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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 23758/2026 del 26/06/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

ACCOGLIMENTO CON RINVIO

Favorevole al ricorrente (indagati)

La controversia

Nel corso di un procedimento in materia di stupefacenti era stato disposto sequestro preventivo su un libretto di risparmio intestato alla coniuge di uno degli indagati. La difesa aveva chiesto il dissequestro sostenendo che le somme avevano lecita provenienza e che non vi era intestazione fittizia, producendo documenti e valorizzando anche un parere favorevole del pubblico ministero, fondato su una consulenza che escludeva sia la provenienza illecita sia l'interposizione fittizia. Il Tribunale di Foggia ha rigettato l'appello cautelare contro il diniego di dissequestro. Con il ricorso si sono dedotte, in sintesi, due censure: 1) violazione dell'art. 323, comma 3, c.p.p. e vizio di motivazione, per non avere il giudice di merito disposto o preso posizione sulla confisca e per avere ritenuto che la questione andasse rimessa al giudice dell'esecuzione, nonostante il divieto di reformatio in peius in appello e la pretesa formazione di un giudicato progressivo; 2) violazione dell'art. 321, comma 3, c.p.p. e dell'art. 240-bis c.p., oltre a vizio motivazionale, per avere escluso apoditticamente la lecita provenienza delle somme e la mancanza di fittizietà dell'intestazione, limitandosi al dato del rapporto coniugale e ponendo, secondo la difesa, un illegittimo onere probatorio a carico degli indagati.

La decisione

La Corte ha ritenuto infondato il primo motivo: la mancata pronuncia sulla confisca nella sentenza di condanna non integra una statuizione implicita né determina un giudicato progressivo; il giudice d'appello non può disporre la confisca in assenza di impugnazione del pubblico ministero, ma l'omissione può essere sanata in sede esecutiva. Ha invece ritenuto fondato il secondo motivo, rilevando un vizio radicale di motivazione dell'ordinanza impugnata, perché il Tribunale non ha risposto alle deduzioni difensive e al parere favorevole del pubblico ministero basato su consulenza, e ha inoltre impostato erroneamente la questione come se la difesa dovesse provare la non fittizietà dell'intestazione, mentre il punto rilevante è l'esistenza di elementi idonei a riferire il bene a soggetto diverso dal titolare apparente. L'ordinanza è stata quindi annullata con rinvio al giudice dell'appello cautelare per colmare la lacuna motivazionale.

Norme richiamate

  • art. 323, comma 3, c.p.p.

    se è pronunciata sentenza di condanna, gli effetti del sequestro permangono quando è stata disposta la confisca delle cose sequestrate

    la norma opera per le sentenze di condanna definitive; il silenzio sulla confisca nella condanna non comporta automaticamente la restituzione dei beni sequestrati, ma non consente al giudice dell'appello di disporre la confisca in assenza di impugnazione del pubblico ministero

  • art. 321, comma 3, c.p.p.

    revoca immediata del sequestro quando ne risultino mancare le condizioni di applicabilità

    la revoca richiede una verifica effettiva dei presupposti della misura e non può essere negata con motivazione apparente o invertendo l'onere probatorio

  • art. 240-bis c.p.

    richiamato come parametro della confisca allargata, rispetto alla quale occorre valutare la riferibilità dei beni al soggetto colpito da elementi indiziari

  • art. 676 c.p.p.

    l'omissione della confisca nella sentenza può essere fatta valere in sede esecutiva

  • art. 325, comma 1, c.p.p.

    nei provvedimenti in materia di cautelare reale sono deducibili in cassazione anche vizi motivazionali radicali, quando la motivazione sia mancante o meramente apparente

  • art. 240 c.p.

    richiamato quale base della confisca ordinaria nei casi indicati dalla legge

  • art. 323 c.p.p.

    richiamato nel testo del motivo come disposizione processuale concernente il sequestro e i suoi effetti

  • art. 240-bis c.p.

    richiamato nel motivo e nella motivazione come norma sulla confisca allargata

Massime di principio

  • In materia di sequestro preventivo, la mancata statuizione sulla confisca nella sentenza di condanna non equivale a una decisione implicita di insussistenza dei presupposti della confisca e non determina un giudicato progressivo; il rimedio può essere esperito in sede esecutiva, ma il giudice dell'appello non può introdurre la confisca in assenza di specifico gravame del pubblico ministero.
  • Per le sentenze di condanna non definitive, il silenzio sulla sorte dei beni sequestrati non impone automaticamente la restituzione, purché il giudice investito dell'istanza valuti concretamente la persistenza dei presupposti della misura cautelare reale.
  • Nel ricorso per cassazione avverso provvedimenti cautelari reali, è deducibile non solo la violazione di legge in senso stretto, ma anche la motivazione mancante o meramente apparente, cioè priva dei requisiti minimi di completezza, coerenza e ragionevolezza.
  • Quando la difesa allega elementi specifici sulla lecita provenienza dei beni e sull'assenza di intestazione fittizia, il giudice deve confrontarsi con tali deduzioni e non può limitarsi a inferenze generiche basate su rapporti personali o familiari.
  • In tema di confisca allargata e sequestro correlato, il fulcro dell'accertamento non è la prova della 'non fittizietà' da parte del titolare apparente, ma la sussistenza di elementi idonei a ricondurre i beni a soggetto diverso dal formale intestatario.

Come è indicizzato

MaterieIntercettazioniSequestroImpugnazioniSequestro preventivoEsigenze cautelari
RamiReati contro la PAProcesso penaleMisure cautelari
IstitutiInutilizzabilità della provaOnere della prova

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