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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 47220/2022 del 14/12/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il pubblico ministero ha impugnato in Cassazione l'ordinanza del Tribunale della libertà di Napoli che aveva annullato il decreto di sequestro preventivo relativo a un complesso immobiliare di housing sociale a Sant'Agnello. Il G.i.p. di Santa Maria Capua Vetere aveva disposto il sequestro per ipotesi di lottizzazione abusiva mentre precedentemente lo stesso complesso era già stato sottoposto a sequestro per il reato di costruzione abusiva in zona vincolata (art. 44, lett. c), D.P.R. 380/2001). Il ricorso deduceva la violazione di legge (art. 649 c.p.p.) e vizio di motivazione della decisione impugnata, sostenendo che non operava il ne bis in idem cautelare perché il nuovo sequestro avrebbe riguardato un titolo di reato diverso, sarebbe fondato su fatto nuovo e su una finalità cautelare diversa (confisca) e su elementi indiziari sopravvenuti.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso ritenendolo infondato. Pur rilevando che la motivazione del Tribunale della libertà andava rettificata sul punto del ne bis in idem, il Collegio ha deciso che la questione decisiva era l'interesse concreto e attuale del ricorrente ad impugnare: tale interesse mancava perché i medesimi beni erano già gravati da un vincolo cautelare disposto in precedenza per altro titolo di reato, sicché l'eventuale accoglimento del ricorso non avrebbe prodotto una situazione pratica più vantaggiosa per il pubblico ministero. La Corte ha inoltre escluso che il richiamo al fumus commissi delicti in sede cautelare potesse giustificare l'interesse del ricorrente, e ha ritenuto non pertinente la pronuncia richiamata dal ricorrente per fatti diversi.

Norme richiamate

  • art. 649 cod. proc. pen.

    Invocata dal ricorrente come norma cui riferire la violazione di legge censurata; la Corte ha esaminato la questione ma ha ritenuto prevalente il problema della carenza di interesse all'impugnazione ai sensi dell'art. 568 c.p.p.

  • D.P.R. n. 380/2001, art. 44 lett. c)

    Norma richiamata in relazione al reato di costruzione abusiva in zona vincolata per il quale era stato disposto il primo sequestro; la Corte rileva che il primo vincolo gravava già sui medesimi beni.

  • Artt. 30 e 44 D.P.R. n. 380/2001

    Richiamati in relazione alla contestazione del reato di lottizzazione abusiva, costituiscono il titolo di reato diverso rispetto al primo sequestro; la differenza di titolo da sola non è stata ritenuta sufficiente a garantire l'interesse concreto all'impugnazione quando il bene è già sottoposto a vincolo

  • art. 323 cod. pen.

    Citato perché risultava un ulteriore sequestro disposto per il solo reato ex art. 323 c.p.; indica che i beni erano interessati da più provvedimenti cautelari

  • art. 568, comma 4, cod. proc. pen.

    Principio richiamato dalla Corte: l'ammissibilità dell'impugnazione cautelare richiede un interesse concreto e attuale correlato agli effetti primari e diretti del provvedimento impugnato; qui tale interesse è mancato perché il vincolo sui beni esisteva già

  • Cass. Sez. 3, n. 7613 del 21/01/2022 (dep. 03/03/2022)

    Giurisprudenza indicata dal ricorrente che afferma che il ne bis in idem cautelare non ostacola la reiterazione del sequestro se il nuovo decreto è fondato su esigenze cautelari diverse, su elementi nuovi o su diverso titolo di reato. La Corte ha ritenuto però che quel precedente fosse non pertinente o comunque non decisivo nel caso concreto, dato che qui il primo vincolo era già stato effettivamente imposto

  • Cass. Sez. Un., n. 6624 del 27/12/2011 (Marinaj)

    Richiamata per il principio secondo cui l'interesse all'impugnazione deve essere idoneo a produrre una situazione pratica più vantaggiosa per l'impugnante; la Corte lo ha applicato per negare l'ammissibilità del ricorso del P.M.

  • Cass. Sez. 5, n. 22231 del 17/03/2017 (Paltrinieri)

    Citata per il principio dell'autonomia del giudizio cautelare rispetto al merito: l'affermazione del fumus in sede cautelare non vincola il giudizio di merito; per la Corte ciò non bastava a dimostrare interesse concreto del ricorrente

Massime di principio

  • Per impugnare un provvedimento cautelare in Cassazione è necessario dimostrare un interesse concreto e attuale: se gli stessi beni sono già sottoposti a vincolo cautelare, l'annullamento di un ulteriore sequestro non produce di per sé un vantaggio pratico e può determinare la carenza di interesse all'impugnazione
  • Il principio del ne bis in idem cautelare non è assoluto: può essere compatibile la reiterazione di misure cautelari su medesimi beni quando sussistono esigenze cautelari diverse, nuovi elementi indiziari o un titolo di reato effettivamente diverso; tuttavia tali elementi devono essere concreti e non meramente enunciati
  • La valutazione sulla sussistenza dell'interesse all'impugnazione è distinta dalla verifica sulla correttezza della motivazione circa il ne bis in idem: la Cassazione può ritenere la motivazione da rettificare ma comunque rigettare il ricorso per assenza di interesse
  • Il fumus commissi delicti emerso in sede cautelare non vincola il giudizio di merito e da solo non giustifica l'interesse del ricorrente a proseguire l'impugnazione cautelare
  • Quando si chiede una nuova misura cautelare sui medesimi beni, il pubblico ministero deve indicare chiaramente gli elementi di novità (nuove circostanze, esigenze cautelari diverse, prova di elementi indiziari sopravvenuti) e dimostrare che l'accoglimento della nuova richiesta produrrebbe un concreto effetto pratico rispetto alla situazione esistente

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