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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 39566/2023 del 29/09/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnano la sentenza della Corte d'appello di Napoli proponendo tre motivi: (1) violazione di legge e vizio di motivazione sul trattamento sanzionatorio per avere la Corte d'appello fissato una pena ritenuta ingiustificatamente superiore al minimo edittale previsto per il reato di truffa aggravata (art. 640, comma 2 c.p.); (2) violazione di legge e vizio di motivazione per il diniego delle circostanze attenuanti generiche; (3) violazione di legge in relazione all'art. 597 c.p.p. per la mancata concessione della sospensione condizionale della pena, beneficio che i ricorrenti ritenevano dovesse essere riconosciuto in ragione del più mite trattamento sanzionatorio concesso in appello.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato entrambi i ricorsi inammissibili per genericità e manifesta infondatezza. Sulla prima doglianza ha ritenuto legittima la commisurazione della pena operata dalla Corte territoriale, attestandola entro i limiti edittali (1-5 anni) e rilevando che la motivazione, seppure sintetica, indicava le ragioni dello scostamento dal minimo e rispettava l'orientamento di legittimità. Sulla seconda ha confermato che il diniego delle attenuanti generiche è motivato dalla mancata indicazione di elementi positivi e dalla spiccata propensione a delinquere (anche per violazione delle misure cautelari), soddisfacendo gli oneri motivazionali richiesti. Sul terzo motivo ha richiamato il costante principio secondo cui il giudice non è tenuto a motivare il mancato esercizio del potere discrezionale di concedere d'ufficio la sospensione condizionale quando il beneficiario non abbia formulato alcuna richiesta; quindi nessuna violazione. Conseguentemente i ricorsi sono dichiarati inammissibili; i ricorrenti sono condannati alle spese processuali e al versamento di euro 3.000 ciascuno alla Cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 640, comma 2, c.p.

    La Corte ha ritenuto che la pena inflitta in appello sia stata fissata entro i limiti edittali e adeguatamente motivata nello scostamento dal minimo, pertanto non v'è violazione nella commisurazione della pena.

  • art. 597 c.p.p.

    Richiamato per il tema della sospensione condizionale: la Corte conferma che il giudice non è tenuto a motivare il mancato esercizio del potere discrezionale di concedere d'ufficio la sospensione quando l'imputato non l'ha richiesta.

  • art. 616 c.p.p.

    Applicato per l'inflizione della sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende per la colpa nella determinazione della causa di inammissibilità del ricorso.

Massime di principio

  • Un giudizio di merito può aumentare la pena rispetto al minimo edittale purché resti nei limiti previsti dalla legge e fornisca una motivazione anche sintetica che indichi le ragioni dello scostamento.
  • Il diniego delle circostanze attenuanti generiche richiede che il giudice indichi gli elementi positivi assenti o gli elementi negativi prevalenti (es. propensione a delinquere): la mancata indicazione di elementi positivi legittima l'esclusione delle attenuanti.
  • Se il beneficio della sospensione condizionale non è richiesto dall'imputato, il giudice non è obbligato a motivare il mancato riconoscimento d'ufficio; tale omissione non è normalmente censurabile in Cassazione.
  • I ricorsi per Cassazione devono essere specifici e non generici; motivazioni vaghe o prive di elementi di fatto/diritto concreti sono dichiarate inammissibili.
  • L'inammissibilità infondata può comportare condanne alle spese e sanzioni a carico del ricorrente (anche somme a favore della Cassa delle ammende) quando sussistono profili di colpa nella proposizione del ricorso.

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