Cassazione Penale, Sentenza n. 49326/2022 del 28/12/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeLa Corte di Cassazione ha ritenuto fondato il motivo e ha annullato la sentenza impugnata con rinvio per nuovo giudizio alla Corte d'appello competente. La Cassazione ha rilevato che l'Esposito aveva correttamente formalizzato la richiesta di partecipare in termini compatibili con la traduzione e che la Corte di appello avrebbe dovuto verificarne l'effettivo inoltro e disporre la traduzione anziché procedere senza accertamenti.
Esito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Il ricorrente denunciava la violazione degli artt. 127 e 599 c.p.p.: la Corte d'appello avrebbe trattato l'appello camerale confermando la condanna per il reato di evasione senza assicurare la presenza dell'imputato. L'imputato, ristretto in carcere, aveva però formalmente e tempestivamente manifestato la volontà di comparire tramite la struttura detentiva e il difensore aveva informato il Collegio, circostanza non considerata dalla Corte del merito.
Norme richiamate
art. 599 cod. proc. pen.
Nel giudizio camerale di appello il detenuto ha l'onere di manifestare la volontà di comparire; solo se tale volontà è manifestata e pervenuta in tempo utile sorge l'obbligo del giudice di disporre la traduzione
art. 127 cod. proc. pen.
Principio generale sulla partecipazione dell'imputato al processo e tutela delle garanzie difensive; invocato per sottolineare la violazione delle prerogative difensive dell'imputato
art. 443 cod. proc. pen.
Prevede che, dopo giudizio abbreviato, per l'appello trovino applicazione le regole del rito camerale ex art. 599 c.p.p.
Giurisprudenza: Sez. U, n. 35399 del 24/06/2010
Conferma il principio secondo cui nel giudizio camerale l'imputato detenuto deve manifestare la volontà di comparire e che, in mancanza di tale manifestazione, può presumersi la rinuncia
Giurisprudenza: Sez. 6, n. 29833 del 02/07/2012
Stabilisce che la manifestazione di volontà deve pervenire in tempo utile per consentire la traduzione; solo in tal caso il giudice d'appello è tenuto a disporre la traduzione
Massime di principio
- Nel rito camerale d'appello (art. 599 c.p.p.) il detenuto ha l'onere di comunicare espressamente e tempestivamente la volontà di comparire; la comunicazione deve essere tale da permettere la traduzione
- Se il detenuto prova di aver formalizzato la richiesta presso la struttura detentiva e il difensore informa il giudice, il giudice deve verificare l'effettivo inoltro e, se necessario, disporre la traduzione; procedere senza accertamenti costituisce violazione delle garanzie difensive
- Il mancato inoltro da parte della struttura carceraria non può nuocere all'imputato quando questi abbia adempiuto all'onere di manifestazione della volontà in tempo utile
- La difesa dovrebbe sempre documentare la richiesta di traduzione (ricevute, note ufficiali) e sollecitare il giudice a verificare la traduzione o a rinviare l'udienza per evitare la celebrazione del giudizio in assenza dell'imputato
- Il giudice d'appello ha il dovere di accertare la sussistenza della richiesta di comparizione e non può presumere la rinuncia se sussistono elementi che attestino la volontà dell'imputato di essere presente
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