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Cassazione Penale, Ordinanza n. 06398/2025 del 17/02/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

L'imputato ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte d'appello di Torino che aveva confermato la condanna per fatti qualificati, nel testo, come integranti truffa e, nel ricorso, richiamati anche come reato ex artt. 110 e 648 c.p. Il primo motivo deduceva vizio di motivazione sull'affermazione di responsabilità, sostenendo che non vi fosse prova certa della partecipazione al fatto. Il secondo motivo lamentava vizio di motivazione sul mancato riconoscimento della continuazione esterna con altro delitto già giudicato dal Tribunale di Como, assumendo l'esistenza di un medesimo disegno criminoso. La Corte ha ritenuto entrambe le censure reiterative di doglianze già dedotte in appello e comunque non idonee a superare la motivazione conforme di primo e secondo grado.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha rilevato che il primo motivo riproponeva questioni già esaminate e disattese in appello, e che la motivazione di merito era adeguata nel descrivere la condotta fraudolenta, consistita nel rispondere a un annuncio online di vendita di una bicicletta elettrica, concordare l'acquisto mediante assegno circolare poi risultato contraffatto e rendersi poi irreperibile. Quanto al secondo motivo, la Corte ha condiviso il giudizio di merito sulla non ravvisabilità della continuazione esterna, anche per la genericità della censura di appello. Ne è seguita la condanna del ricorrente alle spese processuali e al pagamento di euro 3.000 alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 648 c.p.

    richiamato nel ricorso come norma di riferimento del reato contestato; la Corte, tuttavia, valorizza la motivazione di merito che qualifica i fatti come truffa e ritiene non censurabile in cassazione la ricostruzione probatoria.

  • art. 110 c.p.

    richiamato nel ricorso in relazione alla contestazione, ma senza che la Corte svolga un autonomo esame sul concorso di persone; la decisione si concentra sull'inammissibilità delle doglianze motivazionali.

  • art. 648 cod. pen.

    menzionato nel testo come riferimento normativo del primo motivo di ricorso.

Massime di principio

  • In sede di legittimità non sono ammissibili censure che si limitino a riprodurre, senza reale novità, motivi di appello già esaminati e disattesi dalla corte territoriale.
  • La motivazione della sentenza di appello può essere letta insieme a quella di primo grado quando la prima richiami la seconda, formando un unico complessivo corpo argomentativo sufficiente a sorreggere la decisione.
  • Il vizio di motivazione non può tradursi in una richiesta di nuova valutazione del merito o della prova, quando la ricostruzione fattuale del giudice di merito sia coerente e non manifestamente illogica.
  • Ai fini della contestazione di una condotta fraudolenta, possono rilevare non solo l'atto iniziale di artificio o raggiro, ma anche i comportamenti successivi che confermino il disegno ingannatorio, come l'irreperibilità dopo la conclusione dell'accordo.
  • La doglianza sulla continuazione tra reati deve essere specifica e supportata da elementi concreti sull'unicità del disegno criminoso; in mancanza, la censura può essere disattesa come generica.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniTruffa
RamiProcesso penaleDelitti contro il patrimonio
IstitutiContinuazione

Testo integrale

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