Cassazione Penale, Sentenza n. 22554/2024 del 04/06/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorrente ha impugnato la sentenza della Corte d'Appello di Bologna che aveva riformato la sentenza di primo grado condannandolo per bancarotta fraudolenta distrattiva (per somme dovute a società concessionarie ed esercenti) e bancarotta documentale, sostenendo in particolare che le somme dovute a concessionarie ed esercenti non sarebbero mai entrate nella sfera patrimoniale dell'impresa fallita "Giochi divertenti di Bacchetti Pio" e pertanto la condotta sarebbe configurabile solo come peculato (escludendo la legittimazione della curatela a costituirsi parte civile). Ha altresì dedotto vizio di motivazione sul mancato prevalere delle circostanze attenuanti generiche sull'aggravante della commissione di più fatti.
La decisione
La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto infondati i motivi perché non hanno contrastato la motivazione della Corte territoriale né la consolidata giurisprudenza di legittimità secondo la quale tra i beni del fallito rientrano tutti quelli nella sfera di disponibilità del suo patrimonio indipendentemente dalla provenienza; la distrazione di somme destinate a terzi può integrare bancarotta fraudolenta per distrazione e può concorrere formalmente con il peculato. Quanto alla pena, la Corte territoriale aveva già ridotto la pena tenendo conto della prevalenza delle attenuanti generiche sull'aggravante e non è censurabile. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali, al versamento di euro 3.000 alla Cassa delle Ammende e alla rifusione delle spese di rappresentanza della parte civile, liquidate in euro 3.866,00.
Norme richiamate
legge fallimentare, art. 216, comma 1, n. 1
art. 216, comma 1, n. 1 legge fallimentare (riferimento ai beni del fallito)
I beni del fallito includono tutto ciò che è nella sfera di disponibilità del patrimonio del debitore, indipendentemente dalla proprietà o dalla provenienza; ciò consente di considerare come "beni del fallito" anche somme o beni acquisiti illecitamente e successivamente disponibili all'imprenditore.
legge fallimentare, art. 42
art. 42 legge fallimentare (richiamata nella giurisprudenza)
Rafforza il principio di uniformità di trattamento tra i beni del fallito, confermando che le attività ricavate da illeciti entrano nel patrimonio del soggetto e sono assoggettate alle norme fallimentari.
codice di procedura penale, art. 616
art. 616 cod. proc. pen. (onere del versamento in favore della Cassa delle Ammende)
Consente alla Corte di cassazione, in caso di inammissibilità del ricorso, di disporre il pagamento di una somma alla Cassa delle Ammende; qui applicato per ragioni di inammissibilità.
Massime di principio
- La provenienza illecita di beni non esclude che essi rientrino nel patrimonio del fallito e possano integrare il reato di bancarotta per distrazione: rileva la sfera di disponibilità, non la titolarità formale.
- Somme o beni originariamente destinati a terzi, se risultano nella disponibilità dell'imprenditore e vengono distratti impedendo la restituzione, possono obbligare la procedura fallimentare al pagamento del controvalore e configurare bancarotta.
- Il reato di peculato può concorrere formalmente con la bancarotta fraudolenta per distrazione; i due reati si distinguono per soggetto attivo, bene giuridico tutelato e condizioni di punibilità.
- L'incertezza sulla quantificazione delle somme distratte non esclude la responsabilità quando risulti che somme dovute non sono state restituite o rinvenute dalla curatela; può essere rilevante la valutazione in sede civile/fallimentare del controvalore.
- In tema di pena, la Corte di merito ha ampia discrezionalità nel bilanciare attenuanti e aggravanti; la Cassazione sindaca su correttezza logico-giuridica dell'operazione, non sul merito della valutazione equitativa.
- Per impugnare efficacemente qualificazioni giuridiche consolidate (bancarotta vs peculato) è necessario confrontarsi con la giurisprudenza di legittimità e motivare in punto di fatto e di diritto, pena l'inammissibilità o il rigetto del ricorso.
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