Cassazione Penale, Sentenza n. 1365/2023 del 16/01/2023
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
Il ricorso era diretto avverso la condanna per diffamazione per un commento pubblicato sul profilo Facebook "Pippo, Vullo" che ripostava un articolo di un blog e conteneva la frase "i tempi d'oro sono finiti...vi ricordo che i vertici della Procura sono cambiati!!". Il ricorrente contestava: 1) la carente prova della paternità del post (si sarebbe dovuto accertare l'IP), 2) l'irragionevolezza dell'attribuzione del contenuto a una specifica responsabilità penale, 3) la non diffamatorietà oggettiva del contenuto perché rivolto alla classe dirigente del Comune e non direttamente al dott. Pantaleo, e 4) l'inoffensività del commento, che avrebbe avuto funzione provocatoria per ottenere "like" e rientrerebbe nell'esercizio del diritto di critica.
La decisione
La Corte ha ritenuto infondati i primi due motivi (l'attribuzione del post al profilo intestato al ricorrente è stata ritenuta logicamente provata e l'accertamento dell'IP non è sempre indispensabile) ma ha accolto i terzo e quarto motivi: il contenuto del post non è risultato immediatamente e inequivocabilmente diffamatorio né riferibile in modo certo alla persona offesa. La Suprema Corte ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata con la formula "perché il fatto non sussiste" e ha disposto la revoca delle statuizioni civili precedentemente adottate.
Norme richiamate
art. 595 cod. pen.
La Corte interpreta la norma richiedendo che l'offesa alla reputazione sia immediatamente e inequivocabilmente percepibile secondo il parametro dell'uomo medio; le allusioni e le insinuazioni non raggiungono la soglia di tipicità quando non risultano direttamente offensive nel loro contenuto percepibile.
art. 192 cod. proc. pen.
La disposizione sulla gravità indiziaria è richiamata per spiegare che l'accertamento della paternità del post può fondarsi su elementi probatori anche se non si procede necessariamente ad accertamenti informatici sull'IP; la valutazione resta rimessa al libero convincimento del giudice secondo i criteri di gravità indiziaria.
Massime di principio
- Per la configurabilità del reato di diffamazione occorre che l'offesa sia immediatamente e inequivocabilmente percepibile dall'uomo medio; frasi allusive o insinuanti, se non chiare nel loro significato offensivo, non sono penalmente rilevanti.
- Se la frase non riporta il nome della persona offesa, è necessario che dagli elementi concreti emerga la riferibilità inequivoca del messaggio a quel soggetto; l'individuabilità ipotetica o basata su salti logici non basta.
- L'attribuzione di un post a un soggetto può fondarsi su dati come l'intestazione del profilo e altri elementi di contesto; l'accertamento tecnico dell'IP è utile ma non sempre indispensabile, in base al principio di gravità indiziaria e al libero convincimento del giudice.
- Il diritto di critica verso enti pubblici e pubblici ufficiali (compresi magistrati) è ampiamente tutelato: il contesto e la finalità critica devono essere valutati con il parametro della continenza espressiva e del "lettore medio".
- Quando la Cassazione annulla una condanna per mancanza di tipicità del fatto ("il fatto non sussiste"), vengono revocate anche le statuizioni civili connesse alla condanna penale.
Testo integrale
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