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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 40950/2023 del 09/10/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso articolato in tre censure: I) contestazione del diniego della scriminante ex art. 393-bis c.p. in relazione alla resistenza a pubblico ufficiale, sostenendo che la reazione fosse giustificata da un arresto illegittimo e dall'assenza dei presupposti degli artt. 380 e 381 c.p.p.; II) censura sulla configurabilità del reato di oltraggio, lamentando che la Corte abbia indicato solo il luogo aperto al pubblico senza accertare la presenza di più persone; III) illegittimità della condizione di sospensione condizionale subordinata al pagamento di 500 euro in favore della Questura, atteso che la Questura non si è costituita parte civile.

La decisione

La Corte di cassazione ha respinto i primi due motivi ritenendoli infondati: ha ritenuto legittimo l'intervento degli agenti, direzionato a garantire l'incolumità della madre e a fronteggiare una condotta rilevante penalmente o amministrativamente (ubriachezza in luogo pubblico, minaccia con oggetto pericoloso), e ha accertato la presenza di altre persone necessaria per l'oltraggio. Ha invece accolto il terzo motivo: ha annullato senza rinvio la parte della sentenza che subordinava la sospensione condizionale della pena al pagamento di 500 euro alla Questura, poiché la predetta condizione è ammissibile solo se il soggetto beneficiario si è costituito parte civile. Pertanto la condanna per oltraggio e resistenza è confermata, la sospensione condizionale resta ma senza la condizione di pagamento alla Questura.

Norme richiamate

  • art. 393-bis, cod. pen.

    Norma sulla scriminante per reazione a pubblico ufficiale: la Corte ricorda che la reazione può essere giustificata dall'arbitrio del pubblico agente quando il comportamento di quest'ultimo sia oggettivamente illegittimo; tuttavia nel caso specifico non sussisteva l'arbitrio.

  • artt. 380 e 381, cod. proc. pen.

    Richiamati dal ricorrente come presupposti di un arresto legittimo; la Corte conclude che la contestazione era inconferente perché gli agenti non stavano compiendo un atto di arresto illegittimo ma un intervento di pubblica sicurezza.

  • art. 349, cod. proc. pen.

    Citata in sentenza: la Corte osserva che gli agenti intervennero non per svolgere identificazioni formali ma per calmare l'imputato, e pertanto l'eventuale richiamo a questa norma non toglie legittimità all'intervento.

  • art. 688, cod. pen. e art. 54, d.lgs. n. 507 del 1999

    La condizione di ubriachezza in luogo pubblico è qualificata come illecito (amministrativo dopo il d.lgs. 507/1999) ed è rilevante per giustificare l'intervento di polizia finalizzato alla tutela dell'ordine e dell'incolumità.

  • art. 1, r.d. n. 773 del 1931

    Richiama il dovere istituzionale della polizia di garantire ordine e sicurezza pubblica; la Corte lo usa per giustificare l'intervento degli agenti nel caso concreto.

  • art. 165, cod. pen.

    Norma che disciplina la sospensione condizionale della pena: la Corte, alla luce delle Sezioni Unite, afferma che la subordinazione del beneficio al pagamento di una somma a titolo di risarcimento è ammissibile solo se la parte beneficiaria si è costituita parte civile nel processo.

  • Corte costituzionale, sent. n. 140 del 1998

    Richiamata per l'interpretazione secondo cui la reazione privata può essere giustificata dall'eccesso o dall'arbitrio dell'agente pubblico anche senza la consapevolezza di quest'ultimo della illiceità.

  • Sez. 6, n. 7255 del 26/11/2021 (Guarnieri)

    Precedente di legittimità che conferma il principio secondo cui l'arbitrarietà o l'eccesso del pubblico ufficiale può scriminare la reazione privata; la Corte lo cita per delineare i confini della scriminante.

  • Sezioni unite, sentenza n. 32939 del 27 aprile (Selvaggio)

    Decisione richiamata che stabilisce il principio secondo cui il giudice può subordinare la sospensione condizionale al pagamento del risarcimento solo se la parte che riceve il pagamento è costituita come parte civile; su tale base è stata annullata la statuizione impugnata relativa al pagamento in favore della Questura.

Massime di principio

  • La reazione di un privato a un intervento di pubblico ufficiale è scriminata quando l'agente abbia tenuto una condotta oggettivamente illegittima o arbitraria; spetta al ricorrente dimostrare l'arbitrarietà, non l'Amministrazione il contrario.
  • Gli interventi degli agenti finalizzati a tutelare l'incolumità di terzi e l'ordine pubblico sono generalmente legittimi anche se implicano l'uso di forza lieve per allontanare o bloccare una persona che minaccia altri, specie in presenza di fattori aggravanti (ubicazione in luogo pubblico, ubriachezza, presenza di oggetti pericolosi).
  • Per la configurabilità del reato di oltraggio è necessario, oltre all'offesa, che la condotta avvenga in presenza di più persone; la presenza può essere desunta dalla ricostruzione dei fatti e da testimoni anche se non formalmente indicati come parte civile.
  • Il giudice non può subordinare la sospensione condizionale della pena al pagamento di una somma a favore di un ente pubblico che non si sia costituito parte civile: la condizione è lecita solo se il beneficiario è parte civile nel processo.
  • Le doglianze procedurali relative alla legittimità dell'intervento di polizia richiedono una ricostruzione fattuale precisa: se dall'istruttoria emerge la pericolosità della condotta dell'imputato, l'intervento è difficilmente qualificabile come arbitrario.

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