  • art. 273 e 274 c.p.p.

    Riferiementi normativi sugli altri presupposti e esigenze cautelari (gravi indizi, esigenze di tutela della probabilità della punizione e di incolumità pubblica) da valutare dal giudice dell'impugnazione e dal giudice competente.

Massime di principio

  • Se il giudice dell'impugnazione (riesame o cassazione) riqualifica i fatti in modo da escludere reati che determinano la competenza distrettuale, deve rilevare l'incompetenza del giudice che ha emesso la misura e applicare le procedure previste dall'art. 291 c.p.p.: annullamento o dichiarazione di incompetenza e trasmissione degli atti, salvo esigenza urgente valutata e motivata ai sensi dell'art. 27 c.p.p.
  • La derubricazione da reati 'distrettuali' a fattispecie meno gravi incide sulle presunzioni e sulle esigenze cautelari: l'assenza di concrete ragioni di urgenza o di pericolo di reiterazione può far venir meno la legittimità della prosecuzione della detenzione.
  • Il giudice che riconosce l'urgenza quando dichiara incompetente il collega che ha applicato la misura deve motivare in modo specifico le ragioni dell'urgenza e delle esigenze cautelari; motivazione generica o assente espone il provvedimento ad annullamento.
  • La Corte di legittimità, investita di ricorso cautelare, può verificare la correttezza della declaratoria di competenza e, se accerta incompetenza e mancanza di adeguata motivazione sull'urgenza, può annullare senza rinvio e disporre la liberazione.
  • La presenza di documentazione che dimostri la titolarità o l'avvio regolare di procedure amministrative da parte dei soggetti 'favoriti' è elemento rilevante per contestare l'elemento soggettivo/oggettivo del reato di favoreggiamento della permanenza illegale, ma la sua valutazione compete al giudice del merito; tuttavia può influire sul giudizio cautelare se riduce la gravità indiziaria e le esigenze cautelari.
  • Chi subisce una misura disposta da un giudice poi ritenuto incompetente ha diritto al tempestivo contraddittorio e alla revisione della misura da parte del giudice naturale; l'assenza di tale garanzia può determinare l'illegittimità della restrizione.

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